Lettura 27 Es 12,29-34 La prima pasqua: il passaggio di Dio, terza parte
Il “passaggio = Pasqua” di Dio si conclude con la strage dei primogeniti degli egiziani
Es 12,29-30 «E nel mezzo della notte JHWH colpì ogni primogenito nel paese d’Egitto, dal primogenito di Faraone che siede sul trono, fino al primogenito del prigioniero che è nella prigione e ogni primogenito del bestiame. 30 Si alzò Faraone nella notte e con lui tutti i suoi ministri e tutti gli egiziani; un grande grido scoppiò in Egitto perché non c’era casa dove non c’era un morto».
Finalmente un Dio come si deve. Un Dio come lo verremmo noi. Un Dio che rimette tutte le cose al loro posto! Senza guardare in faccia a nessuno!
Però in 21,23 non è JHWH che compie la strage, ma il “Mashit = lo Sterminatore” forse già qualche redattore non si sentiva di attribuire a JHWH una strage del genere. Perché questa strage fa problema e dobbiamo cercare di elaborarne il senso.
A tale proposito si incontrano diverse giustificazioni:
1- All’inizio di Esodo faraone è presentato come colui che vuole eliminare Israele che Dio chiama «mio figlio primogenito», 4,22 e ora per ritorsione sono i primogeniti d’Egitto che vengono eliminati.
2- Qualcuno parla di una sorta di guerriglia organizzata dagli ebrei che nelle ore notturne penetravano nelle case egiziane uccidendo i figli.
3- Avevamo visto che Faraone è presentato come il rappresentate del Male in lotta senza quartiere con Dio. Però questo Male si diffonde in modo imprevedibile e prima o poi si rivolge anche contro colui che l’ha innescato.
Comunque accettando la strage compiuta da Dio si decide negativamente della sua immagine di Dio e si vanifica la fatica di Gesù (Vedi in Glosse nota esegetica 5). Allora dobbiamo approfondire l’argomento.
La storia e l’archeologia hanno potuto documentare che l’uso di sacrificare i bambini, soprattutto primogeniti, era diffuso nell’area siro-egiziana. Quando si fondava una città o si costruiva una nuova casa si celebrava un sacrificio infantile di fondazione per placare gli spiriti del male. Effettivamente sono stati trovati sotto le fondamenta di mura di città e di case resti di bambini, oltre che nell’area menzionata, anche in tutto il Nord-Africa e persino in Sardegna. Meno facile da documentare l’olocausto di bambini, praticato soprattutto dai fenici, che la Bibbia chiama filistei, perché in tal caso delle vittime restavano solo le ceneri.
Circa Israele abbiamo già avuto modo di dire che il “monoteismo” incomincia ad affermarsi solo dopo l’esilio babilonese (530 a. C.) mentre prima vigeva l’enoteismo (ogni terra/popolo ha il suo dio), per cui tra i discendenti di Abramo venivano eseguiti riti anche verso gli dèi dei popoli vicini: lo documentano i continui richiami profetici e legislativi contro le varie forme di idolatria e di riti non graditi al Signore.
Per esempio, il racconto del “vitello d’oro” che incontreremo più avanti ai piedi del Sinai, non riguarda tanto la costruzione di un idolo in sé, ma l’avere attribuito a JHWH un’immagine, cioè avere istituito una forma di culto analoga a quella degli dèi degli altri popoli.
Tra questi riti ci sono anche i sacrifici dei bambini primogeniti a proposito dei quali riportiamo alcuni testi significativi.
1- Intorno al 1100 – 1000 a. C. quando Israele non era ancora un popolo dotato di un territorio specifico, ma suddiviso in tante entità territoriali e politiche separate troviamo il sacrificio di una figlia eseguito per mantenere un voto. Quel voto in se stesso fa a pugni con il nostro senso religioso, ma probabilmente era ritenuto segno di grande devozione per Dio.
