Lettura 21 Es 5,1-11; 22 Il primo fallimento

Il primo incontro con il Faraone è un fallimento (5,1-11)

Eso 5:1 «Dopo, Mosè e Aronne vennero dal Faraone e gli annunziarono: «Dice il Signore, il Dio d’Israele: Lascia partire il mio popolo perché mi celebri una festa nel deserto!». 2 Il faraone rispose: «Chi è il Signore, perché io debba ascoltare la sua voce per lasciar partire Israele? Non conosco il Signore e neppure lascerò partire Israele!». 3 Ripresero: «Il Dio degli Ebrei si è presentato a noi. Ci sia dunque concesso di partire per un viaggio di tre giorni nel deserto e celebrare un sacrificio al Signore, nostro Dio, perché non ci colpisca di peste o di spada!». 4 Il re di Egitto disse loro: «Perché, Mosè e Aronne, distogliete il popolo dai suoi lavori? Tornate ai vostri lavori!». 5 Il faraone aggiunse: «Ecco, ora sono numerosi più del popolo del paese, voi li vorreste far cessare dai lavori forzati!».

6 In quel giorno il faraone diede questi ordini ai sorveglianti del popolo e ai suoi scribi: 7 «Non darete più la paglia al popolo per fabbricare i mattoni come facevate prima. Si procureranno da sé la paglia. 8 Però voi dovete esigere il numero di mattoni che facevano prima, senza ridurlo. Perché sono fannulloni; per questo protestano: Vogliamo partire, dobbiamo sacrificare al nostro Dio! 9 Pesi dunque il lavoro su questi uomini e vi si trovino impegnati; non diano retta a parole false!».

10 I sorveglianti del popolo e gli scribi uscirono e parlarono al popolo: «Ha ordinato il faraone: Io non vi dò più paglia. 11 Voi stessi andate a procurarvela dove ne troverete, ma non diminuisca il vostro lavoro».

Non solo la risposta è negativa, ma oltretutto è accompagnata dalla derisione.

«Chi è JHWH perché io debba ascoltare la sua voce e lasciare partire Israele? (in ebraico è ancora il “mandare” della lettura 10) Non conosco JHWH».

In un mondo il cui Olimpo traboccava di dèi, uno più uno meno non avrebbe fatto problema, ma qui siamo di fronte alla derisione, non tanto di Mosè o del popolo, ma del loro Dio che per essi era la cosa più cara e più sacra che avessero. Un’offesa molto grave e umiliante.

È un procedimento molto usato nella storia. Quando non si riesce a far fuori l’avversario fisicamente, si cerca di demolirne l’immagine e incrinare la sua reputazione agli occhi della gente.

Lo stesso procedimento sarà attuato con Gesù: non solo la distruzione fisica con la flagellazione e la crocifissione, ma anche il tentativo di corrompere la sua figura: la corona di spine, gli scherni dei soldati, il dileggio di quelli sotto la croce, il titolo ironico INRI posto sul palo.

Il Faraone, poi, tira in ballo le ragioni di stato, che oggi chiameremmo: le “compatibilità economiche” o le “compatibilità del sistema” che nel caso sono: non si può fare a meno dei mattoni neanche per tre giorni. Anzi bisogna aumentare la produttività: «a parità di condizioni procuratevi la paglia».

Così veniamo a sapere come erano costruiti i mattoni. Perché le strutture murarie non fossero troppo pesanti mescolavano l’argilla con paglia: un’anticipazione dei mattoni forati.

Questa tecnica poi è stata confermata dalle scoperte archeologiche.

È anche importante segnalare che, a parte lo sfuggente accenno di Es 1,11 in cui si diceva della costruzione delle città di Pitom e Ramses, non si dice nulla di altre figure specializzate indispensabili: architetti, muratori, carpentieri, idraulici, falegnami e così via, la memoria storica ha conservato solo i mattoni!

Questi ebrei fanno mattoni, ma non sanno nulla del loro impiego. Tutte le loro giornate passano nelle fosse a mescolare con i piedi argilla e paglia, dall’alba al tramonto, un giorno dopo l’altro, un mese dopo l’altro. È il duro lavoro dello schiavo che non può conoscere lo scopo della sua fatica. È il lavoro alienante della catena di montaggio senza fine, certamente non paragonabile alle nostre.

Veniamo anche a sapere che c’erano sorveglianti e scribi ebrei che facevano da mediatori tra gli schiavi e il Faraone, forse per un piatto di minestra in più, i quali vengono bastonati (5,14).

Da essi inizia una sequela di lamentele.

Gli scribi si lamentano con il Faraone, cacciati, si lamentano con Mosè e Mosè si lamenta con Dio.

Letteralmente l’ebraico dice:

Es 5,22 -23 «Così tornò Mosè da JHWH e disse: Mio Signore perché facesti male a questo popolo? Perché mi mandasti? (è ancora il verbo mandare ripetuto più volte nel racconto del roveto ardente. Vedi lettura 10) 23 E da quando andai dal Faraone per parlare in TUO nome fece male a questo popolo e liberare non liberasti il TUO popolo».

Abbiamo anche qui il raddoppiamento del verbo liberare che viene intensificato nella sua negatività per via del “non”, che però in italiano non è traducibile e perde la sua forza.

Forse dovremmo tradurre con qualcosa come: “Tu non hai fatto un bel niente”. Comunque si tratta di una accusa rivolta a Dio molto, molto pesante.

Lamentazione o preghiera?

Gli esegeti sono divisi, ma possiamo fare alcune considerazioni.

Mosè non protesta per la figuraccia che lui ha fatto agli occhi del Faraone e del popolo, lui, che in fondo, “ha perso la faccia”, ma si lamenta per la condizione del popolo che oltretutto è peggiorata.

E non parla di “mio” popolo ma di “tuo” popolo.

Inizia qui l’opera di mediazione di Mosè che raggiungerà il culmine dopo l’episodio del “Vitello d’oro”.

Forse possiamo parlare di “lamento che si fa preghiera” (vedi lettura 14).

Si troverà poi un grande numero di profeti che si lamenteranno con Dio perché quando il male supera certi limiti…

Nel II secolo a. C. si troverà Giobbe che si lamenterà come non mai con Dio per lo scandalo del male che lui stesso deve subire. Si legga Gb 3

Però Mosè è il primo personaggio della Bibbia che ha il coraggio di esprimere una preghiera – lamento.

Non ce ne sono altri prima di lui.

Anche Gesù, il Figlio, sulla croce non dirà: “Dio mio non abbandonarmi”, ma esattamente: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato“?

Tanto importante che l’evangelista sente il dovere di riportarlo nella lingua originale “Elì, Elì lemà sabactàni“?

Preghiera pertinente? Sembra proprio di sì, se poi tutti questi personaggi sono stati esauditi.