Lettura 15 Un confronto fra teofanie

A questo punto dobbiamo sospendere la nostra riflessione dal punto di vista del lettore implicito e confrontare la teofania di Elia con altre teofanie per cercare di coglierne il senso attraverso le similitudini e le differenze.

Riteniamo che questo argomento sia particolarmente importante perché i testi presentano parallelismi e similitudini

che fanno discutere gli studiosi a proposito del ruolo di Mosè ed Elia nella complesso della rivelazione divina.

Se si sottolineano le somiglianza si può vedere nell’opera di Elia un tentativo di riportare la fede alla sue sorgenti: al Sinai / Oreb e alla Legge. Chi enfatizza le differenze sostiene che Elia sia una sorta di anti-Mosè.

Lasciamo agli studiosi le loro diatribe e cerchiamo piuttosto di vedere come Dio alla fine dei conti si rivela ai suoi fedeli.

Per comodità riportiamo i testi biblici coinvolti per facilitarne il confronto.

1Re 19,9 «Ivi entrò nella caverna per passarvi la notte, ed ecco una parola di JHWH per lui: «Cosa tu qui, Elia?». 10 Egli rispose: «Sono pieno di zelo per JHWH Dio Zevaot, poiché gli Israeliti hanno abbandonato la tua alleanza, hanno demolito i tuoi altari, hanno ucciso di spada i tuoi profeti. Sono rimasto solo ed essi tentano di rapirmi la vita». 11 Gli fu detto: «Esci e stai sul monte davanti a JHWH». Ecco, JHWH passò. Ci fu un vento [ruah] impetuoso e gagliarda da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma JHWH vento no.

Dopo il vento ci fu un terremoto, ma JHWH terremoto no.

12 Dopo il terremoto ci fu un fuoco, JHWH fuoco no.

Dopo il fuoco ci fu qol demamah daqqah – voce di silenzio svuotato».

13 «Come l’udì, Elia si coprì il volto con il mantello 19, uscì e si fermò all’ingresso della caverna.»

A questo segue un dialogo con Dio che comprende la comunicazione della missione e del nuovo stile di vita come abbiamo visto nella Lettura precedente.

Per quanto riguarda il libro di Esodo le teofanie sono più complesse perché di esse abbiamo tre racconti.

La prima teofania del Sinai: il roveto ardente

Es 3:1 «Ora Mosè stava pascolando il gregge di Ietro, suo suocero, sacerdote di Madian, e condusse il bestiame oltre il deserto e arrivò al monte di Dio, l’Oreb. 2 Il messaggero di JHWH gli apparve in una fiamma di fuoco in mezzo a un roveto. Egli guardò ed ecco: il roveto ardeva nel fuoco, ma quel roveto non si consumava. 3 Mosè pensò: «Voglio avvicinarmi a vedere questo grande spettacolo: perché il roveto non brucia?». 4 JHWH vide che si era avvicinato per vedere e Dio lo chiamò dal roveto e disse: «Mosè, Mosè!». Rispose: «Eccomi!». 5 Riprese: «Non avvicinarti! Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è una terra santa!». 6 E disse: «Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe». Mosè allora si velò il viso, perché aveva paura di guardare verso Dio. […]

13 Mosè disse a Dio: «Ecco io arrivo dagli Israeliti e dico loro: Il Dio dei vostri padri mi ha mandato a voi. Ma mi diranno: Come si chiama? E io che cosa risponderò loro?». 14 Dio disse a Mosè: «Io sono colui che sono!». Poi disse: «Dirai agli Israeliti: Io-Sono mi ha mandato a voi».

In questo caso la teofania è “rivelata e nascosta” dal roveto che arde senza consumarsi.

Alla visione si aggiunge la voce “qol” di Dio che manda Mosè a liberare il popolo dalla schiavitù di Faraone.

Teniamo presenti: il fuoco, la voce “qol”, il velamento del viso, il popolo che però è distante centinaia di chilometri.

La seconda teofania del Sinai

Es 19:1 «Al terzo mese dall’uscita degli Israeliti dal paese di Egitto, proprio in quel giorno, essi arrivarono al deserto del Sinai. 2 Levato l’accampamento da Refidim, arrivarono al deserto del Sinai, dove si accamparono; Israele si accampò davanti al monte. 3 Mosè salì verso Dio e JHWH lo chiamò dal monte, dicendo: «Questo dirai alla casa di Giacobbe e annuncerai agli Israeliti […]

9 Il Signore disse a Mosè: «Ecco, io sto per venire verso di te in una densa nube, perché il popolo senta quando io parlerò con te e credano sempre anche a te». Mosè riferì al Signore le parole del popolo. […]

13c Quando suonerà il corno, allora soltanto essi potranno salire sul monte». […]

16 Appunto al terzo giorno, sul far del mattino, vi furono tuoni, lampi, una nube densa sul monte e un suono / qol fortissimo di tromba: tutto il popolo che era nell’accampamento fu scosso da tremore.

