Lettura 84 Mc 12, 35- 37 Il Messia più grande di David

Mc 12,35 Gesù prendendo la parola continuava ad insegnare nel tempio: «Come mai dicono gli scribi che il Cristo / Messia è figlio di David? 36 Davide stesso infatti ha detto, mosso dallo Spirito Santo:

Disse JHWH/ Signore al mio Signore:/ Siedi alla mia destra/ affinché io ponga i tuoi nemici /

come sgabello ai tuoi piedi.

37 Davide stesso lo chiama Signore: come dunque può essere suo figlio?». E la numerosa folla lo ascoltava volentieri.

In questo passaggio Gesù non ha più oppositori, ché se ne sono andati, ma riprende ad insegnare al popolo che lo ascolta volentieri. Egli approfitta dell’attenzione degli ascoltatori per consegnare alcune precisazioni sulla sua figura di Messia / Cristo.

Però dobbiamo chiederci: quali idee potevano nutrire i suoi concittadini a riguardo del Messia atteso?

La monarchia era finita da 500 anni, prima i persiani, poi i greci, infine i romani andavano e venivano facendo quello che volevano. A loro era rimasto solo tempio con i suoi sacerdoti. E tutte le promesse antiche quando si sarebbero realizzate?

Si sapeva che il Messia sarebbe stato della casa di David secondo quanto promesso da Dio in 2 Sam 7 (bisogna leggere tutto il capitolo).

Nelle nostre letture abbiamo trovato la confessione di fede di Pietro nella Lettura 57:

8,29 «Ma Gesù replicò: «E voi chi dite che io sia?». Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo»;

e questo, secondo le antiche promesse, implica la discendenza da David.

Anche il cieco di Gerico lo chiama «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!» 10,47, Lettura 73.

Un po’ più avanti nell’entrare in Gerusalemme dal Monte degli Ulivi la folla grida:

11,10 Benedetto il regno che viene, del nostro padre Davide! / Osanna nel più alto dei cieli!» Lettura 75.

In definitiva tutti si aspettavano un Messia “figlio di David” che avesse le caratteristiche promesse agli antichi padri ma come lo immaginavano?

Riteniamo che il Salmo 110, quello stesso citato e commentato da Gesù, ci possa aiutare a comprendere l’insieme di tutte quelle attese.

Sal 110, 1 «Di David. Salmo. Oracolo di JHWH al mio signore: “Siedi alla mia destra,

/ affinché io ponga i tuoi nemici / a sgabello dei tuoi piedi

2 Lo scettro del tuo potere / stende JHWH da Sion, / domina in mezzo ai tuoi nemici!.

3 Il tuo popolo si impegna volontariamente / nel giorno della tua parata militare, /

negli splendori della santità (divina).

Dal grembo dell’aurora / è a te la rugiada della tua giovinezza ( Cei, LXX: come rugiada ti ho generato. /

4 JHWH ha giurato e non si pente: / “Tu sei sacerdote in eterno al modo di Melchisedek”.

5 Il Signore è alla tua destra! / Egli (il re) abbatterà i re nel giorno della sua ira,

6 eseguirà il giudizio tra le nazioni / ammucchierà i cadaveri / abbatterà teste su vasta terra.

7 Lungo il cammino si disseta al torrente, / e solleva alta la testa».

Questo è un salmo di intronizzazione, cioè che viene cantato, o ricorda, il giorno in cui il re viene incoronato.

Il salmo è attribuito a Davide al quale JHWH, il Signore, comunica questo oracolo. Ricordiamo che l’ebraico scrive solo le consonanti delle parole e quando si incontra il nome di JHWH, legge “Adonai” cioè: “Signore” e così le nostre bibbie scrivono direttamente “Signore”, ma noi dobbiamo in alcuni casi sottintendere: JHWH.

Nelle culture antiche l’incoronazione dei re era attribuita sempre a una divinità. Nella maggior parte dei popoli vicini il re diventava figlio di uno degli dèi del paese o addirittura egli stesso dio. Anche all’Imperatore di Roma da un certo punto in poi gli viene attribuita la divinità; ne abbiamo trattato alla Lettura 81.

