Lettura 39 Es 17,8-16 Amalek, seconda parte

17,8 «Allora Amalek venne a combattere contro Israele a Refidim. […] 13Giosuè sconfisse Amalek e il suo popolo passandoli poi a fil di spada. 14Allora il Signore disse a Mosè: «Scrivi questo per ricordo nel libro e mettilo negli orecchi di Giosuè: io cancellerò del tutto la memoria di Amalek sotto il cielo!».

Dobbiamo riflettere sul versetto conclusivo di questo brano e cercare di capire chi sia o cosa rappresenta Amalek.

Abbiamo già avuto l’occasione di dire che la Bibbia non è il resoconto cronachistico del succedersi degli eventi ma è piuttosto la sedimentazione dell’esperienza di Dio che migliaia di generazioni hanno fatto e che ci sono state tramandate. Dapprima tradizioni orali poi scritte e più volte riviste: la parte più rilevante della redazione finale avviene nel post-esilio.

Quindi per comprendere il nostro testo Es 17,8-16 dobbiamo considerare il tema degli amaleciti o amalekiti nella sua unità e complessità perché il senso storico di quei tempi permetteva di spostare avanti e indietro gli avvenimenti svincolandoli dal loro effettivo contesto cronologico.

Le origini degli amaleciti

Gn 36 racconta che Esaù o Edom, da cui “idumei”, fratello di Giacobbe, ebbe dal suo primogenito Elifaz, un nipote che venne chiamato Amalek il quale diede origine a quel popolo. Egli con i suoi discendenti si insediò tra le montagne a nord del Sinai e perciò ai confini meridionali della Giudea. In questo modo erano vicini ai giudei, ma pare che sin dall’inizio i rapporti non furono buoni perché, dicono gli storici, di tanto in tanto facevano spedizioni verso le città degli altri popoli e portavano via tutto quello che potevano: beni, uomini, donne e bambini che sottomettevano o vendevano come schiavi. Essendo ancora nomadi o seminomadi era molto difficile localizzarli e colpirli. Commerciare in esseri umani era parte del “mercato”, vedi ad esempio Giuseppe venduto dai suoi fratelli in Gn 37 ss.

Ricordiamo ancora che non tutto Israele fece l’esperienza della schiavitù d’Egitto e che una buona parte, soprattutto quelli che abitavano in Giudea in Egitto non ci andarono mai. Essi però di tanto in tanto dovevano fare i conti con le imprevedibili razzie di Amalek.

Non a caso il nostro testo inizia con «E venne Amalek a combatter contro Israele a Refidim».

Siamo perciò ancora nello stesso luogo in cui si è svolta la vicenda di Massa e Meriba per cui questo “e venne” rende l’idea che questi razziatori siano quasi venuti fuori all’improvviso.

Saul contro Amalek 1 Sam 15

Troviamo un successivo racconto che riguarda Amalek avvenuto all’inizio della monarchia d’Israele (intorno al 1000 a.C.) quando il primo re, Saul, era riuscito ad affrontare Amalek in una imboscata.

Ma compie il primo peccato che lo porterà alla perdita del trono.

1Sam 15:1 Samuele disse a Saul: 2 Così dice il Signore degli eserciti: Ho considerato ciò che ha fatto Amalek a Israele, ciò che gli ha fatto per via, quando usciva dall’Egitto. 3 Va’ dunque e colpisci Amalek e vota allo sterminio quanto gli appartiene, non lasciarti prendere da compassione per lui, ma uccidi uomini e donne, bambini e lattanti, buoi e pecore, cammelli e asini».[…] 5 Saul venne alla città di Amalek e tese un’imboscata nella valle. 6 Disse inoltre Saul ai Keniti (o Madianiti): «Andate via, ritiratevi dagli Amaleciti prima che vi travolga insieme con loro, poiché avete usato benevolenza con tutti gli Israeliti, quando uscivano dall’Egitto». I Keniti (o Madianiti)si ritirarono da Amalek.7 Saul colpì Amalek da Avila procedendo verso Sur, che è di fronte all’Egitto. 8Egli prese vivo Agag, re di Amalek, e passò a fil di spada tutto il popolo. […] 9Ma Saul e il popolo risparmiarono Agag e il meglio del bestiame minuto e grosso, gli animali grassi e gli agnelli, cioè tutto il meglio, e non vollero sterminarli; invece votarono allo sterminio tutto il bestiame scadente e patito».