17 Allora Mosè fece uscire il popolo dall’accampamento incontro a Dio. Essi stettero in piedi alle falde del monte.

18 Il monte Sinai era tutto fumante, perché su di esso era sceso JHWH nel fuoco e il suo fumo saliva come il fumo di una fornace: tutto il monte tremava molto. 19 Il suono / qol della tromba diventava sempre più intenso: Mosè parlava e Dio gli rispondeva con voce / qol di tuono. […]

Es 24,15 Mosè salì dunque sul monte e la nube coprì il monte.16 La Gloria del Signore venne a dimorare sul monte Sinai e la nube lo coprì per sei giorni. Al settimo giorno il Signore chiamò Mosè dalla nube.

17 La Gloria del Signore appariva agli occhi degli Israeliti come fuoco divorante sulla cima della montagna. 18 Mosè entrò dunque in mezzo alla nube e salì sul monte. Mosè rimase sul monte quaranta giorni e quaranta notti».

È importante tenere presente che l’ebraico non distingue “voce” da “suono” perché dispone solo di “qol”, che abbiamo affiancato all’equivalente italiano. Quindi rispetto ad Elia abbiamo lo stesso sostantivo “qol”, ma cambiano radicalmente i suoi aggettivi che là erano “demamah daqqah / silenzio svuotato”, ben differenti da quelli del testo di cui sopra.

Tentiamo una sintesi dicendo che questa teofania è narrata dal punto di vista del popolo che sta ai piedi del monte.

La discesa di Dio è “rivelata e nascosta” dalla Nube accompagnata dal consueto corredo di segni cosmici del divino: fuoco, fumo, terremoto, tempesta, ecc. L’armamentario molto amato dal mondo del cinema.

Tutto questo nella teofania di Elia è indice certo dell’assenza di Dio.

Ma allora questa teofania è falsa?

La terza teofania del Sinai / Oreb

Tra la seconda / prima e la terza teofania abbiamo la consegna della Legge e l’episodio del vitello d’oro per cui la terza include anche la richiesta da parte di Mosè di perdonare il peccato d’idolatria commesso dal popolo.

Abbiamo trattato questo argomento nelle letture di Esodo segnalando che probabilmente si tratta della medesima teofania proveniente da tradizioni differenti.

Tuttavia appare chiaramente dal testo che questa seconda e narrata dal punto di vista di Mosè.

Es 33,18 «Mosè gli disse: «Mostrami la tua Gloria!».

19 Rispose: «Farò passare davanti a te tutto il mio splendore e proclamerò il mio nome: JHWH, davanti a te. Farò grazia a chi vorrò far grazia e avrò misericordia di chi vorrò aver misericordia». 20 Soggiunse: «Ma tu non potrai vedere il mio volto, perché nessun uomo può vedermi e restare vivo». 21 Aggiunse il Signore: «Ecco un luogo vicino a me. Tu starai sopra la rupe: 22 quando passerà la mia Gloria, io ti porrò nella cavità della rupe e ti coprirò con la mano finché sarò passato. 23 Poi toglierò la mano e vedrai le mie spalle, ma il mio volto non lo si può vedere». […]

Es 34,5 Allora JHWH scese nella nube, si fermò là presso di lui e proclamò il nome di JHWH. 6 JHWH passò davanti a lui proclamando: «JHWH, JHWH, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di grazia e di fedeltà, 7 che conserva il suo favore per mille generazioni, che perdona la colpa, la trasgressione e il peccato, ma non lascia senza punizione, che castiga la colpa dei padri nei figli e nei figli dei figli fino alla terza e alla quarta generazione».

8 Mosè si curvò in fretta fino a terra e si prostrò. 9 Disse: «Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, mio Signore, che JHWH cammini in mezzo a noi. Sì, è un popolo di dura cervice, ma tu perdona la nostra colpa e il nostro peccato: fa’ di noi la tua eredità».

Questa teofania sembra più vicina a quella di Elia; segnaliamo:

=> Mosè nel corso del dialogo chiede a Dio di poterlo vedere Es 33,18.

Elia non ha mai chiesto di vedere Dio, ma per lui è così indispensabile essere in rapporto con Dio e conoscerlo tanto d’avere cercato il suicidio nel deserto (Lettura 10).

=> Mosè non può vedere Dio perché sta nella grotta (v22) e Dio lo copre con la sua mano; tuttavia ne coglie il passaggio.

Elia coglie la Presenza solo nel “qol demamah daqqah / voce di silenzio svuotato”, quindi non vede nulla.

=> Entrambi al passaggio di Dio si prostrano fino a terra; in ebraico viene usato lo stesso verbo.

=> Abbiamo già avuto modo di dire che per Mosè ed Elia la teofania avviene presso la medesima caverna

=> Mosè dimora sul Sinai / Oreb quaranta giorni e quaranta notti. Elia cammina quaranta giorni e quaranta notti per arrivare al Sinai / Oreb.

=> Per entrambi la teofania non è fine a se stessa, ma destinata alla missione a favore del popolo. Certo a prima vista Mosè, ex principe egiziano, appare più solidale con il suo popolo, ma anche Elia, pur in forma differente: preghiera, deserto, penitenza, ecc., opera per il suo popolo in silenzio rimanendo fuori scena. Non è più l’Elia del primo periodo.

