Nota esegetica 1 La veridicità dei fatti storici

Qualunque libro di storia si abbia tra le mani non è in realtà “storia”, ma storiografia.

La storia è la successione dei fatti effettivamente accaduti nelle loro specifiche modalità, mentre le storiografie sono quello che di essi “raccontano” i libri di storia; che possono essere errati, ideologici, parziali e comunque partono sempre da un inevitabile punto di vista. La realtà, lo svolgimento preciso dei fatti narrati non possono più essere raggiunti.

Fra i vari criteri per accertare, solamente “accertare”, se un fatto è effettivamente accaduto abbiamo il “senso” che quel fatto ha lasciato. Ci spieghiamo con un esempio basato sulla filosofia di Husserl.

Nei libri di storia scolastici, che in effetti sono anch’essi storiografie, veniamo a sapere che Giulio Cesare dopo avere conquistato le Gallie (Francia) tornando a Roma (50 a. C) attraversa il Rubicone… E ancora oggi se ne parla per indicare una scelta radicale; magari aggiungendo la famosa battuta: “Alea jacta est” .

Il Rubicone è un torrentello che sfocia nel mare poco più a sud di Cesena, per la maggior parte dell’anno asciutto; e quando lo si attraversa sull’Adriatica si fatica a notarlo.

Ma per arrivare fin lì Giulio Cesare ha dovuto attraversare fiumi molto più larghi, pericolosi e profondi. Pensiamo ad esempio al Rodano, al Ticino, al Po, ecc., per guadare i quali il suo esercito ha dovuto impiegare giorni e giorni e forse settimane. Eppure di quei fiumi… neanche una parola. Come se non ci fossero stati. Del Rubicone, che hanno attraversato a piedi asciutti e senza scendere da cavallo, ne parlano tutti i libri. Come mai?

Avendo attraversato il Rubicone senza congedare l’esercito, Cesare è automaticamente diventato nemico di Roma, l’esercito è un esercito invasore nemico, Pompeo fugge da Roma, il Senato cerca di organizzare una difesa e inizia una guerra civile che andrà avanti per qualche anno. La Repubblica è praticamente agonizzante e di lì a poco nascerà l’Impero Romano. E il Rubicone resta là al suo posto, quasi sempre in secca! Però da lì è partito tutto!

Non sappiamo se quel giorno piovesse, o nevicasse se fosse in piena o asciutto, ma è sicuro come l’oro che lo abbia attraversato e noi oggi ne parliamo, non perché lì ci fossero le telecamere, ma per il grande “senso” che ha lasciato nei contemporanei e in tutti quelli che sono venuti dopo. Oggi impropriamente potremmo dire che diventato un “simbolo”.

Da qui un criterio per verificare la veridicità di fatti storici: “non c’è fatto senza senso, non c’è senso senza fatto“.

Se non c’è senso i fatti si perdono perché non interessano a nessuno e così non diventano “storia”. Come gli altri fiumi attraversati da Cesare.

Se c’è senso i fatti sono ricordati e diventano storia anche se al momento se ne sono accorti in pochi o sembravano irrilevanti.

Applicando questo criterio ai testi biblici, dobbiamo dire che essi non sono relazioni cronachistiche di avvenimenti, ma sono racconti di fatti lontani e confusi, che uomini di diverse generazioni hanno ritenuto importante “raccontare” ai loro figli e tramandare poi alle generazioni successive perché dotati di grande senso: per chi li raccontava e per chi li ascoltava.

Riferendoci al libro di Esodo, lo svolgimento particolareggiato di quell’evento si è perduto nella trasmissione fra le generazioni, ma è rimasto un nucleo fondamentale perché dotato di un grande senso: “un gruppo di schiavi guidati da un principe egiziano decaduto è riuscito a fuggire e i soldati che li hanno inseguiti sono annegati nel mare”. Se fosse giovedì o domenica, se piovesse, se Mosè fosse alto 1,80 o 1,60 sono dati non tramandati perché privi di senso.

Poi questo nucleo originario si arricchito di racconti che avessero senso per quelli li ascoltavano magari centinaia di anni dopo. Per esempio, agli ebrei che tornano da Babilonia dopo 70 anni di esilio e probabilmente sono ormai solo i figli dei deportati, che trovano Gerusalemme ridotta ad un cumulo di rovine, cosa gli racconti? Gli dirai: guarda cos’hanno fatto i nostri padri fuggiti dall’Egitto che hanno dovuto vagare per quarant’anni prima di potere entrare in questa “terra dove scorre latte e miele. Loro sì che sono stati coraggiosi“. Cioè, cercherai di infondere loro fiducia e speranza per un nuovo futuro. Più esattamente, riprenderai le tradizioni relative all’esodo dall’Egitto e le “risignificherai” per la loro situazione. Cioè, un racconto del passato attualizzato nell’oggi.

È la stessa cosa che facciamo noi quando leggiamo la Bibbia e poi ci chiediamo: cosa mi dice questo brano oggi?

Ecco, questo è il modo in cui nascono le diverse tradizioni o documenti o storiografie bibliche.