Non possiamo riportare integralmente il brano, che però consigliamo di leggere, ma ci preme sottolineare la ragione della spedizione: in questo caso l’azione di Saul non era stata la risposta ad una razzia, come poi accadrà a Davide, ma si è trattato di una “guerra santa di sterminio (herem)” dichiarata da Dio per quello che Amalek aveva fatto agli schiavi in fuga dall’Egitto, che è quanto riporta il nostro brano di Es 17.

È importante rilevare il nome del re amalecita: “Agag” perché sarà richiamato più avanti.

Davide contro Amalek, 1Sam 30

In questo testo, che non possiamo riportare perché molto lungo, (e maggior ragione suggeriamo di leggerlo) si racconta che Amalek fece una delle tante razzie in una città meridionale di Giuda, Ziklag, e la distrusse appiccandole il fuoco.

In quel tempo Davide era prossimo a diventare re; Israele era già un regno che si era imposto sottomettendo i popoli vicini, ma con gli amaleciti c’era stato poco da fare perché non si scontravano mai in campo aperto ma, appunto, compiuta la razzia, sparivano.

In questo caso Davide è fortunato dato che un egiziano schiavo di Amalek, abbandonato perché in fin di vita, lo guida al campo degli amaleciti. Così Davide è in grado di ricuperare bottino, uomini, bambini e donne tra cui due delle sue mogli che erano state rapite.

Il libro di Ester (Tentiamo un breve riassunto, ma è più che consigliabile leggere il testo).

Nel libro di Ester composto nel II° secolo a. C. ma ambientato al tempo del primo post-esilio a Susa capitale della Persia, sotto il re Serse, Assuero per la Bibbia, troviamo un personaggio Amàn, figlio di Hammedàta l’Agaghita, cioè discendente di Agag, il re contro cui aveva combattuto Saul, quindi un amalecita, che diventa primo ministro dell’Impero Persiano.

I persiani avevano costruito un impero esteso dall’India fino al Mediterraneo che comprendeva un grande numero di popoli. In questo enorme impero ogni popolo poteva continuare a coltivare le sue usanze, le sue leggi, la sua religione.

Gli ebrei, che lungo la storia avevano subito diverse vicissitudini e che in questo immenso territorio erano sparsi un po’ dappertutto, potevano tranquillamente continuare a praticare i precetti della loro Legge. Uno di questi vietava di prostrarsi davanti ad un uomo perché l’unico davanti a cui inchinarsi è Dio.

Amàn si sente offeso da questa pratica e quando gli si presenta l’occasione propone al “Re dei Re”, Assuero, di promulgare un editto che ordina di uccidere in un determinato giorno tutti gli ebrei che risiedono nell’impero, Giudea compresa.

La narrazione diventa drammatica, ma, purtroppo, non possiamo riportarla. Sarà Ester, una bellissima ragazza ebrea, che a suo tempo era stata condotta con violenza dentro lo harem di Assuero la quale, diventata regina, convincerà il re ad annullare quella legge. Metterà anche in evidenza la malvagità di Amàn che verrà impiccato.

Così il giorno previsto per la strage diventa giorno di una grande festa, chiamata di Purim, che dura due giorni e dagli ebrei è celebrata ancora oggi.

Nel libro di Ester, come nel racconto di Giuseppe (Gn 37 ss), Dio è presente solo sullo sfondo; non ci sono sacrifici, non ci sono profeti, non ci sono visioni, non ci sono rivelazioni, ma solo la pura fede nella certezza che Dio non abbandona i suoi fedeli. E alla fine si capisce come la tribolazione cui era stata sottoposta Ester all’inizio, faceva parte di un disegno più grande e imprevedibile.

Riteniamo molto importante il seguente versetto 8,12 che fa parte dell’editto del re con il quale salvava tutti gli ebrei dell’impero:

«Così è il caso di Amàn figlio di Hammedàta, il Macedone, il quale estraneo, per la verità, al sangue persiano e ben lontano dalla nostra bontà, accolto come ospite presso di noi, aveva tanto approfittato dell’amicizia che professiamo verso qualunque nazione, da essere proclamato nostro padre e da costituire la seconda personalità nel regno, venendo da tutti onorato con la prostrazione […].»

Come mai un amalecita diventa macedone? Per rispondere dobbiamo passare alla Palestina del II° secolo a.C., cioè al tempo della composizione del racconto perché è questo tempo che si riferisce. 

Antioco Epifane

Il libro di Ester è stato scritto quando a Gerusalemme regna Antioco Epifane, discendente da uno dei generali che alla morte di Alessandro Magno aveva ottenuta la parte dell’Impero Macedone comprendente la Siria e la Palestina all’incirca nel 300 a.C.

