Lettura 17 1Re21 La vigna di Nabòt, 1a scena
Anche nel racconto della “vigna di Nabot” dobbiamo osservare il comportamento di Elia per confrontarlo con quello della prima parte del nostro libretto. Tuttavia protagonista del racconto è la vigna, il cui termine appare per ben dieci volte e pertanto siamo costretti a capire quale significato ha la vigna.
1Re 21,1 «In seguito avvenne il seguente episodio. Nabot di Izreèl possedeva una vigna vicino al palazzo di Acab re di Samaria. 2 Acab disse a Nabòt: «Cedimi la tua vigna; siccome è vicina alla mia casa, ne farei un giardino verdeggiante (Cei:orto). In cambio ti darò una vigna migliore oppure, se preferisci, te la pagherò in denaro al prezzo che vale».
3 Nabòt rispose ad Acab: «Mi maledica JHWH dal cederti l’eredità / nahalat dei miei padri».
4 Acab se ne andò a casa amareggiato e sdegnato per le parole dettegli da Nabot di Izreèl, che aveva affermato: «Non ti cederò l’eredità dei miei padri». Si coricò sul letto, si girò verso la parete e non volle mangiare. 5 Entrò da lui la moglie Gezabele e gli domandò: «Perché mai il tuo spirito è tanto amareggiato e perché non vuoi mangiare?». 6 Le rispose: «Perché ho detto a Nabot di Izreèl: Cedimi la tua vigna per denaro o, se preferisci, te la cambierò con un’altra vigna ed egli mi ha risposto: Non cederò la mia vigna!».
7 Allora sua moglie Gezabele gli disse: «Tu ora eserciterai il governo su Israele! Alzati, mangia e il tuo cuore gioisca. Te la darò io la vigna di Nabot di Izreèl!».
La teologia della terra
Vediamo subito il contrasto tra il palazzo reale, poiché Acab è il re di Samaria e la vigna di Nabòt del quale si conosce solo il luogo di origine.
Da un lato il lusso sfrenato dall’altro il necessario per una vita decorosa. La vite è una pianta piuttosto delicata che non cresce ovunque, ma è strettamente legata alle condizioni climatiche e alle caratteristiche del terreno. Non puoi impiantarla dove ti pare, ma è puro dono di Dio, tenuto anche conto delle tecniche di coltivazione del tempo.
Il giardino invece è il risultato di molto lavoro umano: richiede molta acqua che in Israele è tutt’altro che abbondante e magari il proprietario ha il capriccio di coltivarci anche piante esotiche che esigono molte cure.
Sono due mondi, due mentalità contrapposte: Acab e Nabòt; Gezabele ed Elia; Dio e Baal.
Acab ha una visione economicista della terra: per lui è un bene economico che può essere comprato, venduto, accresciuto, ecc.
Nabòt ne ha una visione religiosa: la terra è l’eredità dei Padri, secondo quanto prescrive ad esempio:
Nm 36,7 Nessuna eredità tra gli Israeliti potrà passare da una tribù all’altra, ma ciascuno degli Israeliti si terrà vincolato all’eredità della tribù dei suoi padri. 8 Ogni fanciulla che possiede una eredità in una tribù degli Israeliti, si mariterà ad uno che appartenga ad una famiglia della tribù di suo padre, perché ognuno degli Israeliti rimanga nel possesso dell’eredità dei suoi padri 9 e nessuna eredità passi da una tribù all’altra; ognuna delle tribù degli Israeliti si terrà vincolata alla propria eredità nahalat».
Ci sta sotto la teologia della terra
La «Terra per la tua discendenza» è uno dei contenuti della Promessa di Dio ad Abramo (Gn 12,7).
La storia della Salvezza narra anche il cammino che quella “discendenza” ha compiuto per giungere a possedere la Terra che Dio ha stabilito di dare loro «scacciando davanti a te l’Amorreo, il Cananeo, lo Hittita, il Perizzita, l’Eveo, e il Gebuseo» Es 34,11; come abbiamo visto lungo tutta la riflessione sul libro di Esodo.
Allora la Terra è dono di Dio al popolo che Egli ha liberato dalla schiavitù d’Egitto. Conquistata la terra al tempo di Giosuè, essa viene divisa tra le tribù e ogni tribù provvede a distribuirla tra le varie famiglie.
Verso la Terra è prescritto un rapporto speciale sintetizzato molto bene nel secondo racconto della creazione, il più antico, secondo il quale prima che ci fosse l’uomo, la terra era un grande disastro perché non era curata da nessuno.
Per questo Dio crea l’uomo e costruisce il giardino di Eden.
Gn 2,15 «Allora JHWH Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden perché lo ABAD servisse (Cei: coltivasse) e lo SHAMAR osservare/custodire».
I due verbi “abad” e “shamar” sono gli stessi da praticare nei confronti della Legge che deve essere “servita” e “custodita/osservata”.
Allora il comportamento dell’uomo verso la Terra che ha ricevuto dai Padri, dono di Dio, è quello del servizio e della custodia, perché questo è il comando di Dio. Anche oggi si fa un gran parlare di custodia del creato…!?
Proprio per questo la Terra in quanto eredità non è un bene economico che possa essere scambiato, venduto o acquistato: essa è dono di Dio e segno della sua benedizione data ai Padri e da essi tramandata ai figli, che anche tu devi servire e custodire perché poi la possa dare ai tuoi figli di generazione in generazione: è la loro eredità/ nahlat.
Nabòt ha questo rapporto “religioso” con la sua vigna. Sua o di Dio o della famiglia?
Infatti mette in gioco addirittura una “maledizione”.
Acab il re che, ha sposato una principessa fenicia e ha importato culti idolatri, considera la terra un bene economico che si può commerciare. Con un rapporto tra le due destinazioni significativo: la vigna produce un frutto da cui si ricava il vino che per gli ebrei e segno di gioia da condividere con gli amici perché rende gustosa la vita. Bisognerebbe riflettere sul primo miracolo fatto da Gesù a Cana di Galilea. Se si è impegnato, certo spinto dalla madre, a trasformare l’acqua in vino alle nozze di due ragazzi, non è sicuramente per mostrare quanto Lui era bravo, ma perché riteneva che il vino è un elemento importante nella vita dei figli di Adamo.
Se è così è chiaro che tra Acab e Nabòt lo scontro sia inevitabile.
Ricevuto da Nabot il rifiuto allo scambio Acab è amareggiato e non vuole più mangiare. La sua delusione riguarda se stesso, è infatti chiuso in se stesso e non pensa a possibili vie d’uscita. Forse la Legge gli impedisce di ricorrere a soluzioni estreme.
Queste sono trovate da Gezabele, la donna di origine straniera che ha sposato ed è diventata regina. Essa rimprovera il re per la sua arrendevolezza e tira in ballo addirittura la ragion di stato. Nota bene: per un giardino!
Cosi si possono confrontare anche due visioni dello Stato.
Per Israele e, forse, anche per Acab il re governa nel nome di Dio essendone semplicemente il luogotenente mentre per Gezabele il re ha un potere assoluto e incondizionato: nessuna legge, civile o religiosa è sopra di lui. È il modello della monarchia assoluta in uso presso le culture del tempo in cui il re era addirittura considerato un dio.
Notiamo che in questa prima parte Elia è del tutto fuori campo.