Lettura 20 Giona 4,1-2 La seconda preghiera di Giona

Il nostro libro si era aperto con il tema del male / rahah:

Gio 1,2 «Alzati e vai a Ninive la grande città e grida contro di essa che il loro male / rahah è giunto fino a me».

Nel capitolo precedente 3,8 le grida di Giona avevano guarito “la grande città dal loro male / rahah”.
Il termine rahah nelle sue varie declinazioni era apparso più volte; dapprima è il re a chiedere ai niniviti di convertirsi dalla via di malvagia /rahah.
Poi è Dio che avendo visto che si erano convertiti dalla loro via malvagia o di male / rahah si pente del male /rahah che aveva deciso di fare loro.

1- Adesso è Giona che vedendo il pentimento di Dio che non ha “ribaltato” Ninive è afflitto da un “grande male” / gadol rahah” e per giunta si arrabbia con Dio, perché si sente punto nel vivo.

2- Così gli rivolge una preghiera ben diversa da quella del secondo capitolo formulata nel ventre del pesce, perché questa è una preghiera di protesta.

La Bibbia mostra che all’uomo di fede è consentito questa tipo di preghiera, in ebraico “rib”: contestazione, giudizio. Infatti Dio non se la prende, anzi… vedremo più avanti.

Gio 4,1«Triste e afflitto Giona provando un grande male /rahah si arrabbiò.
2 E rivolse una preghiera a JHWH e disse: «JHWH non era questo che dicevo quando ero ancora nella mia terra? Perciò mi affrettai a fuggire verso Tarsis perché so che sei un Dio misericordioso / HANAN e compassionevole / RAHAM, lento all’ira e grande nell’amore/ HESED che ti penti riguardo al male/rahah».

3- Giona mostra di conoscere molto bene Dio perché con queste parole: HANAN, RAHAM, HESED ha centrato perfettamente il cuore della rivelazione di JHWH a Mosè sul monte Sinai quando gli si rivelò elencando i suoi attributi, che diversi studiosi chiamano: “carta d’identità di Dio“.

Una prima volta nel promettere a Mosè la teofania:

Es 33,19 «Io farò passare tutta la mia TOV (bontà, bene; Cei: splendore) davanti a te e pronuncerò davanti a te il nome JHWH. Farò HANAN / grazia a chi farò hanan e avrò RAHAM /pietà a chi farò raham ».

Una seconda volta durante la teofania stessa:

Es 34,5 Allora JHWH scese nella nube e stette là presso di lui e proclamò il nome JHWH.
6 E passò JHWH davanti a lui proclamando: «JHWH, JHWH, Dio RAHAM /misericordioso e HANAN/pietoso, lento all’ira e ricco di HESED/grazia e di EMET/ fedeltà 7 che conserva la sua HESED / favore per mille generazioni, che perdona la colpa, la trasgressione e il peccato, ma non lascia senza punizione, che castiga la colpa dei padri nei figli e nei figli dei figli fino alla terza e alla quarta generazione».

Gli aggettivi usati sono di difficile traduzione perché sono intercambiabili tra loro. Per un esame più puntuale vedi lettura 57 e 58 del Libro di Esodo.

4- La preghiera di Giona prosegue:

3- «Ora, JHWH, ti prego toglimi la vita perché per me è meglio morire che vivere. 4 Ma rispose JHWH: ti sembra giusto essere così arrabbiato»?

Grosso modo si sta riproponendo la stessa situazione del profeta Elia quando pensò di essere stato abbandonato da Dio e si inoltra nel deserto per un giorno di cammino senz’acqua, metodo sicuro per garantirsi il suicidio (1 Re 19). Vedi Lettura 10 del Libro di Elia.
Quindi sia per Elia che per Giona una buona relazione con Dio è così importante da diventare questione di vita o di morte.

Ma cosa non funziona nel rapporto tra Dio e il nostro profeta?
Sì, certo, un eccesso di amore viscerale / raham di Dio verso le sue creature, ma arrabbiarsi per questo…
Così è giunto il momento di proporre quella risposta che spieghi il comportamento di Giona; risposta che stiamo inseguendo sin dall’inizio delle nostre letture: Giona esperimenta un profondo amore per Dio.
Giona è profondamente innamorato del suo Dio; il termine tecnico sarebbe: timore di Dio, che come abbiamo già detto, non è la paura di Dio, ma il timore di ferire, incrinare, rompere una relazione più importante della mia stessa vita, come quello che hai con il tuo moroso o la tua morosa.

Così Giona non tollera assolutamente che JHWH sia offeso.
Tanto più che a causa del suo raham / amore viscerale, Dio rinuncia a difendere il suo Nome.

JHWH non vuole difendere il suo Nome, il suo onore di fronte alle offese dell’uomo.

E questo ferisce Giona.
Proprio da questo amore per JHWH prende l’avvio tutta la vicenda: l’invio a Ninive e la fuga, il tentativo di suicidarsi facendosi gettare nel mare in burrasca, il ricupero fatto da Dio mediante il grosso pesce, l’esecuzione della missione e adesso…

Adesso i due partner sono uno di fronte all’altro: il profeta con il cuore a pezzi arrabbiato come una biscia e JHWH che lo deve ricuperare un’altra volta.

Ma forse è più facile convertire i niniviti che Giona!