Lettura 50 Es 24,12-18; 31,18; 32,1-35 Il vitello d’oro e la rottura dell’Alleanza – berit, prima parte

La parte finale del capitolo 24 insieme ai capitoli 32-34 costituisce un racconto unitario e dal punto di vista della struttura sono il centro della Torah e del Pentateuco. Un breve schema:

24,12-18 parla di Mosè che va sul Sinai e vi rimane per 40 giorni e 40 notti.

c. 32 tratta la vicenda del vitello d’oro e le sue drammatiche conseguenze.

c. 33 l’appassionata intercessione di Mosè presso Dio a favore del popolo idolatra.

c. 34 l’apparizione divina e il rinnovamento dell’Alleanza.

Il racconto è tuttavia interrotto dai cc 25 – 31che prescrivono come deve essere costruito il Santuario, scelti e ordinati i Ministri del culto. Esamineremo questa parte più avanti per non spezzare lo svolgersi della narrazione.

Nel leggere questi capitoli dobbiamo sempre tenere presente il loro insieme perché una lettura analitica che non tenga conto del tutto, rischia di farli apparire molto confusi. Invece siamo di fronte all’opera di un redattore molto sottile che ha cercato di mettere in evidenza i contrasti tra scene che si svolgono contemporaneamente in luoghi diversi. 

Il Vitello d’oro. Una premessa storica.

Abbiamo una precisa affermazione storica di “Vitelli d’oro” riportata dalla Bibbia stessa, ma dobbiamo prima esporre brevemente come si è arrivati ad essi.

La conquista di Canaan, di cui i libri di Giosuè e Giudici raccontano alcuni episodi, non era avvenuta mediante una guerra fatta da tutto Israele cacciando i cananei, ma piuttosto attraverso un lungo processo di penetrazione, assimilazione, integrazione e soprattutto di sedentarizzazione.

Ricordiamo poi che in Egitto non soggiornò tutto il popolo d’Israele, ma soltanto una piccola parte di esso, alla quale poi si identificarono tutti gli altri assumendone anche l’identità religiosa e cultuale. Per esempio lo jahvismo è stato portato da coloro che fecero l’esperienza dell’esodo ed erano venuti a contatto con i madianiti.

Dobbiamo anche tenere presente che Canaan è sempre stato un paese “cuscinetto” compresso dalle due grandi potenze dell’epoca: l’Egitto da una parte e dall’altra la Mesopotamia con i vari imperi che si sono avvicendati l’uno dopo l’altro.

Intorno al 1100 a. C. l’Egitto e l’Assiria, che dominava la Mesopotamia vivono un periodo di debolezza politica e militare per cui Canaan può godere di una certa indipendenza.

È questo il periodo in cui nasce il Regno di Israele, prima con Saul, poi con Davide e infine con Salomone.

Verso l’anno 1000 si ha per opera di Davide la presa di Gerusalemme, ultima roccaforte dei cananei e, di seguito, sotto Salomone, la costruzione del tempio.

Poiché la politica si è sempre interessata delle faccende religiose, tanto più nell’Antico Oriente in cui vigeva la concezione teocratica dello stato, viene unificato il culto per unificare tutte le tribù. Così sono soppressi e talvolta distrutti tutti i santuari sparsi sul territorio compresi quelli citati dalla stessa Bibbia, come : Sichem, Silo, Betel, ecc. resi famosi dai racconti dei Patriarchi. L’unico luogo in cui si può esercitare il culto diventa il tempio di Gerusalemme e a tutti è prescritto di recarsi una volta all’anno al tempio per compiere un sacrificio. In questo modo tutti gli ebrei si trovano legati a Gerusalemme.

Quando nel 931 a. C. si ha la divisione politica e nasce a Nord il Regno d’Israele e a Sud il Regno di Giuda, il re del Nord, Geroboamo, organizza anche uno scisma religioso, ma ovviamente il motivo è politico. (Per saperne di più: J. A. Soggin, Storia d’Israele, Paideia)

Parte di questo è raccontato in 1 Re 12 che consigliamo di leggere interamente, mentre riportiamo ciò che riguarda più direttamente il Vitello d’oro.

1 Re 12, 26 «Geroboamo pensò: «In questa situazione il regno potrebbe tornare alla casa di Davide. 27 Se questo popolo verrà a Gerusalemme per compiervi sacrifici nel tempio, il cuore di questo popolo si rivolgerà verso il suo signore, verso Roboamo re di Giuda; mi uccideranno e ritorneranno da Roboamo, re di Giuda». 28 Consigliatosi, il re preparò due vitelli d’oro e disse al popolo: «Siete andati troppo a Gerusalemme! Ecco, Israele, il tuo dio, che ti ha fatto uscire dal paese d’Egitto». 29 Ne collocò uno a Betel e l’altro lo pose in Dan. 30 Questo fatto portò al peccato; il popolo, infatti, andava sino a Dan per prostrarsi davanti a uno di quelli.

