Lettura 7 Giona 1,13-15 La fine della tempesta

Gio 1,13 «E cercarono quegli uomini di raggiungere la terra asciutta, ma non ci riuscirono, perché il mare andava facendosi tempestoso contro di loro. 14 E gridarono (qarah) verso JHWH e dissero: “Orsù dunque JHWH, che non periamo per la vita di quest’uomo e non imputarci sangue innocente, perché tu sei JHWH: hai agito come ti sei compiaciuto” 15 E sollevarono Giona e lo gettarono nel mare e il mare placò la sua furia 16 E quegli uomini temettero con grande (gadol) timore JHWH e offrirono sacrifici a JHWH e fecero voti».

Anzitutto dobbiamo osservare che i marinai si rifiutano di gettare Giona nel mare e cercano con tutti i mezzi di raggiungere la riva. Questo particolare conferma il fatto che la nave stava viaggiando sotto costa. Questa scelta, tuttavia, rende la navigazione più pericolosa in caso di tempesta.

Si fa avanti una seconda osservazione. Questi marinai, mentre prima si rivolgevano al Dio di Giona con il nome generico di “Dio” (Elohim), ora lo chiamano con il suo nome: JHWH. Questo suggerisce una conversione, tant’è che lo pregano e gli offrono sacrifici.

Dobbiamo dire che questa “conversione”, anche se involontariamente, è opera di Giona. Il quale non si è neanche sognato di proporre loro la fede nel suo Dio, ma ha semplicemente risposto al loro invito di dire chi fosse, da dove venisse e chi adorasse, come abbiamo visto nella lettura precedente.

Questo mostra come Dio anche contro la volontà del suo profeta realizza comunque il suo progetto: farsi conoscere in ogni luogo e in ogni situazione. Così Giona ha esercitato, senza volerlo, il suo mestiere di profeta.

È un modo molto eloquente, senza troppe chiacchiere, di rendere testimonianza.

Non possiamo non rilevare che l’essere gettato nel mare è un proseguimento del percorso di discesa verso il basso iniziato al v3 quando Giona «scese / yarad a Giaffa».

Al lettore attento viene senz’altro in mente una certa somiglianza con il libro di Tobia all’inizio del quale Tobi, padre del protagonista Tobia, diventa cieco e rimane tale per ben nove capitoli. Tobi di non si lamenta mai per la perdita della vista perché così gli viene risparmiato di vedere tutte le iniquità che accadono attorno a sé.

Similmente Giona preferisce l’oscurità delle profondità marine piuttosto che rimanere alla luce del sole sotto lo sguardo di Dio, che non riesce più a sostenere.