Nota esegetica 9 Il demonio nel Vangelo di Marco

Abbiamo già riportato nella nota esegetica 8 alcune considerazioni circa la presenza del demonio nella realtà, ma riteniamo opportuno aggiungere in questa nota quanto scrive Bruno Maggioni, Il racconto di Marco, Cittadella, a riguardo dello scontro di Gesù con i suoi oppositori in merito a questo argomento.

 «Prima di fare alcune osservazioni più precise attorno al dibattiti, che Gesù ha con i suoi oppositori a proposito delle cacciate dei demoni, è opportuno fermare l’attenzione sul significato generale della lotta contro Satana: lotta che appunto Gesù intende difendere dalla distorta interpretazione degli scribi Mc 3,22-ss. È dall’inizio del vangelo che Marco sottolinea che il Figlio di Dio prende parte alla lotta che agita il mondo.

Mediante i racconti della liberazione degli ossessi, l’evangelo ci comunica una visione della storia, quella che si svolge in profondità: una lotta fra il bene e il male, i cui protagonisti non sono le forze della natura, e neppure, semplicemente, gli uomini, ma Dio e il Maligno. Questa opposizione fra Dio e il suo avversario si manifesta a tre livelli: il contrasto fra Gesù e i suoi oppositori, fra Gesù e gli indemoniati, fra lo Spirito di Dio e Satana. Dobbiamo dire che Marco semplifica (e forse volutamente), quando sembra eliminare quella ambiguità che nella storia è sempre presente: il bene e il male non stanno di qua o di là, divisi a settori, ma si combattono all’interno di ciascun uomo e di ciascuna istituzione. Il contrasto è radicale, ed è un contrasto che passa attraverso ogni cosa. Localizzare il be ne e il male a settori significherebbe far la pace col male, indicandolo e combattendolo fuori di noi anziché dentro di noi.

Precisiamo ulteriormente: secondo Marco il contrasto non è solo fra Dio e Satana, ma è, tutto sommato, un contrasto sull’uomo. Non è solo in gioco la gloria di Dio, ma prima ancora l’uomo, la sua consistenza e la sua libertà.

La presenza di Satana distrugge: è lo spirito della confusione, della alienazione, della disgregazione.
La presenza di Cristo è la pace. Una storia, dunque, nella quale l’uomo si dibatte fra la salvezza e la alienazione.

Ma il dibattito non afferma soltanto che Gesù è in lotta con Satana (e non invece un suo alleato) perché nell’affermazione di Gesù c’è una convinzione: con la sua venuta la vittoria sul male è un fatto assicurato.

Le liberazioni dal demonio non sono sconfitte parziali, ma il segno di una sconfitta totale che già si anticipa. È una affermazione unica, inaudita per i giudei: « il giudaismo contemporaneo non offre analogia alcuna a queste affermazioni; né la sinagoga né Qumran parlano di una vittoria su Satana che si attua già nel presente storico ».
Possiamo andare oltre e osservare che Gesù vince il Maligno con la potenza dell’obbedienza e dell’amore: la potenza di Dio si fa presente nella disponibilità di colui che accettò, al battesimo, di essere il Servo che si assume il peso del male. Quest’amore disinteressato di Cristo, rivolto a Dio e agli uomini a lui affidati, smaschera e vince lo spirito dell”egoismo e gli strappa il mondo di cui abusa.

Questo amore raggiunge la sua pienezza sulla croce. Sulla croce, e cioè con la passione e morte preparatagli in fondo dagli stessi spiriti del male, l’arbitrarietà di Satana si inabissa nell’amore onnipotente di Dio, amore che sopporta anche l’arbitrarietà nelle sue conseguenze. Sulla croce viene sconfitto lo spirito della arbitrarietà. Sulla croce di Cristo la potenza degli spiriti del male viene spezzata dalla potenza infrangibile dell’amore che tutto prende su di Sé».