Ora, Antioco Epifane aveva impostato una dura politica di forzata ellenizzazione, in contrasto con le liberalità precedenti, descritta in 1Maccabei 1. Quindi “il macedone” cui accenna il libro di Ester è Antioco Epifane.

1 Mac 1,41 «Poi il re prescrisse con decreto a tutto il suo regno, che tutti formassero un sol popolo 42 e ciascuno abbandonasse le proprie leggi. Tutti i popoli consentirono a fare secondo gli ordini del re. 43 Anche molti Israeliti accettarono di servirlo e sacrificarono agli idoli e profanarono il sabato. 44 Il re spedì ancora decreti per mezzo di messaggeri a Gerusalemme e alle città di Giuda, ordinando di seguire usanze straniere al loro paese, 45 di far cessare nel tempio gli olocausti, i sacrifici e le libazioni, di profanare i sabati e le feste 46 e di contaminare il santuario e i fedeli, 47 di innalzare altari, templi ed edicole e sacrificare carni suine e animali immondi, 48 di lasciare che i propri figli, non circoncisi, si contaminassero con ogni impurità e profanazione, 49 così da dimenticare la legge e mutare ogni istituzione, 50 pena la morte a chiunque non avesse agito secondo gli ordini del re. 51 Secondo questi ordini scritti a tutto il regno, stabilì ispettori su tutto il popolo e intimò alle città di Giuda di sacrificare città per città. 52Anche molti del popolo si unirono a loro, tutti i traditori della legge, e commisero il male nella regione 53 e ridussero Israele a nascondersi in ogni possibile rifugio.

54 Nell’anno centoquarantacinque (167 a. C.), il quindici di Casleu il re innalzò l’abominio della desolazione [un idolo sull’altare del tempio]. Anche nelle città vicine di Giuda eressero altari 55 e bruciarono incenso sulle porte delle case e nelle piazze. 56 Stracciavano i libri della legge che riuscivano a trovare e li gettavano nel fuoco. 57Se qualcuno veniva trovato in possesso di una copia del libro dell’alleanza o ardiva obbedire alla legge, la sentenza del re lo condannava a morte. 58 Con prepotenza trattavano gli Israeliti che venivano scoperti ogni mese nella città 59 e specialmente al venticinque del mese, quando sacrificavano sull’ara che era sopra l’altare dei sacrifici [nel tempio]. 60Mettevano a morte, secondo gli ordini, le donne che avevano fatto circoncidere i loro figli, 61con i bambini appesi al collo e con i familiari e quelli che li avevano circoncisi62 Tuttavia molti in Israele si fecero forza e animo a vicenda per non mangiare cibi immondi 63 e preferirono morire pur di non contaminarsi con quei cibi e non disonorare la santa alleanza; così appunto morirono».

Il simbolo di tutto questo viene sintetizzato con due parole: “abominio della desolazione” come riporta il testo originale.

Ora, tutto questo per un ebreo era il Male Assoluto.

Conclusione

Cerchiamo ora di tracciare una pista di riflessione che si potrà comprendere meglio ed arricchire leggendo interamente i testi citati.

Il “mio popolo” “esce” – “yazah” – “esodo” – “viene alla luce”, (lettura 2) uscendo dal grembo dell’Egitto, attraverso una “guerra santa” fatta da JHWH contro Faraone, il quale non è un personaggio storico, ma la personificazione del male, il male Assoluto perché con “ostinazione o indurimento del cuore” va direttamente contro il progetto di Dio.

Appena mossi i primi passi questo “popolo bambino” incontra un nemico, Amalek, che cerca di sopprimerlo. In questo modo Amalek diventa il prosecutore del disegno di Faraone: Amalek è la nuova figura del Male assoluto… che però deve fare i conti con JHWH.

Per questo il profeta Samuele impone al re Saul di sterminare tutto Amalek.

E Saul sarà rigettato come re perché non avendo eseguito completamente lo herem – sterminio, si è messo dalla parte del Male Assoluto.

Questo Male Assoluto fiancheggia tutta la storia del “mio popolo“: lo trova Davide, lo ritroviamo nei due libi dei Maccabei e nel Libro di Ester in cui Dio sconfigge questo male non mediante un esercito, ma… “una donna”!

Che è il massimo dell’umiliazione di tutti i Faraoni e di tutti i poteri.

È la stessa “figura” presente nel nostro testo di Es 17 che via via si ripete e si rinforza nella storia.

Infatti, la battaglia è vinta dall’esercito di Giosuè o dalle mani alzate di Mosè?