Gd 11,29 «Allora lo spirito del Signore venne su Iefte ed egli attraversò Gàlaad e Manàsse, passò a Mizpa di Gàlaad e da Mizpa di Gàlaad raggiunse gli Ammoniti. 30Iefte fece voto al Signore e disse: «Se tu mi metti nelle mani gliAmmoniti, 31 la persona che uscirà per prima dalle porte di casa mia per venirmi incontro, quando tornerò vittorioso dagli Ammoniti, sarà per il Signore e io l’offrirò in olocausto». 32 Quindi Iefte raggiunse gli Ammoniti per combatterli eil Signore glieli mise nelle mani. 33 Egli li sconfisse da Aroer fin verso Minnit, prendendo loro venti città, e fino ad Abel-Cheramin. Così gli Ammoniti furono umiliati davanti agli Israeliti. 34 Poi Iefte tornò a Mizpa, verso casa sua; ed ecco uscirgli incontro la figlia, con timpani e danze. Era l’unica figlia: non aveva altri figli, né altre figlie. 35 Appena la vide, si stracciò le vesti e disse: «Figlia mia, tu mi hai rovinato! Anche tu sei con quelli che mi hanno reso infelice! Io ho dato la mia parola al Signore e non posso ritirarmi». 36 Essa gli disse: «Padre mio, se hai dato parola al Signore, fa’ di me secondo quanto è uscito dalla tua bocca, perché il Signore ti ha concesso vendetta sugli Ammoniti, tuoi nemici». 37 Poi disse al padre: «Mi sia concesso questo: lasciami libera per due mesi, perché io vada errando per i monti a piangere la mia verginità con le mie compagne». 38 Egli le rispose: «Va’!», e la lasciò andare per due mesi. Essa se ne andò con le compagne e pianse sui monti la sua verginità. 39 Alla fine dei due mesi tornò dal padre ed egli fece di lei quello che aveva promesso con voto. Essa non aveva conosciuto uomo; di qui venne in Israele questa usanza: 40 ogni anno le fanciulle d’Israele vanno a piangere la figlia di Iefte il Galaadita, per quattro giorni».
2- Verso circa lo 850 a. C. troviamo questo testo nel quale si condanna l’alleanza fatta da Geroboamo con i re filistei e cananei citando appunto il re di Gerico che ricostruisce le mura di Gerico praticando due sacrifici di fondazione immolando due figli.
1Re 16,31 «Non gli bastò imitare il peccato di Geroboamo figlio di Nebàt; ma prese anche in moglie Gezabele figlia di Et-Bàal, re di quelli di Sidone, e si mise a servire Baal e a prostrarsi davanti a lui. 32 Eresse un altare a Baal nel tempio di Baal, che egli aveva costruito in Samaria. 33 Acab eresse anche un palo sacro e compì ancora altre cose irritando il Signore Dio di Israele, più di tutti i re di Israele suoi predecessori.
34 Nei suoi giorni Chiel di Betel ricostruì Gerico; gettò le fondamenta sopra Abiram suo primogenito e ne innalzòle porte sopra Segub suo ultimogenito, secondo la parola pronunziata dal Signore per mezzo di Giosuè, figlio di Nun».
3- Nello stesso periodo 850 a.C. circa, c’è un re nemico che vista la mal parata sacrifica al suo dio il primogenito. Ci sconcerta il fatto che gli ebrei a seguito di quel gesto del nemico si allontanano e ciò significa che credevano nel valore di quel rito pur se destinato ad un idolo.
2 Re 3,24 «Ma gli Israeliti si alzarono e sconfissero i Moabiti, che fuggirono davanti a loro. I vincitori si inoltrarono nel paese, incalzando e uccidendo i Moabiti. 25 Ne demolirono le città; su tutti i campi fertili ognuno gettò una pietra e li riempirono; otturarono tutte le sorgenti d’acqua e tagliarono tutti gli alberi utili. Rimase soltanto Kir Careset; i frombolieri l’aggirarono e l’assalirono. 26 Il re di Moab, visto che la guerra era insostenibile per lui, prese con sé settecento uomini che maneggiavano la spada per aprirsi un passaggio verso il re di Edom, ma non ci riuscì. 27 Allora prese il figlio primogenito, che doveva regnare al suo posto, e l’offrì in olocausto sulle mura. Si scatenò una grande ira contro gli Israeliti, che si allontanarono da lui e tornarono nella loro regione».
4- Intorno al 750 a.C. il profeta Michea, che opera nel Regno del Nord, scrive tra l’altro:
Mi 6,6 «Con che cosa mi presenterò / al Signore, / mi prostrerò al Dio altissimo? / Mi presenterò a lui con olocausti, / con vitelli di un anno? / 7 Gradirà il Signore / le migliaia di montoni / e torrenti di olio a miriadi? / Gli offrirò forse il mio primogenito / per la mia colpa, / il frutto delle mie viscere / per il mio peccato?
8 Uomo, ti è stato insegnato ciò che è buono / e ciò che richiede il Signore da te: / praticare la giustizia, amare la pietà, camminare umilmente con il tuo Dio».
5- Poco prima dell’esilio babilonese intorno al 600 a. C. troviamo questo testo del Deuteronomio posto in bocca a Mosè, ma destinato agli israeliti del tempo e di sempre. Il sacrificio denunciato è l’olocausto dei figli.
