Lettura 13 1Re 19,13 ss All’Oreb / Sinai 3a parte 13 -14.18 il dialogo con Dio

v13- Dopo avere ripreso la capacità sensoriale, in particolare l’udito, Elia esegue l’ordine di Dio ed esce dalla

caverna. Qui sente una voce – qol, che non è più: qol demamah, voce di silenzio, cioè quella dell’estasi perché questa voce gli si rivolge in parole che sono esattamente quelle pronunciate prima:

« Cosa tu qui Elia? Cosa cerchi qui Elia»?

che però è ironica e rompe il silenzio della scena. Adesso Elia può comprender.

E siccome Elia “capisce l’antifona” risponde con lo stesso tono ironico

19,14 «Egli rispose: «Sono pieno di zelo per il Signore, Dio degli eserciti, poiché gli Israeliti hanno abbandonato la tua alleanza, hanno demolito i tuoi altari, hanno ucciso di spada i tuoi profeti. Sono rimasto solo ed essi tentano di rapirmi [togliermi] la vita».

Elia ripete esattamente le parole del v10 alla quale dovremmo aggiungere qualcosa come “che imbranato; non avevo capito un tubo”! Che è come dire:

«Ora che ti conosco come Dio che è “qol demamah daqqah”, voce di silenzio svuotato non ho più bisogno di cercarti nel vento, nel fuoco, nell’aria, nell’ammazzamento degli infedeli… ho capito che Tu sei sempre presente e agisci anche quando sembri assente e io non ti sento… e adesso la mia vita dovrà cambiare».

L’ironia di Elia, o la sua autoironia esprime un giudizio sulla sua vita precedente e soprattutto alla sua attività come “uomo di Dio”.

Ma è un’ironia che coinvolge anche il lettore implicito perché se si era identificato con “l’eroe di JHWH” adesso deve prenderne le distanze. Con uno svantaggio rispetto ad Elia. Questi ha fatto esperienza di Dio mentre il lettore implicito dispone soltanto del racconto di quell’esperienza.

Tuttavia anch’egli non è abbandonato a se stesso perché il testo prosegue raccontando la seconda parte della vita del nostro profeta, osservando la quale dovrebbe essere in grado di rilevare quali cambiamenti hanno prodotto nel suo comportamento la nuova conoscenza di Dio.

Però il lettore implicito è costretto a ripercorrere tutto il precedente cammino di Elia confrontandolo con un suo nuovo stile.

Dobbiamo anche segnalare la parola “rapirmi” riferito alla vita, che grammaticalmente non è tanto corretto; indice che c’è in gioco un rapimento.

Il lettore è avvisato!

Saltiamo i vv 15-17 che saranno oggetto della prossima lettura.

19,18 «Io poi mi sono risparmiato in Israele settemila persone, quanti non hanno piegato le ginocchia a Baal e quanti non l’hanno baciato con la bocca».

Il v 18 è un altro colpo basso tirato al nostro profeta che aveva detto «Sono rimasto solo ed essi tentano di rapirmi [togliermi] la vita».

Il numero 7000 è il prodotto di due numeri simbolici: 7 x 1000, vale a dire una pienezza rappresentata dal numero 7 moltiplicata per 1000 che per quella cultura poteva equivalere a: troppo grande per essere misurabile.

Questo significa che le persone rimaste fedeli a JHWH erano una quantità tale che Elia non era stato capace di scoprire; e del resto, non sarebbe stato in grado di farlo. Una per tutti: pensiamo alla vedova di Zarepta, che non era neanche ebrea.

Forse perché il nostro Dio non ha bisogno di appiccicare etichette?