Lettura 18 Giona Intermezzo, il giorno dell’espiazione / Yom kippur

Ci soffermiamo ancora sulla recezione del libro di Giona.

Risulta chiaro da queste ultime letture come il libro di Giona non sia destinato ai gentili, ai gojm, agli stranieri, ma agli israeliti.
Questi sono invitati ad interrogarsi sulla pronta conversione dei niniviti a fronte della “durezza di cuore” di se stessi, figli d’Israele.
Allora possiamo capire perché la liturgia ebraica inserisca il Libro di Giona nella celebrazione dello Yom Kippur, il giorno della conversione, del pentimento, dell’espiazione.

A differenza del cristianesimo che possiede il sacramento della riconciliazione o penitenza che può essere celebrato in ogni momento dell’anno, l’ebraismo ha il giorno dell’espiazione che si celebra in prossimità del capodanno ebraico, quindi una sola volta nel corso dell’anno.
Il rito è prescritto dal libro di Levitico in c 16 dopo che nei capitoli precedenti sono state esposte tutte le regole relative al puro e all’impuro.
Si tratta di un rito antichissimo, precedente l’episodio dell’Esodo, che comprende anche il sacrificio del “capro espiatorio”.

Lv 16,20 «Quando Aronne avrà finito l’aspersione per il santuario, per la tenda del convegno e per l’altare, farà accostare il capro espiatorio. 21 Aronne poserà le mani sul capo del capro espiatorio, confesserà sopra di esso tutte le iniquità degli Israeliti, tutte le loro trasgressioni, tutti i loro peccati e li riverserà sulla testa del capro; poi, per mano di un uomo incaricato di ciò, lo manderà via nel deserto. 22 Quel capro, portandosi addosso tutte le loro iniquità in una regione solitaria, sarà lasciato andare nel deserto».

Il gesto di porre la mano sul capo dell’animale ha la funzione di trasferire la punizione per propri peccati dall’uomo al capro, che poi spinto nel deserto finirà per morire.
In quel giorno dovevano cessare tutte le attività in forma ancora più rigorosa che durante il sabato.

Lv 16, 29 «Questa sarà per voi una legge perenne: nel settimo mese, nel decimo giorno del mese, vi umilierete, vi asterrete da qualsiasi lavoro, sia colui che è nativo del paese, sia il forestiero che soggiorna in mezzo a voi. 30 Poiché in quel giorno si compirà il rito espiatorio per voi, al fine di purificarvi; voi sarete purificati da tutti i vostri peccati, davanti al Signore. 31 Sarà per voi un sabato di riposo assoluto e voi vi umilierete; è una legge perenne».

Dopo la distruzione del tempio di Gerusalemme, nel 70 d. C., il rito è sopravvissuto in forma spirituale, senza più il sacrificio del capro.

Ancora oggi lo Yom Kippur costituisce il giorno più importante dell’anno liturgico ebraico. Gli ebrei si astengono dal lavoro e da qualunque attività che non sia quella della riflessione, della conversione e del pentimento.
In Israele è un giorno di vacanza, ma si deve evitare di usare automobili e altri mezzi di trasporto.
Anche gli ebrei italiani prendono una giornata di ferie per sospendere tutte le altre attività.

E questo richiama un aspetto fondamentale che attraversa tutto il libro di Giona, tanto per ebrei che per i cristiani: il tema della conversione e quello di una vita buona.