Dt 18, 9 «Quando sarai entrato nel paese che il Signore tuo Dio sta per darti, non imparerai a commettere gli abomini delle nazioni che vi abitano. 10 Non si trovi in mezzo a te chi immola, facendoli passare per il fuoco, il suo figlio o la sua figlia, né chi esercita la divinazione o il sortilegio o l’augurio o la magia; 11 né chi faccia incantesimi, né chi consulti gli spiriti o gli indovini, né chi interroghi i morti, 12 perché chiunque fa queste cose è in abominio al Signore; a causa di questi abomini, il Signore tuo Dio sta per scacciare quelle nazioni davanti a te».
6- Anche il Levitico, dello stesso periodo del testo precedente, vieta il sacrificio dei figli e lo considera profanazione del nome di JHWH.
Lv 18,21 Non lascerai passare alcuno dei tuoi figli a Moloch e non profanerai il nome del tuo Dio. Io sono JHWH.
7- Geremia, che vive qualche decennio dopo è molto duro e denuncia addirittura la costruzione nei pressi di Gerusalemme, di un altare adatto a bruciare i figli sacrificati in questo modo a JHWH.
Ger 7,30 «Perché i figli di Giuda hanno commesso ciò che è male ai miei occhi, oracolo del Signore. Hanno posto i loro abomini nel tempio che prende il nome da me, per contaminarlo. 31 Hanno costruito l’altare di Tofet, nella valle di Ben-Hinnòn, per bruciare nel fuoco i figli e le figlie, cosa che io non ho mai comandato e che non mi è mai venuta in mente. 32 Perciò verranno giorni – oracolo del Signore – nei quali non si chiamerà più Tofet né valle di Ben-Hinnòn, ma valle della Strage. Allora si seppellirà in Tofet, perché non ci sarà altro luogo. 33 I cadaveri di questo popolo saranno pasto agli uccelli dell’aria e alle bestie selvatiche e nessuno li scaccerà. 34 Io farò cessare nelle città di Giuda e nelle vie di Gerusalemme le grida di gioia e la voce dell’allegria, la voce dello sposo e della sposa, poiché il paese sarà ridotto un deserto».
A tutto questo si dovrebbe aggiungere Gn 22 il racconto del sacrificio di Isacco. Nessuno sa che cosa effettivamente sia successo a quel tempo (1800 a. C.), ma la redazione di quel racconto è di epoca recente. L’idea guida è: Dio non vuole il sacrificio del tuo primogenito come fanno i popoli vicini, ma la tua obbedienza alla fede che consiste nel riscattare il tuo primogenito sacrificando in sua vece un animale.
Anche il nostro racconto di Esodo avrebbe esattamente la funzione di salvare i primogeniti dalle stragi, vale a dire: se tu compi il rito dell’agnello e degli azzimi, il tuo primogenito è riscattato. Quelli che invece non lo compiono, cioè gli egiziani, vedi cosa gli accade…
I testi legislativi insistono molto su questo. E la spiegazione è appunto riportata alla celebrazione della prima pasqua e ripetuta poi in tutte le celebrazioni annuali successive.
Es 12,26 «Allora i vostri figli vi chiederanno: Che significa questo atto di culto? 27 Voi direte loro: È il sacrificio della pasqua per il Signore, il quale è passato oltre le case degli Israeliti in Egitto, quando colpì l’Egitto e salvò le nostre case».
Alla radice di tutto questo sta l’idea pagana che i miei sacrifici sono in grado di piegare la volontà della divinità a mio favore, una sorta di costrizione che acquista maggior forza quanto più grande è il mio sacrificio. E allora cosa c’è di meglio dei miei figli?
Nella Bibbia invece sono presenti anche molti testi spiccatamente cultuali tanto che gli studiosi affermano che il “sitz im leben”, l’ambiente vitale della Bibbia è la liturgia. Sono testi che Dio offre a noi per dirci come desidera essere pregato, adorato, amato.
Proprio come se Dio dicesse: quando vuoi pregare, eccoti il libro di preghiere: il Salterio. E quando hai bisogno che ti conceda qualcosa, compi questo rito in questo modo. Una semplice scorsa al Levitico può essere molto convincente… e lì non ci sono sacrifici di esseri umani.
Quanto ai primogeniti Dio non vuole il loro sacrificio, anzi, per lui è abominio.
Perciò in riti di quel tipo non c’è alcuna salvezza.
Forse perché c’è solo un Primogenito il cui sacrificio dà salvezza… il Suo!