Lettura 60 Es 34,5-8 La teofania, seconda parte

La teofania presenta un’esperienza mistica di Dio (5-6a) e ad un evento di parola (6b – 7) durante il quale Dio presenta la sua “carta d’identità” (vista nella precedente lettura) e la reazione di Mosè non può essere che la presentazione della “carta d’identità” di Israele.

34,8 «Mosè si curvò in fretta fino a terra e si prostrò. 9 Disse: «Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, mio Signore, che il Signore cammini in mezzo a noi. Sì, è un popolo di dura cervice, ma tu perdona la nostra colpa e il nostro peccato: fa’ di noi la tua eredità / nahalah».

Davanti alla santità di Dio l’uomo non può che riconoscersi peccatore e inadeguato a quella prossimità.

Però Mosè trova ancora il coraggio di pregare per il suo/ Suo popolo con il quale ha definitivamente scelto di essere solidale, infatti dice: «perdona il nostro peccato» anche se lui quel peccato non l’ha commesso perché mentre facevano baldoria davanti al Vitello d’oro, lui era con Dio sul monte.

E poi aggiunge: «fa’ di noi la tua eredità / nahalah».

Avevamo già trovato un termine simile in 19,5 (Lettura 43)

19,5 «Ora, se vorrete ascoltare la mia voce e custodirete la mia alleanza, voi sarete per me la segullah/ “tesoro” (Cei: eredità) tra tutti i popoli, perché mia è tutta la terra! 6 Voi sarete per me un regno di sacerdoti e una nazione santa».

Ma in questo nostro caso viene usato proprio il termine “eredità” traslitterabile con “nahalah” che a noi però fa sempre pensare a qualcuno che è morto e costringe gli eredi ad andare dal notaio e magari a litigare tra di loro. Per la Bibbia e Israele le cose non stanno così e lo spieghiamo rifacendoci, per quanto ci interessa, al racconto della vigna di Nabot di 1 Re 21:

21,1 «In seguito avvenne il seguente episodio. Nabot di Izreèl possedeva una vigna vicino al palazzo di Acab re di Samaria. 2 Acab disse a Nabot: «Cedimi la tua vigna; siccome è vicina alla mia casa, ne farei un giardino verdeggiante. In cambio ti darò una vigna migliore oppure, se preferisci, te la pagherò in denaro al prezzo che vale». 3 Nabot rispose ad Acab: «Mi maledica JHWH dal cederti l’eredità/nahalah dei miei padri».

Secondo il nostro metro di giudizio Nabot è uno sprovveduto perché se il re per un suo capriccio vuole allargare il suo giardino, da quello scambio potrebbe ricavare un grande vantaggio economico.

Ma qui c’è dimezzo la “Teologia della Terra” e la fedeltà alla Legge.

La «Terra per la tua discendenza» è uno dei contenuti fondamentali della Promessa di Dio ad Abramo (Gn 12,7).

Ora, il cammino di Esodo, che noi stiamo seguendo, è appunto il percorso che quella “discendenza” sta compiendo per giungere a possedere la «Terra in cui scorre latte e miele» che Dio ha stabilito di dare loro «scacciando davanti a te l’Amorreo, il Cananeo, lo Hittita, il Perizzita, l’Eveo, e il Gebuseo» Es 34,11.

Allora la Terra è esattamente il dono di Dio al popolo liberato e la realizzazione della promessa fatta ad Abramo.

Una volta conquistata la terra, al tempo di Giosuè, essa viene divisa tra le tribù e ogni tribù provvede a distribuirla tra i diversi capi famiglia.

Verso la Terra è istituito un rapporto speciale, sintetizzato molto bene nel secondo racconto della creazione, il più antico, che narra come prima che ci fosse l’uomo, la terra era un grande disastro perché nessuno la curava e la irrigava.

Allora Dio crea l’uomo e costruisce il giardino di Eden.

Gn 2,15 «JHWH Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden perché lo ABAD servisse (Cei: coltivasse) e lo SHAMAR osservare/custodire».

I due verbi “abad” e “shamar” sono gli stessi da applicare nei confronti della Legge che, appunto deve essere “servita” e “custodita/osservata“. Preferiamo lasciare “servire” anziché coltivare, perché la terra esigge molto di più che la semplice coltivazione; ha bisogno di canali per irrigare, di essere difesa dalle frane, dalle alluvioni, ecc.

Allora l’atteggiamento dell’uomo verso la Terra che ha ricevuto dai Padri, dono di Dio, è il servizio e la custodia. Perché questo è il comando di Dio.

Di conseguenza la Terra non è un bene economico che può essere scambiato, venduto o acquistato perché essa è il segno della benedizione di Dio data ai Padri e da essi tramandata ai figli e che anche tu devi servire e custodire perché poi la possa dare ai tuoi figli di generazione in generazione: è la loro eredità / nahalah.

Nabot ha questo rapporto “religioso” con la sua vigna. Sua? di Dio? della famiglia? Di tutti e tre; lui può solo servirla e custodirla. (Vedi Lettura 17-ss del commento su Elia)

Invece Acab, il re che ha sposato una fenicia e ha importato culti idolatri e usanze straniere, considera la terra un bene economico che si può commerciare. Con un rapporto tra le due destinazioni ben diverso.

La vigna è una pianta che non cresce ovunque, ma è legata alle condizioni climatiche e alle caratteristiche del terreno. Non puoi impiantarla dove ti pare, ma è puro dono della natura o di Dio, tenuto anche conto delle tecniche di coltivazione del tempo.

Il giardino invece è il risultato del lavoro umano: richiede molta acqua, che in Palestina non è che abbondi; e magari il proprietario ha il capriccio di coltivarci anche piante esotiche che esigono molte cure.

C’è un comando preciso della Legge a riguardo di questa eredità / nahalah:

Nm 36,7 Nessuna eredità tra gli Israeliti potrà passare da una tribù all’altra, ma ciascuno degli Israeliti si terrà vincolato all’eredità della tribù dei suoi padri. 8 Ogni fanciulla che possiede una eredità in una tribù degli Israeliti, si mariterà ad uno che appartenga ad una famiglia della tribù di suo padre, perché ognuno degli Israeliti rimanga nel possesso dell’eredità dei suoi padri 9 e nessuna eredità passi da una tribù all’altra; ognuna delle tribù degli Israeliti si terrà vincolata alla propria eredità».

È chiaro che tra Acab e Nabot lo scontro è inevitabile, ma a noi interessa soltanto evidenziare i due approcci contrastanti.

Precisamente vogliamo comprendere cosa pensa Mosè o lo scrittore sacro, quando usa il termine “eredità / nahalah”. E possiamo sostenere che dicendo «fa’ di noi la tua eredità» intende dire: “fa’ di noi il tuo tesoro prezioso che Tu JHWH “servi e custodisci”, che cioè rendi prospero e fecondo, difendendolo da tutte le insidie e i pericoli esterni ed interni.

Già, ma cosa pensa Dio della Sua eredità / vigna / Israele?

Il “Canto della Vigna” di Isaia 5 (che non commentiamo) lo illustra senza bisogno di tante spiegazioni.