Lettura 21 Gio 4,5-11 Ricino o compassione
Il nostro testo nella presente e precedente lettura evidenzia come Giona sia preso da una grande rabbia e fare ragionare un arrabbiato è molto difficile… anche per Dio.
Il tentativo messo in atto da Dio per “guarire” Giona dal suo male / rahah è una “parabola in azione“.
La parabola generica è un racconto che porta l’uditore ad esprimere un giudizio che lo coinvolge, potremmo dire: un giudizio su di sé. La parabola in azione spinge l’interlocutore a fare un esperienza che lo riguarda o, addirittura, lo giudica.
4,5 E uscì Giona dalla città a oriente di essa. Si fece una capanna e se ne stette seduto all’ombra per vedere cosa sarebbe successo.
6 E predispose JHWH Dio che un qjqajon / ricino crescesse sopra Giona e facesse ombra alla sua testa per liberarlo dal suo male / rahah. E Giona provò grande gioia per quel ricino.
7 Ma il giorno dopo allo spuntare dell’alba Dio mandò un verme a rosicchiare il ricino che si seccò.
8 Ed ecco sorse il sole e quando divenne cocente Dio mandò l’afoso vento d’oriente. Il sole colpì la testa di Giona che si sentì mancare augurandosi di morire e disse: «È meglio per me morire che vivere». 9 E disse Dio a Giona: «Ti sembra bene arrabbiarti così per il ricino?». Rispose: «È bene che mi arrabbiarti fino a morire!».
10 Replicò JHWH: «Tu hai compassione / hus di quel ricino per il quale non hai fatto alcuna fatica, che in una notte è spuntato e in una notte è morto 11 e io non dovrei avere compassione / hus di Ninive la grande / gadol città in cui vivono più di centoventimila persone che non sanno distinguere la destra dalla sinistra e una grande /gadol quantità di animali?».
Osserviamo la scena.
Compiuta la missione, Giona potrebbe tornarsene a casa, ma non soddisfatto, preferisce allontanarsi da Ninive restandone però in vista. Così comprendiamo che egli spera ancora che accada qualcosa che ai suoi difenda l’onore di Dio: un terremoto, una grandinata, magari un po’ di zolfo dal cielo…
Però in quel clima, la prima cosa da fare è cercarsi un po’ d’ombra e quindi si fa una capanna.
Adesso il testo attira la nostra attenzione sul qjqajon. Non sappiamo quale fosse il vegetale che 2500 anni fa identificavano con quel nome; la Cei traduce: ricino, la Vulgata: zucca, altri: edera, ma in realtà la varietà agricola non ci interessa perché ciò che conta è la funzione svolta nel testo da quel qiqajon; chiamiamolo “ricino” per semplicità.
Ed è anche irrilevante che questo ricino faccia ombra perché il nostro profeta se l’era già assicurata mediante la capanna.
La verità del ricino sta tutta nella rapidità della sua crescita per cui è un segno di Dio. Un miracolo. Proprio come lo strano pesce che aveva salvato Giona dagli abissi del mare raccontato nel capitolo due.
Allora Giona scopre di essere ancora oggetto dell’attenzione di Dio. Dio si occupa o si preoccupa del suo profeta; e questo oltre a rassicurarlo gli procura una “grande gioia“.
Ma Dio vuole farlo andare oltre; così abbiamo la morte del ricino e l’arrivo del vento caldo d’oriente. È noto che quando arriva in Israele può raggiungere facilmente i 50 gradi e letteralmente togliere il respiro.
Così Giona torna al punto di partenza: ancora una volta “desidera morire“.
Per il ricino o perché Dio non si interessa di lui?
In questo modo la riflessione è portata sul tema della compassione.
Ma il nostro redattore ci fa ancora una birichinata perché mette a confronto la compassione per le centoventimila persone e la compassione per il ricino.
Noi però dobbiamo andare a ciò che il ricino rappresenta per cui il confronto deve essere fatto tra la compassione di Dio per i niniviti e la compassione di Dio per il suo profeta.
La domanda è posta direttamente a Giona, il quale è costretto a ripercorrere tutta la sua esperienza: la fuga, la tempesta, il pesce, il ricino, ecc. per cogliere tutti i segni della compassione di Dio per lui.
Il testo termina con una domanda… ma Giona non risponde.
Il testo rimane aperto… sospeso.
C’è qualcun altro che deve rispondere.
Sei tu, lettore implicito!
C’è un altro testo che tratta ancora il tema della compassione e rimane sospeso.
Lc 15, 11 Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. 12 Il più giovane disse al padre: Padre, dammi la parte del patrimonio che mi spetta. E il padre divise tra loro le sostanze. 13 Dopo non molti giorni, il figlio più giovane, raccolte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò le sue sostanze vivendo da dissoluto. 14 Quando ebbe speso tutto, in quel paese venne una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. 15 Allora andò e si mise a servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei campi a pascolare i porci. 16 Avrebbe voluto saziarsi con le carrube che mangiavano i porci; ma nessuno gliene dava. 17 Allora rientrò in se stesso e disse: Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! 18 Mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; 19 non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi garzoni. 20 Partì e si incamminò verso suo padre.
Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. 21 Il figlio gli disse: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. 22 Ma il padre disse ai servi: Presto, portate qui il vestito più bello e rivestitelo, mettetegli l’anello al dito e i calzari ai piedi. 23 Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, 24 perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato. E cominciarono a far festa.
25 Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; 26 chiamò un servo e gli domandò che cosa fosse tutto ciò. 27 Il servo gli rispose: È tornato tuo fratello e il padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo. 28 Egli si arrabbiò, e non voleva entrare. Il padre allora uscì a pregarlo. 29 Ma lui rispose a suo padre: Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai trasgredito un tuo comando, e tu non mi hai dato mai un capretto per far festa con i miei amici. 30 Ma ora che questo tuo figlio che ha divorato i tuoi averi con le prostitute è tornato, per lui hai ammazzato il vitello grasso. 31 Gli rispose il padre: Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; 32 ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato».
Nel libro di Giona la compassione di Dio trova ostacolo in un ricino, in questo testo evangelico la compassione del Padre è ostacolata da un capretto.
Anche questo testo termina con i due che restano sulla soglia. Sarà mai entrato il fratello maggiore?
Sei ancora tu, lettore implicito, che devi rispondere.
BIBLIOGRAFIA
D. Scaiola, Abdia, Giona, Michea, San Paolo, 2012;
P. Rota Scalabrini, Riedificate la mia casa, Dispense FTIS anno accademico 2002 -2003;
Per una riflessione spirituale sulla Parabola del Figliol prodigo di Lc 15:
H. Nouwen, L’abbraccio benedicente, Queriniana.