Ovviamente un’idea di questo tipo contrastava radicalmente con la tesi della trascendenza del Dio di Israele, tuttavia anche in questo salmo il v 3, secondo alcuni codici accennerebbe ad una filiazione divina, certo da intendersi in senso simbolico.

D’altra parte Israele in qualche modo viene influenzato dalle culture dei suoi vicini, per cui la caratteristica del nuovo re è quella di sedere alla destra di Dio, anche se alcuni esegeti lo attribuiscono al fatto che il palazzo reale si trovasse alla destra del tempio.

Al v 5 troviamo che è Dio a trovarsi alla destra del re, quindi il re dispone di tutta la potenza divina. Cosa che gli permette anche di avere tutti i nemici come “sgabello dei suoi piedi“. Non solo, sarà anche in grado di abbattere le nazioni e fare montagne di cadaveri e mucchi di teste dei suoi nemici.

L’ultimo versetto è alquanto è in tensione con quello che precede perché il re si ferma ad un torrente per bere acqua fresca. Una nota di pace che contrasta radicalmente con i testi dei paesi vicini perché in essi, il nuovo re beveva il sangue dei nemici uccisi. Qualche studioso lo spiega dicendo che il re proviene in corteo dalla valle del Cedron, che sta fra Gerusalemme e il Monte degli Ulivi.

E ancora una volta abbiamo a che fare con il Monte degli Ulivi, quindi ancora un re pacifico.

Tanto più che questo re è anche sacerdote “alla maniera di Melchisedek“. Questi è uno strano re, ma altresì sacerdote, che appare all’improvviso dopo che Abramo aveva sconfitto una coalizione di re avversari nella valle del Giordano.

Gn 15, 18 «Intanto Melchisedek, re di Salem, offrì pane e vino: era sacerdote del Dio altissimo 19 e benedisse Abram con queste parole: «Sia benedetto Abram dal Dio altissimo, / creatore del cielo e della terra,20 e benedetto sia il Dio altissimo,/ che ti ha messo in mano i tuoi nemici». / Abram gli diede la decima di tutto».

Dove Salem sta per pace, ma è anche la finale di Jerusalem, infatti Jer: città e salem: pace da cui Gerusalemme: Città della pace, quindi egli era re di Gerusalemme e il suo nome Melch: re e Sedek: giusto, cioè “re giusto”.

Così la figura del Messia è caricata di tutte queste attese.

Nel nostro brano Gesù non fa un corso accelerato sulla sua figura di Messia, ma mette a fuoco solo la sua filiazione da cui risulta che Egli e “Signore” anche di David e quindi ben di più che suo figlio.

Ancora Gesù non si dichiara apertamente “Figlio di Dio”, ma abbiamo già trovato due manifestazioni della sua figliolanza divina:

=> al Battesimo nel Giordano 1,9-11, Lettura 9;

=> nell’episodio della Trasfigurazione 9,2-13, Lettura 61.

=> nel racconto del cieco di Gerico, Bartimeo che lo supplica: 10, 47 E udendo che c’era Gesù il Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!» Lettura 73.

Sarà anche riconosciuto come tale dal centurione che lo aveva crocifisso 15,39.

=> Egli proclamerà chiaramente la sua figliolanza divina solo davanti al Sommo Sacerdote che farà in modo condannarlo alla croce perché sia chiaro a tutti che Egli è il Figlio di Dio crocifisso.

Mc 14, 61 «Ma egli taceva e non rispondeva nulla. Di nuovo il sommo sacerdote lo interrogò dicendogli: «Sei tu il Cristo, il Figlio di Dio benedetto?». 62 Gesù rispose: «Io lo sono! / E vedrete il Figlio dell’uomo

seduto alla destra della Potenza/ e venire con le nubi del cielo».

1- Noi abbiamo fatto una lettura storica del Salmo 110, ora lasciamo al lettore il compito di rileggerlo in chiave cristologica.

2- Abbiamo terminato la lettura precedente chiedendoci cosa mancasse allo scriba al quale Gesù aveva detto: “non sei lontano dal Regno di Dio“, chiedendoci ma cosa gli mancava per esserci dentro?

Forse gli mancava di riconoscere che Gesù era figlio di Dio?

3- E allora agli Apostoli cosa pensavano, dato che durante tutte le dispute sono spariti?