Lettura 11 Giona 2,2-3 La preghiera di Giona, uno sguardo puntuale
Cerchiamo ora di eseguire un riflessione puntuale di ogni versetto
Giona 2:1 «E dispose JHWH che un pesce grande (dag gadol) inghiottisse Giona;. E fu Giona nel ventre della pesce tre giorni e tre notti. 2 «Dal ventre della pescia Giona pregò JHWH suo Dio
3 e disse:«Nella mia angoscia ho gridato a JHWH / ed egli mi ha risposto;
dal ventre dallo Sheol (inferi) ho gridato / e tu hai ascoltato la mia voce.
4 Mi hai gettato nell’abisso, nel cuore del mare / e un torrente mi ha circondato;
tutti i tuoi flutti e le tue onde / su di me passavano.
5 E dicevo: Sono gettato / lontano dai tuoi occhi;/ ma continuerò a guardare / verso il tuo santo tempio.
6 L’acqua sopra di me mi toglieva il respiro,
il tehom /abisso mi avvolgeva, i giunchi avvinghiavano il mio capo.
7 Sono disceso yarad alle radici dei monti, / la terra ha chiuso le sue sbarre / su di me per sempre,/ Ma tu hai fatto risalire dalla fossa la mia vita, JHWH mio Dio.
8 Quando mi mancava il respiro, / mi sono ricordato di JHWH.
La mia preghiera è giunta fino a te, / nel tuo santo tempio.
9 Coloro che si rivolgono ad idoli vani / hanno abbandonano la loro hesed (amore/grazia).
10 Ma io con voce di lode offrirò a te il sacrificio / adempirò il voto che ho fatto;
la salvezza appartiene a JHWH».
11 E JHWH comandò al pesce ed esso vomitò Giona sull’asciutto».
Tre giorni e tre notti
v2 – “Tre giorni e tre notti” non indicano un tempo cronologico perché hanno valenza simbolica; indicano il tempo necessario perché si compia un’azione di salvezza. Ad esempio:
Os 6:1 «Venite, ritorniamo al Signore: / egli ci ha straziato ed egli ci guarirà. / Egli ci ha percosso ed egli ci fascerà. 2 Dopo due giorni ci ridarà la vita / e il terzo ci farà rialzare / e noi vivremo alla sua presenza».
I tre giorni di grazia riguardano anche Gesù che dopo te giorni nel sepolcro rinasce come creatura nuova: il primo dei risorti per sempre.
Allora anche per Giona ci si deve attendere un cambiamento radicale che può avvenire durante questo tempo di grazia, infatti per la prima volta dall’inizio del testo egli si rivolge al suo Dio.
Ora, il fatto che la preghiera di Giona rimandi a parti di tanti salmi, come detto nella lettura precedente, non vuol dire che essa sia un’accozzaglia di parti forzatamente assiemate, per intenderci, un mucchio incoerente, ma piuttosto un mosaico che costituisce una struttura con un suo valore originale.
Infatti gli studiosi collocano Giona tra i grandi oranti della Bibbia; come Mosè che con la sua preghiera di intercessione riesce a convincere Dio a non abbandonare Israele, il popolo che ai piedi del monte Sinai si era fabbricato il vitello d’oro (Es 32 che raccomandiamo di leggere).
Oppure come Abramo che con un’insistenza tipicamente orientale intercede perché Dio non “rovesci” (distrugga) Sodoma e Gomorra, le due città peccatrici (Gen 18 che raccomandiamo di leggere).
Ancora non possiamo dimenticare Anna, la donna sterile, la cui insistente preghiera costituita soprattutto di singhiozzi le procura l’accusa di ubriachezza (1Sam 1,9-18 che raccomandiamo di leggere).
Nell’ insieme di questa preghiera di Giona non possiamo perdere un rimando che evidenzia la situazione psicologica di Giona che nel v 9 aveva detto ai marinai: «… io temo JHWH che ha fatto il mare e la terra asciutta…», però quella era una semplice professione di fede, ma adesso egli ha sperimentato o sta facendo esperienza effettiva che “JHWH è il signore del mare“.
