Lettura 38 Es 17,8-16 Amalek, prima parte
17,8 «Allora Amalek venne a combattere contro Israele a Refidim. 9 Mosè disse a Giosuè: «Scegli per noi alcuni uomini ed esci in battaglia contro Amalek. Domani io starò ritto sulla cima del colle con in mano il bastone di Dio». 10 Giosuè eseguì quanto gli aveva ordinato Mosè per combattere contro Amalek, mentre Mosè, Aronne, e Cur salirono sulla cima del colle. 11 Quando Mosè alzava le mani, Israele era il più forte, ma quando le lasciava cadere, era più forte Amalek. 12 Poiché Mosè sentiva pesare le mani dalla stanchezza, presero una pietra, la collocarono sotto di lui ed egli vi sedette, mentre Aronne e Cur, uno da una parte e l’altro dall’altra, sostenevano le sue mani. Così le sue mani rimasero ferme fino al tramonto del sole. 13 Giosuè sconfisse Amalek e il suo popolo passandoli poi a fil di spada. 14 Allora il Signore disse a Mosè: «Scrivi questo per ricordo nel libro e mettilo negli orecchi di Giosuè: io cancellerò del tutto la memoria di Amalek sotto il cielo!».
Hanno appena superato la seconda prova della sete e contemporaneamente hanno sperimentato che Dio ha accettato di essere messo alla prova – tentato – nasah, che si presenta un’altra sfida.
Il testo originale scrive letteralmente: Es 17,8 «E venne Amalek a combattere contro Israele a Refidim» quasi che con Amalek sia già avvenuto qualcosa di cui il lettore sia a conoscenza.
Lo scontro avviene nello stesso luogo dell’episodio precedente, Refidim, che come già detto non è mai stato localizzato.
Molti esegeti sostengono che questo episodio sia cronologicamente fuori posto, però noi sappiamo che la Bibbia non è un libro di storia ma vuole piuttosto mostrare l’azione di Dio nella nostra storia o, forse, più precisamente, nelle nostre storie e allora ci sforziamo di trovargli un senso.
Il testo ci presenta due scene
La prima riguarda lo scontro tra due eserciti, che dobbiamo verosimilmente pensare storicamente come una battaglia tra due bande armate alla meglio e senza una struttura gerarchica definita, perché è gente appena fuggita dalla schiavitù e che non può avere alcuna esperienza militare. Per usare una battuta delle nostre: una guerra fatta con i forconi e le fionde. Notare che Giosuè va in battaglia solo con «alcuni uomini».
Questa prima scena si svolge nella valle.
La seconda scena è sulla cima di un colle: “Mosè tende la mani verso l’alto“.
Cosa vuol dire “tendere le mani”?
1 Re 8,44 «Quando il tuo popolo uscirà in guerra contro il suo nemico, seguendo le vie in cui l’avrai indirizzato, se ti pregheranno rivolti verso la città che ti sei scelta e verso il tempio che io ho costruito al tuo nome, 45 ascolta dal cielo la loro preghiera e la loro supplica e rendi loro giustizia».
Tb3,11 «In quel momento stese le mani verso la finestra e pregò: «Benedetto sei tu, Dio misericordioso, e benedetto è il tuo nome nei secoli. Ti benedicano tutte le tue opere per sempre. 12 Ora a te alzo la faccia e gli occhi. 13 Di’ che io sia tolta dalla terra, perché non abbia a sentire più insulti. 14 Tu sai, Signore, che sono pura da ogni disonestà con uomo 15 e che non ho disonorato il mio nome, né quello di mio padre nella terra dell’esilio. Io sono l’unica figlia di mio padre. Egli non ha altri figli che possano ereditare, né un fratello vicino, né un parente, per il quale io possa serbarmi come sposa. Già sette mariti ho perduto: perché dovrei vivere ancora? Se tu non vuoi che io muoia, guardami con benevolenza: che io non senta più insulti».
Dn 3,11 «Daniele, quando venne a sapere del decreto del re, si ritirò in casa. Le finestre della sua stanza si aprivano verso Gerusalemme e tre volte al giorno si metteva in ginocchio a pregare e lodava il suo Dio, come era solito fare anche prima».
In questi testi troviamo tre oranti che pregano con lo stesso atteggiamento al quale però noi non siamo abituati.
Il primo fa parte della lunga preghiera che Salomone rivolge a Dio quando viene inaugurato il Tempio di Gerusalemme e il brano riportato riguarda la preghiera per il popolo.
Rileviamo che l’atteggiamento di preghiera implica l’essere rivolti verso il Tempio.
Il secondo brano fa parte della preghiera di Sara, una giovane infelice perché pur sposata sette volte, ha perduto ogni volta il marito prima che le nozze fossero consumate. Essa, che si trova a Ecbatana, nella Media, (attuale Iraq) prega alla finestra e il testo non sente il bisogno di specificare che quella finestra è rivolta verso Gerusalemme perché tutti gli ebrei sanno che si deve pregare in quel modo.
Anche il brano di Daniele presenta la stessa figura.
Allora diventano chiare anche «le mani alzate di Mosè»; nessun sortilegio, nessuna magia, ma una preghiera intensa e prolungata.
Possiamo anche dire che gli ebrei, come risulta dalla Bibbia, quando pregano si voltano verso Gerusalemme.
Anche i musulmani quando pregano si rivolgono verso un luogo: la Mecca
I cristiani non hanno un luogo definito verso il quale pregare però c’è uno stile suggerito da Gesù stesso:
Mt 6,6 «Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».
Allora il luogo della preghiera del cristiano è quello in cui vive, cioè qualunque luogo, ovvero il mondo intero.
Ritornando ad Amalek, notiamo che man mano che il racconto prosegue la prima scena diviene sempre più sfumata fin quasi a sparire, mentre giganteggia la figura di Mosè con quelle mani alzate, tenute su da due aiutanti.
E restano così per tutto il giorno fino al tramonto del sole e la sconfitta di Amalek.
Da sottolineare: non c’è vittoria senza esercito e nemmeno senza quelle mani alzate.
Al solito: Dio aiuta gli uomini, ma gli uomini devono rimboccarsi le maniche.
Es 17,14 Allora il Signore disse a Mosè: «Scrivi questo per ricordo nel libro e mettilo negli orecchi di Giosuè: io cancellerò del tutto la memoria di Amalek sotto il cielo!».
La prima parte è molto importante.
Per la prima volta viene tirato in ballo “il libro”. È la nascita della Bibbia?
E poi «mettilo nel cuore di Giosuè». Per gli ebrei il luogo della memoria non è la mente, ma il cuore. Allora, questa è la nascita della tradizione orale?
La seconda parte è tremenda: «cancellerò del tutto la memoria di Amalek sotto il cielo!» Ed è un impegno di Dio.
Ma il Deuteronomio è ancor più duro:
Dt 25,17 «Ricordati di ciò che ti ha fatto Amalek lungo il cammino quando uscivate dall’Egitto: 18 come ti assalì lungo il cammino e aggredì nella tua carovana tutti i più deboli della retroguardia, mentre tu eri stanco e sfinito, e non ebbe alcun timor di Dio. 19 Quando dunque il Signore tuo Dio ti avrà assicurato tranquillità, liberandoti da tutti i tuoi nemici all’intorno nel paese che il Signore tuo Dio sta per darti in eredità, cancellerai la memoria di Amalek sotto al cielo: non dimenticare»!
Terribile! Non solo bisogna cancellare la memoria di Amalek, ma nello stesso tempo non bisogna dimenticare ciò che “ti ha fatto”.
Allora bisogna esplorare chi è o cosa è Amalek.