Lettura 30 Es 14 La seconda Pasqua: il passaggio del popolo, terza parte
Condotti da JHWH e dalla Nube arrivano in riva al mare e qui si accorgono di avere l’esercito egiziano alle calcagna.
Quella mano alzata con la quale erano “usciti” (14,18)adesso si abbassa e si alza la rampogna verso Mosè come in Es 5,20-21, ma qui la contestazione è molto più dura e viene da «tutto il popolo».
14,10 «Quando il faraone fu vicino, gli Israeliti alzarono gli occhi: ecco, gli Egiziani muovevano il campo dietro di loro! Allora gli Israeliti ebbero grande paura e gridarono al Signore. 11 Poi dissero a Mosè: «Forse perché non c’erano sepolcri in Egitto ci hai portati a morire nel deserto? Che hai fatto, portandoci fuori dall’Egitto? 12 Non ti dicevamo in Egitto: Lasciaci stare e serviremo gli Egiziani, perché è meglio per noi servire l’Egitto che morire nel deserto?».
Come sempre, è meglio una scodella sicura con un po’ di sboba che essere responsabili della propria libertà!
Il testo sottolinea due aspetti importanti: il popolo è dominato dalla paura (v 10).
Ma Mosè ha una grande fede, quasi ad indicare che l’antidoto alla paura non è il coraggio, ma la fede e infatti lui non ha alcun altro mezzo per affrontare l’esercito di Faraone.
14,13 «Mosè rispose: «Non abbiate paura! Siate forti (in ebraico “fermi”) e “vedrete” la salvezza che il Signore oggi opera per voi; perché gli Egiziani che voi oggi “vedete“, non li “rivedrete” mai più! 14 Il Signore combatterà per voi, e voi starete tranquilli».
Tuttavia non c’è alcuna censura verso i figli d’Israele. Per avere fede bisogna prima “vedere” la sua salvezza (“vedere” è riportato tre volte nel v 13).
E sarà Dio ad operare la “sua” salvezza, ma non senza la partecipazione dell’uomo.
14, 15 JHWH disse a Mosè: «Perché gridi verso di me? Ordina agli Israeliti di riprendere il cammino. 16 Tu intanto alza il bastone, stendi la mano sul mare e dividilo, perché gli Israeliti entrino nel mare all’asciutto.
Sembra banale, ma occorre un uomo che alzi il suo bastone perché Dio operi le sue meraviglie.
Il suo Angelo – Nube – Dio stesso, si interpone tra i due gruppi così che i figli d’Israele possano avanzare mentre gli egiziani restano bloccati da una caligine tenebrosa.Abbiamo poi la narrazione del passaggio del mare proveniente da due tradizioni diverse che la redazione finale ha fuso così bene che solo gli studiosi con fatica sono riusciti a risalire ai racconti originali.
La tradizione J, jahwista, più antica, racconta di un forte vento orientale che prosciuga il maree permette ai fuggiaschi di attraversarlo. Dobbiamo pensare ad un terreno paludoso, una sorta di laguna che ha delle tracce percorribili se è favorevole la combinazione tra maree e vento, qualcosa come l’opposto della “acqua alta” a Venezia. Possono essere tracce che Mosè aveva conosciuto nel corso dei suoi quarant’anni di permanenza nel deserto come pastore. Ovviamente “tracce”, non strade, magari fangose, che consentono il passaggio di pedoni con carichi leggeri e non ai carri e relativi cavalli.
In questo caso si tratterebbe di un fenomeno naturale e il prodigio starebbe nell’essere avvenuto nel momento opportuno.
La tradizione P, sacerdotale, più recente racconta ancora del vento che in questo caso apre un corridoio in mezzo al mare con le acque che formano una muraglia su i due lati. Il film: “I dieci Comandamenti” di De Mille interpreta bene questa tradizione. In questo caso il fenomeno è decisamente soprannaturale.
Questo passaggio “in mezzo alle acque” diventa il simbolo della nascita del popolo eletto, primogenito di JHWH, con il rimando evidente alla nascita di un bambino con relativa rottura delle acque: è l’uscita ad una vita nuova, libera e responsabile.
E questo vuol dire lasciarsi l’Egitto alle spalle.
Gli studiosi si sono affannati a cercare dove questo passaggio possa essere avvenuto esaminando i laghi esistenti tra il Mediterraneo e il Mar Rosso nonché i bracci più orientali del Delta del Nilo. Certo il testo parla di “Mare di Suf” da alcuni inteso come “Mare dei Giunchi” quindi un mare poco profondo, ma pare che questa denominazione sia tardiva. In conclusione il dove e il come restano sconosciuti. La tradizione ritiene sia avvenuto nel Mar Rosso.
Non è poi tanto importante sapere dove l’evento sia accaduto: la coscienza di Israele e poi quella cristiana sono strutturate attorno a questo evento e il Salmo 77 ci ricorda: «Sul mare era la tua strada / i tuoi sentieri sulle acque profonde / e le tue tracce rimasero invisibili». Vedi anche lettura 3.
È importante invece rilevare due professioni di fede espresse a seguito di quell’evento.
Quella dei soldati egiziani:
14,25b «Fuggiamo di fronte a Israele perché JHWH combatte per loro contro gli egiziani».
Quella dei figli di Israele:
14,30-31« Così JHWH salvo Israele in quel giorno dalla mano dell’Egitto e Israele “vide” gli egiziani morti sulla riva del mare. Israele “vide” la mano potente con la quale JHWH aveva agito contro l’Egitto allora ilpopolo “temette” JHWH e “credettero” (hamin) a JHWH e a Mosè suo servo».
Dobbiamo fare alcune osservazioni.
1- La ripetizione del verbo vedere, due volte qui, tre volte al v 13 dice che quella promessa si è realizzata.
2- “Temere JHWH” non vuol dire “avere paura di Dio”, ma avere acquisito il senso profondo delle cose che Lo riguardano, la preziosità e la delicatezza del rapporto con Lui e di conseguenza il “timore” che in qualche modo lo si possa incrinare o ferire. È diventato per me la cosa più cara che ho! Proprio come l’amore per la mia sposa.
3- La traslitterazione di “credettero” con “hamin” non è esatta perché i caratteri disponibili sono limitati, ma vediamo ugualmente che è esattamente la parola che noi pronunciamo come: “amen“. Vale a dire che questa gente se l’è vista brutta, molto brutta, ma quando ha visto i soldati che volevano farli fuori stesi sulla riva, si è rivolta a JHWH e ha pronunciato: “amen”. Ed è la prima volta nella Bibbia che il “popolo eletto” lo esprime!
Forse, di tanto in tanto, anche noi dovremmo fermarci a riflettere sul significato quanto mai coinvolgente del termine, ogni volta che lo pronunciamo.