Chi grida a chi?
v3a «nella mia angoscia ho gridato / qarah a JHWH…»
Il nostro libro era iniziato con 1,2 «Alzati a va’ a Ninive la grande città e grida / qarah contro di essa…».
Cioè, Giona che doveva gridare contro Ninive ora si trova a dover gridare a JHWH perché lo tiri fuori dal disastro in cui si è cacciato.
Se è così, allora la fuga di Giona, come quella di Elia (Letture ???) diventa l’occasione per un nuovo incontro con Dio e una nuova conoscenza di Lui.
Ma non è che anche il lettore è chiamato a rinnovare il suo rapporto con JHWH?
C’erano già stati i marinai che si erano convertiti: non è che ci sia anche qualcun altro chiamato a convertirsi?
Certo, i niniviti, ma forse…
Giona, come abbiamo visto, non era stato capace di vivere la sua vocazione e là non c’è stata una sola parola rivolta a JHWH… almeno un tentativo di protesta… perché anche la protesta può essere una forma di preghiera e, invece… nulla… solo un ostinato mutismo.
Allora, la preghiera è mezzo indispensabile per vivere la propria vocazione? (vocazione che non ha da essere necessariamente religiosa).
Nelle due seconde parti degli emistichi di v3 appare il tema dell’ascolto / risposta:
v3b: «… ed Egli mi ha risposto…» v3c «… e Tu ha ascoltato la mia voce…»
Colui che fuggiva lo sguardo di Dio ora è contento che “egli abbia ascoltato la sua voce”.
E felice di essere reso “degno d’essere ammesso alla sua presenza”; quella presenza che prima non sopportava più.
Lo Sheol e l’abisso.
In questo versetto si parla anche del «ventre dello Sheol».
Lo Sheol era il luogo in cui risiedevano i morti che la LXX traduce con il greco “Ade” e in altre versioni con “inferi”, che però non corrisponde con il nostro “inferno”, perché nello Sheol in esso vi sono sia buoni che cattivi e comunque il suo significato non è univoco perché nel corso del tempo è stato oggetto di differenti comprensioni.
Lo specificativo “ventre” è un evidente richiamo all’utero materno ed è un ulteriore rimando al simbolo della gravidanza e della rinascita.
Si conclude qui il movimento di discesa verso il basso.
Già lo Sheol si trova nelle profondità della terra.
v4 tratta di un abisso che si chiama “zulah”, termine che indica una profondità senza fine.
v6 richiama ancora l’abisso con il termine ebraico “tehom” che sarebbe il nome dell’abisso, dal significato molto oscuro, esistente prima della creazione.
Gen 1:1 «In principio Dio creò il cielo e la terra. 2 La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso / tehom e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque».
Con il termine tehom Giona richiama la situazione del caos primordiale: un ritorno alle origini in chiave cosmologica.
v7 «… sono sceso / yarad alle radici dei monti».
E qui proprio nel punto più basso inizia il movimento di risalita, che però è opera di Dio, e infatti v7b recita: «ma Tu hai fatto risalire dalla fossa (tomba?) la mia vita».
Se è così, allora possiamo dire che la crisi di Giona non riguarda esclusivamente la dimensione religiosa, ma diventa antropologica e addirittura cosmica.
Ricordiamo che secondo Kant, l’idea di mondo, di io e di Dio sono “idee regolative”, cioè realtà rispetto le quali la sensibilità è cieca.
Ma proprio perché idee regolative, se l’uomo va in crisi sono compromessi i suoi rapporti con se stesso, con Dio e con il mondo.
Usando termine recenti potremmo parlare di perdita dell’orizzonte simbolico di riferimento, dentro il quale o in riferimento al quale si muove tutta la nostra vita.
Potremmo anche usare le parole di Agostino che troviamo nel X libro delle Confessioni; rivolgendosi a Dio dice: «Tu eri presso di me, ma io mi ero allontanato da me e non trovavo né me né Te».
Quindi una crisi veramente profonda iniziata dalla rottura del legame con Dio.
Ma il redattore del nostro libro, sta parlando di Giona o di ogni uomo?