Lettura 54 Es 32,33 – 34,5-9 Dio lascia in sospeso una minaccia, prima parte
La preghiera di Mosè ha avuto successo?
Potremmo parlare di successo parziale perché rimane in sospeso una minaccia. «…ma nel giorno della mia visita (paqad) punirò li punirò(paqad) per il loro peccato».
Allora dobbiamo comprendere come Dio “punisce” e in cosa consiste la punizione.
Di conseguenza dobbiamo esaminare la struttura dei brani successivi per cogliere il reale modo di agire di Dio e la mediazione di Mosè.
La struttura che proponiamo tenendo presente i suggerimenti di B. Childs e G.A. Borgonovo è la seguente:
32,33 – 33, 3Dialogo del castigo
33,4 – 6 La reazione del popolo
33,7 – 11 La Tenda dell’Incontro
33,12 – 23 Dialogo del perdono; nuova preghiera di Mosè
34,5 – 9 Teofania del perdono
Abbiamo già avuto modo di dire che, in genere, la struttura degli scritti del tempo poneva al centro l’elemento più importante.
Al centro di questa struttura sta la “Tenda dell’Incontro“, il luogo in cui è sempre possibile incontrare Dio. E questo mostra che al di là di ogni castigo Dio ha sempre mantenuto un legame con il “Suo” popolo.
32,33 – 33, 3 Dialogo del castigo
Es 32,33 «Il Signore disse a Mosè: «Io cancellerò dal mio libro colui che ha peccato contro di me. 34 Ora va’, conduci il popolo là dove io ti ho detto. Ecco il mio angelo ti precederà; ma nel giorno della mia visita (paqad) li punirò (paqad) per il loro peccato». 35 Il Signore percosse il popolo, perché aveva fatto il vitello fabbricato da Aronne.
Es 33,1 Il Signore parlò a Mosè: «Su, esci di qui tu e il popolo che “hai fatto uscire” dal paese d’Egitto, verso la terra che ho promesso con giuramento ad Abramo, a Isacco e a Giacobbe, dicendo: Alla tua discendenza la darò. 2 Manderò davanti a te un angelo e scaccerò il Cananeo, l’Amorreo, l’Hittita, il Perizzita, l’Eveo e il Gebuseo. 3 Va’ pure verso la terra dove scorre latte e miele… Ma io non verrò in mezzo a te, per non doverti sterminare lungo il cammino, perché tu sei un popolo di dura cervice».
Dio ordina a Mosè di condurre il popolo dove è stato stabilito. Ma cosa vuol dire con le parole: « che hai fatto uscire…»? E dove mettiamo le dieci piaghe? E la strage dei primogeniti? E l’attraversamento prodigioso del mare? E la Nube? E gli interventi altrettanto prodigiosi nel deserto? E Lui, JHWH, dov’era?
Dio parla come se con tutta questa storia non avesse mai avuto a che fare. Una sorta di smentita di tutto quello che “Lui” ha fatto. Una liberazione frutto di un’idea, di un capriccio di Mosè. Dio non ne vuole più sapere!
Così, da qui in poi, ci sarà un angelo ma non chiaro se ci sarà solo per scacciare gli altri popoli da Canaan o se sarà presente anche lungo il cammino per arrivare alla Terra. E la Nube che indicava la presenza di Dio?
Questo Angelo richiama Es 23,20-23, ma là la sua funzione era caratterizzata da «il mio nome è in lui»: una presenza di JHWH mediata dall’Angelo.
Invece in questo caso l’Angelo segnala l’assenza di Dio come viene subito chiarito dai versetti successivi ben due volte.
Comunque Dio si dichiara impegnato solo perché l’aveva promesso ai Padri. E Lui è fedele alle “Sue” promesse, ma non è assolutamente impegnato con questa gente.
Sembra che non voglia più avere a che fare con questo popolo.
Il castigo viene espresso dal v 3:
Es 33,3 «Va’ pure verso la terra dove scorre latte e miele… Ma io non verrò in mezzo a te, per non doverti sterminare lungo il cammino, perché tu sei un popolo di dura cervice».
Questa dichiarazione di Dio rimanda chiaramente a quella del popolo vista nella lettura precedente:
Es 32,1 «Il popolo, vedendo che Mosè tardava a scendere dalla montagna, si affollò intorno ad Aronne e gli disse: «Facci un dio che cammini alla nostra testa…».
Il popolo si è scelto un dio altro da JHWH e adesso deve subirne le conseguenze.
Ma la seconda parte del versetto «per non doverti sterminare» esprime anche una forma di protezione.
Santità e peccato non possono stare insieme. L’accostamento al divino richiede purità, un tema che avevamo elaborato nella lettura 46 a proposito del sacro. In questo caso non possono essere tollerate pratiche idolatriche nella relazione con il Dio Unico.
Anche in questa situazione si rende necessario un processo di purificazione.
33,4 – 6 La reazione del popolo
33,4 «Il popolo udì questa triste notizia e tutti fecero lutto: nessuno più indossò i suoi ornamenti.
5 Il Signore disse a Mosè: «Riferisci agli Israeliti: Voi siete un popolo di dura cervice; se per un momento io venissi in mezzo a te, io ti sterminerei. Ora togliti i tuoi ornamenti e poi saprò che cosa dovrò farti».
6 Gli Israeliti si spogliarono (strapparono) dei loro ornamenti dal monte Oreb in poi».
Il tema degli ornamenti è particolarmente interessante perché nel capitolo precedente una parte di essi era stata usata per costruire il vitello d’oro, quindi funzionali all’idolatria. Ora gli stessi ornamenti diventano segno di conversione, di pentimento e purificazione.
Il v6 chiarisce che quel gesto è radicale. Il verbo ebraico qui tradotto con “si spogliarono” può essere inteso anche come “si strapparono”.
Gesto radicale anche perché dura nel tempo: un segno che permane a memoria del peccato commesso.
Se è così, allora Mosè si sente incoraggiato a tornare presso Dio per cercare di farlo tornare sui suoi passi perché è impossibile proseguire il cammino senza che “JHWH stia in mezzo a noi”.
Però è da sottolineare l’ultima parte del v5 «…e poi saprò che cosa dovrò farti».
Forse il pentimento e l’atteggiamento di conversione del popolo sono riusciti a modificare l’intenzione di Dio verso il “Suo” popolo?