Però rimane la domanda: le teofanie di Mosè sono meno vere di quella di Elia?

Per rispondere esploriamo il testo biblico e riportiamo altre due teofanie.

La teofania di Isaia nel tempio di Gerusalemme

Is 6:1 «Nell’anno in cui morì il re Ozia, io vidi il Signore seduto su un trono alto ed elevato; i lembi del suo manto riempivano il tempio. 2 Attorno a lui stavano dei serafini, ognuno aveva sei ali; con due si copriva la faccia, con due si copriva i piedi e con due volava. 3 Proclamavano l’uno all’altro:

«Santo, santo, santo è JHWH Zevaot. / Tutta la terra è piena della sua Kavod / Gloria ».

4 Vibravano gli stipiti delle porte alla voce di colui che gridava, mentre il tempio si riempiva di fumo. 5 E dissi:

«Ohimé! Io sono perduto, / perché un uomo dalle labbra impure io sono / e in mezzo a un popolo

dalle labbra impure io abito; / eppure i miei occhi hanno visto / il re, il Signore degli eserciti».

6 Allora uno dei serafini volò verso di me; teneva in mano un carbone ardente che aveva preso con le molle dall’altare. 7 Egli mi toccò la bocca e mi disse: «Ecco, questo ha toccato le tue labbra, / perciò è scomparsa la tua iniquità / e il tuo peccato è espiato».

8 Poi io udii la voce del Signore che diceva: «Chi manderò e chi andrà per noi?». E io risposi: «Eccomi, manda me!».

Questa come le precedenti avviene in un luogo sacro, là il Sinai, qui il Tempio di Gerusalemme.

Qui non si può assolutamente parlare di silenzio se il canto dei serafini fa tremare gli infissi del tempio. Allora il silenzio non è condizionante.

Anche in questo caso la teofania ha come fine la missione di Isaia nei riguardi del popolo

La teofania di Ezechiele presso il canale Chebar a Babilonia

Ez 1,1 «Il cinque del quarto mese dell’anno trentesimo, mentre mi trovavo fra i deportati sulle rive del canale Chebàr, i cieli si aprirono ed ebbi visioni divine. […] 4 Io guardavo ed ecco un uragano avanzare dal settentrione, una grande nube e un turbinìo di fuoco, che splendeva tutto intorno, e in mezzo si scorgeva come un balenare di elettro incandescente. 5 Al centro apparve la figura di quattro esseri animati, dei quali questo era l’aspetto: avevano sembianza umana 6 e avevano ciascuno quattro facce e quattro ali. […] 11 Le loro ali erano spiegate verso l’alto; ciascuno aveva due ali che si toccavano e due che coprivano il corpo. 12 Ciascuno si muoveva davanti a sé; andavano là dove lo spirito li dirigeva e, muovendosi, non si voltavano indietro.

13 Tra quegli esseri si vedevano come carboni ardenti simili a torce che si muovevano in mezzo a loro. Il fuoco risplendeva e dal fuoco si sprigionavano bagliori. 14 Gli esseri andavano e venivano come un baleno. […] 26 Sopra il firmamento che era sulle loro teste apparve come una pietra di zaffiro in forma di trono e su questa specie di trono, in alto, una figura dalle sembianze umane. 27 Da ciò che sembrava essere dai fianchi in su, mi apparve splendido come l’elettro e da ciò che sembrava dai fianchi in giù, mi apparve come di fuoco. Era circondato da uno splendore 28 il cui aspetto era simile a quello dell’arcobaleno nelle nubi in un giorno di pioggia. Tale mi apparve l’aspetto della gloria del Signore. Quando la vidi, caddi con la faccia a terra e udii la voce di uno che parlava. […]

Ez 2:1 Mi disse: «Figlio dell’uomo, alzati, ti voglio parlare». […] 3 Mi disse: «Figlio dell’uomo, io ti mando agli Israeliti, a un popolo di ribelli, che si sono rivoltati contro di me. Essi e i loro padri hanno peccato contro di me fino ad oggi. 4 Quelli ai quali ti mando sono figli testardi e dal cuore indurito. Tu dirai loro: Dice il Signore Dio. 5 Ascoltino o non ascoltino – perché sono una genìa di ribelli – sapranno almeno che un profeta si trova in mezzo a loro».

Questa teofania è particolarmente importante perché avviene fuori da Israele, in terra d’esilio e in un luogo del tutto profano: il canale Chebàr.

Appaiono simboli cosmici assenti nella teofania elianica: fuoco, vento, manca solo il terremoto.

Anche in questo caso la visione è destinata alla missione di Ezechiele verso il popolo.

Tentativo di conclusione

In conclusione, potremmo dire che nessuno può porre limiti o condizioni al modo in cui Dio decide di rivelarsi alle sue creature, altrimenti si corre il rischio di non comprenderlo quando intende comunicare la massima espressione del suo amore: il Figlio inchiodato alla croce.