Lettura 17 Es 3,14a Il nome di Dio: JHWH
Nella precedente riflessione abbiamo visto il versetto 3,14 che cercava di spiegare il nome di Dio affermando: “Io sono chi sono“ e subito dopo Dio è chiamato con il tetragramma sacro “JHWH” ovvero “Jahwè” che è una forma arcaica del verbo essere, il tempo verbale della quale è molto discusso dagli esperti.
JHWH è il nome sacro che non viene pronunciano ed è sostituito con “Adonai”. Anche i cristiani hanno mantenuto questa forma di rispetto usando l’equivalente di Adonai cioè “Signore“. Pertanto quando nella Bibbia leggiamo “Signore” si deve tenere presente che il testo ebraico riporta “JHWH”.
Oggi diremmo: si scrive JHWH si legge “Signore”.
Il termine Geova
In origine gli ebrei, come gli egiziani, non scrivevano le vocali delle parole, ma solo le consonanti.
La scrittura era solo una traccia per aiutare la memoria. Ancora oggi in Israele le indicazioni stradali usano i caratteri antichi senza vocali. Tuttavia la Bibbia ebraica in uso attualmente, ha anche le vocali. Si tratta di un’operazione fatta da studiosi di Gerusalemme e Tiberiade tra il IX e il XI secolo d. C., i quali, per non modificare lo scritto originale che è sacro, hanno posto le vocali sopra e sotto le consonanti in forma di puntini e lineette.
Ora, per il nome JHWH, che non deve essere pronunciato, hanno messo le vocali di “Adonai” per cui alcuni traduzioni sono arrivate ad indicare il nome di Dio come “Geova”, che in realtà è un termine privo di senso.
(NB: la “a” di Adonai in certi casi diventa “e”)
Evoluzione della comprensione del nome di JHWH
Le lingua antiche, ebraico, greco e latino usavano raramente il pronome personale perché era già sott’inteso dalla voce verbale, ma quando veniva espresso si intendeva dare risalto a chi parlava e a quello che diceva.
Così quando Dio comunica a Mosè le “Dieci Parole o Decalogo” in Es 19,2 dice: “Anokì JHWH Elohim...”.
In questo caso la LXX e le nostre bibbie traducono “Anokì JHWH” con “IO SONO“.
Allora quando nei vangeli, scritti in greco, Gesù dice: “Io sono” diverse volte il senso è: “IO JHWH“.
Per esempio in Gv 8,31 inizia una lunga discussione tra Gesù e i giudei e ad un certo punto viene coinvolto il capostipite Abramo, esattamente in 8,57 in cui Gesù dice: «In verità vi dico: prima che Abramo fosse IO SONO».
Il testo qui è molto chiaro perché non sono rispettati i tempi e se lo fossero dovremmo leggere “prima che Abramo fosse io ero”. Il cambiamento del tempo verbale è stato bene avvertito dagli interlocutori di Gesù e infatti:
«Allora raccolsero pietre per scagliarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio» (Gv 8,59).
Questo ha a che fare con uno dei primi kerygmi della comunità cristiana delle origini. (Il kerygma era una sorta di “slogan” che in poche parole concentrava un discorso, una verità fondamentale).
In questo caso ci riferiamo al kerygma che proclama: “Gesù è il Signore“, che in ebraico suonava: “Gesù è Adonai“, vale a dire: “Gesù è JHWH“
Uso di JHWH
Tornando ad Esodo e alla rivelazione del nome: sarebbe logico attendersi che nel libro che lo precede il nome JHWH non sia mai usato, ma non è così perché alcune parti di Genesi sono state scritte dopo Esodo e poi è intervenuta la revisione deuteronomista (vedi nota esegetica 3). Però ci sono buone ragioni per sostenere che la rivelazione del nome sia avvenuta all’interno della vicenda esodica.
Infatti nel libro di Genesi Dio è chiamato con diversi nomi:
EL come nome generico di Dio; un appellativo diffuso in tutta l’area semitica.
ELOHIM: “Dio”, che è un plurale, forse ad indicare che in Dio stanno tutte le qualità
Questi nomi essendo generici permangono, mentre gli altri appellativi scompaiono; essi erano:
ELYON: “Altissimo” Gn 14,18.
ROY: “Colui che vede tutto” o “della visione”.
OLAM: “Eterno” Gn 21,33
SHADDAI: “Quello della montagna” oppure “Potente”
Si può allora dire che prima di Mosè Dio era conosciuto con molti nomi, abbandonati dopo la rivelazione di Esodo.
Forse perché anche Dio preferisce essere chiamato con il suo nome.
Ma anche la rivelazione esodica è stata superata da quella portata da Gesù che lo chiama: “ABBÀ” (Mc 14,36) che è il modo con cui un bambinetto chiama il suo papà.
E questo è il linguaggio dei legami affettivi o, se si vuole, della tenerezza.
Ancora una volta dobbiamo prendere le distanze dal Dio dei filosofi.