Lettura 5 Giona 1,5 La fuga dalla realtà
Gio 1,5 «Ed ebbero paura i marinai e si misero a gridare qarah ciascuno alla sua divinità: e gettarono nel mare le anfore per alleggerirsene. Intanto Giona, sceso (yarad) nei bassifondi della stiva e dormiva profondamente».
Anche i marinai, oltre alla nave hanno un comportamento sensato. Esso suggerisce che si sono subito resi conto che quella era una tempesta straordinaria e infatti si rivolgono immediatamente alle loro divinità perché hanno percepito che in essa era in gioco qualcosa di più che non i consueti fenomeni atmosferici.
Altrettanto sensato è il tentativo di superare la tempesta alleggerendo la nave dal suo carico.
Il nascondimento
Chi non si comporta in modo sensato è il nostro profeta. Persegue il suo tentativo di allontanarsi da Dio scendendo (yarad) nel punto più basso della nave, la sentina, e li si addormenta… Mentre intorno a sé c’è il finimondo.
Il lettore attento che possiede un po’ di conoscenza della Bibbia, soprattutto se prega i salmi, si rende subito conto che questo comportamento di Giona è incomprensibile. Infatti non può non venirgli in mente il Salmo 139 nel suo insieme ed in particolare i seguenti versetti:
Sal 139,7 «Dove andare lontano dal tuo spirito, /dove fuggire dalla tua presenza?
8 Se salgo in cielo, là tu sei, / se scendo negli inferi, eccoti.
9 Se prendo le ali dell’aurora / per abitare all’estremità del mare,
10 anche là mi guida la tua mano / e mi afferra la tua destra.
11 Se dico: «Almeno l’oscurità mi copra / e intorno a me sia la notte»;
12 nemmeno le tenebre per te sono oscure, / e la notte è chiara come il giorno;
per te le tenebre sono come luce».
E allora gli sorge spontaneo un giudizio sul nostro profeta del tipo: ” Ma Giona, cosa ti salta in mente, lo sai bene che non puoi sottrarti a Dio perché Lui ovunque tu ti vada a nascondere prima o poi ti viene a riprendere? Anche se ti nascondi nel punto più basso e impensabile della nave Lui ti “becca” comunque”.
E gli può nascere il sospetto che anche le ragioni di questa “fuga” siano puerili; nel complesso, un gesto irragionevole.
Il sonno profondo
Nella Bibbia sono presenti diverse tipologie di sonno; ne vediamo alcune significative.
C’è il sonno di Adamo che è una sorta di anestesia per potergli togliere la costola in modo indolore e così creare Eva e comunque mentre Dio opera l’uomo dorme.
Gn 2,18 «Poi JHWH Dio disse: «Non è bene che l’uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile». 19 Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di bestie selvatiche e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all’uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l’uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome. 20 Così l’uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutte le bestie selvatiche, ma l’uomo non trovò un aiuto che gli fosse simile. 21 Allora JHWH Dio fece scendere un torpore sull’uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e rinchiuse la carne al suo posto. 22 JHWH Dio plasmò con la costola, che aveva tolta all’uomo, una donna e la condusse all’uomo. 23 Allora l’uomo disse: / «Questa volta essa / è carne dalla mia carne / e osso dalle mie ossa. / La si chiamerà donna (ishah) / perché dall’uomo (ish)è stata tolta».
C’è il sonno, torpore, di Abramo che lo assale mentre Dio stipula con lui e la sua discendenza l’Alleanza in cui l’unico ad impegnarsi è solo Dio stesso.
Gn 15,9 «Gli disse: «Prendimi una giovenca di tre anni, una capra di tre anni, un ariete di tre anni, una tortora e un piccione». 10 Andò a prendere tutti questi animali, li divise in due e collocò ogni metà di fronte all’altra; non divise però gli uccelli. 11 Gli uccelli rapaci calavano su quei cadaveri, ma Abram li scacciava. 12 Mentre il sole stava per tramontare, un torpore cadde su Abram, ed ecco un oscuro terrore lo assalì. 13 Allora il JHWH disse ad Abram: «Sappi che i tuoi discendenti saranno forestieri in un paese non loro; saranno fatti schiavi e saranno oppressi per quattrocento anni. 14 Ma la nazione che essi avranno servito, la giudicherò io: dopo, essi usciranno con grandi ricchezze. […] 17 Quando, tramontato il sole, si era fatto buio fitto, ecco un forno fumante e una fiaccola ardente passarono in mezzo agli animali divisi. 18 In quel giorno JHWH concluse questa alleanza con Abram: «Alla tua discendenza / io do questo paese / al fiume d’Egitto / al grande fiume, il fiume Eufrate…»
C’è quello dei discepoli nel Getzemani (Mt 26,36 ss) che forse, dopo la Cena (ultima), erano un po’ alticci e anche in questo caso Gesù, il Figlio impegnato nella preghiera / lotta con il Padre resta del tutto solo. Per tre volte va chiedere ai suoi discepoli di pregare con lui, ma quelli si riaddormentavano subito di nuovo.
Anche in questo caso Dio agisce ma gli uomini sono assenti.
Però il sonno di Giona non è paragonabile a nessuno dei precedenti tipi di sonno.
Il suo sonno è piuttosto simile a quello di Elia che deluso del silenzio di Dio di fronte alla persecuzione che deve subire, decide di farla finita inoltrandosi nel deserto per un giorno intero senz’acqua e così il suicidio è assicurato.
1Re 19,3a «Giunse a Bersabea di Giuda. Là fece sostare il suo ragazzo.
4 Egli si inoltrò nel deserto una giornata di cammino e andò a sedersi sotto una ginestra [ginepro]. Desideroso di morire, disse: «Troppo grande JHWH! [Cei: Ora basta, Signore!] Prendi la mia vita, perché io non sono migliore dei miei padri». Si coricò e si addormentò sotto la ginestra [ginepro]. Allora, ecco un messaggero [angelo] lo toccò e gli disse: «Alzati e mangia!»
(L’argomento è stato trattato nelle letture 9 e 10 del libretto di Elia.)
Per Elia quel sonno è anticipazione della morte desiderata, che però viene evitata dall’intervento di Dio.
Allora potremmo dire che anche per Giona la causa di questo sonno è il tentativo di allontanarsi da una realtà diventata per lui insopportabile: è un sonno anticamera della morte.
Anche lui non può vivere senza la relazione con il suo Dio e d’altra parte non lo può obbedire o non lo vuole obbedire.
E non ne sappiamo la ragione.