Lettura 8 1Re18,41 – 46 La pioggia
Notiamo che nel brano precedente l’elemento cosmico risolutore è stato il fuoco, in questo sarà l’acqua. Ancora una volta l’agiografo richiama la nostra attenzione su di essi perché più avanti acquisiranno un significato importante.
Dopo la vittoria di Elia sui profeti di Baal e il ritorno (?) del popolo alla fede dei padri, troviamo un breve brano, una sorta di intermezzo composto da tre scene, la quarta essendo tutto il capitolo di 19 che è il centro del Libretto di Elia.
Poiché la sfida del Carmelo ha avuto termine, Elia finalmente comunica a re Acab il motivo per cui aveva chiesto di incontrarlo: “annunciargli l’invio della pioggia“. Infatti il messaggio di Dio in 18,1 era: «Va mostrati a re Acab; io invierò la pioggia alla terra». Ma ancora una volta Elia va un po’ oltre e dice:
1^ scena => 41 «Elia disse ad Acab: «(1) Sali, mangia e bevi, perché sento un rumore di PIOGGIA torrenziale». 42 Mentre Acab (2) saliva a mangiare e a bere…»
Secondo la parola di Elia la pioggia è imminente, ma non pare che Dio abbia deciso in tal senso e infatti
Elia comincia a preoccuparsi:
2^ scena =>«…Elia (3) salì sulla cima del Carmelo; gettatosi a terra, pose la faccia tra le proprie ginocchia.
43 Quindi disse al suo ragazzo: « (4) Sali, guarda verso il mare». Quegli (5) salì, guardò e disse. «Non c’è nulla!». Elia disse: «Tornaci ancora per sette volte».
44 La settima volta riferì: «Ecco, una nuvoletta, come una mano d’uomo, (6) sale dal mare». Elia gli disse: «(7) Sali a dire ad Acab: Attacca i cavalli al carro e scendi perché non ti sorprenda la PIOGGIA!».
La postura di Elia non viene spiegata dal redattore, ma uno che sta con la testa tra le ginocchia rende l’idea dello stato di drammatico disagio e sconforto in cui si trova: ha annunciato una pioggia torrenziale e questa non arriva.
E per di più Dio tace!
Potremmo anche considerarlo un atteggiamento di umiltà, ma come mai non vi è alcun accenno di preghiera?
Una spiegazione potrebbe essere reperibile nel testo ebraico che riporta sette volte il verbo “salire”; numero che indica pienezza. Che però non sembra avvenga qui. Avevamo già incontrato il tema del “salire” esattamente le parole “piano di sopra” alla lettura 5, che non indicava semplicemente uno spostamento spaziale, ma una qualità spirituale. A maggior ragione in questo caso, “salire” indica qualcosa di più. È solo un annuncio, un breve accenno, che in modo sibillino il redattore butta lì. C’è qualcuno che deve “salire” o deve fare una salita da qualche parte e questo dovrebbe allertare l’attenzione del lettore.
In questo caso è il ragazzo che “sale” ma, forse, non è lui che deve salire.
3^ scena => 45 «Subito il cielo si oscurò per le nubi e per il vento; la PIOGGIA cadde a dirotto. Acab montò sul carro e se ne andò a Izrèel (seconda capitale del regno).
46 La mano di JHWH fu sopra Elia che, cintosi i fianchi, corse davanti ad Acab finché giunse a Izrèel».
Finalmente la pioggia arriva e il profeta ritrova tutto il suo vigore tanto da superare nella corsa i cavalli del re.
La scena più che ironica è assurda, ma “la mano di JHWH” sopra Elia” fa pensare che al di là della sua esuberanza che spesso diventa disobbedienza, Dio vede con simpatia questo “Suo” passionale profeta.