31 Egli edificò templi sulle alture e costituì sacerdoti, presi qua e là dal popolo, i quali non erano discendenti di Levi32 Geroboamo istituì una festa nell’ottavo mese, il quindici del mese, simile alla festa che si celebrava in Giuda. Egli stesso salì sull’altare; così fece a Betel per sacrificare ai vitelli che aveva eretti; a Betel stabilì sacerdoti dei templi da lui eretti sulle alture».

Vogliamo attirare l’attenzione su: “due vitelli d’oro” e sui sacerdoti “non discendenti da Levi“.

Quando in epoca moderna si inizia a studiare la Bibbia secondo quel metodo che poi sarà chiamato “storico critico”, risulta facile affermare che questi sono i “veri” vitelli d’oro mentre quello del Sinai sarebbe solo un racconto mitico. Affermazione rafforzata da 32,4b che in ebraico suona: «ecco i tuoi dèi Israele». Così tutto sarebbe ridotto ad una banale trasposizione di eventi storici dovuta alla polemica politica, ma in verità al Sinai non sarebbe successo niente di tutto questo.

Però il problema è ben più complesso.

Nella nota esegetica 6 (vedi glosse) abbiamo cercato di spiegare che il rapporto della Torah con il tempo non è fondato su di un principio storico, ma teologico ed esattamente: la Torah c’è sin dall’inizio. Quando nella Scrittura leggiamo”sta scritto” vuol dire che quell’affermazione esiste da sempre perché Dio l’aveva già scritta nel suo libro sin dall’inizio.

Ora, nel nostro caso il sapiente, l’autore ispirato, cerca di spiegare come mai tra gli israeliti l’idolatria è così diffusa e trova questa risposta: perché Israele è idolatra fina dall’origine. Quando ancora stava formandosi come popolo, lì ai piedi del Sinai, proprio lì si è costruito un idolo. Questo è il suo “peccato originale”.

Visto così il “Vitello d’oro” sarebbe una eziologia della situazione attuale di Israele. E su questo possiamo concordare perché ce lo suggerisce la lettura sincronica del testo 

Però anche la storia ha qualcosa da dire.

Questa gente viene dall’Egitto dove tra gli altri si adora il dio Api che viene “rappresentato” da un toro. Quando arrivano in Canaan trovano il dio Baal anch’esso “rappresentato” da un toro. Teniamo presente: “rappresentato”.

Il sincretismo religioso, mettere insieme due o più religioni, o più semplicemente diverse forme religiose e a quel tempo era molto facile perché il monoteismo impiega molto tempo ad affermarsi.

(Forse non è il caso di essere troppo rigorosi nel giudicare quei tempi perché la nostra “religione fai da te” non è cosa molto diversa).

Infatti l’archeologia poi ha rivelato che anche in zone ebraiche si sono trovate piccole statue o amuleti che rappresentano un toro. Un toro chi? Api? Baal? JHWH?

A sostegno di questi comportamenti sincretistici abbiamo poi la predicazione profetica a partire da Elia (900 – 800 a. C.) che condanna duramente chi pratica questi culti, senza esitare ad usare la spada. Vedi ad esempio 1 Re 17-18.

Sopra abbiamo raccomandato di tenere presente “rappresentato”.

I primi comandamenti del Decalogo, che tratteremo più avanti, dicono

Es 20:1 Dio allora pronunciò tutte queste parole: 2 «Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla condizione di schiavitù: 3 non avrai altri dèi di fronte a me4 Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra5 Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai. Perché io JHWH sono il tuo Dio, un Dio geloso… »

Per il momento vogliamo richiamare l’attenzione su due aspetti:

1- L’unicità di Dio, il monoteismo viene espresso in due forme: “non avrai altri dèi di fronte a me” e ” Io JHWH sono un Dio geloso”.

2- La presenza di Dio non ha bisogno di immagini perché qualunque immagine lo renderebbe “cosa”. Il comando è categorico: «Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra».

Attenzione “idolo” viene dal greco eidon: forma, immagine, ciò che vedo…

Ma Dio non può essere visto e tanto meno “rappresentato” perché nulla può “rappresentare” ciò che non si può vedere.

Allora che il Vitello d’oro rappresenti un idolo o voglia essere una “rappresentazione” di JHWH è comunque radicalmente contro il comandamento.

Ma allora non c’è proprio niente da vedere?

Certo, si può vedere l’icona. Dal greco, eikonizo: raffiguro, disegno, “rappresento”.

Ma questo è possibile solo dopo che Dio si è Incarnato.