Lettura 61 Es 34,5-8 La teofania, terza parte
Approfittiamo della domanda lasciata in sospeso al termine della lettura precedente: “Cosa pensa Dio della “Sua” eredità / vigna / Israele”, per soffermarci su un attributo di Dio che deve essere affiancato a quelli già visti. Esso appare molte volte nella Bibbia ed è il concetto di “Dio geloso“. Ovviamente l’analogia con la gelosia umana trova qualche limite perché nel caso umano l’altro, uomo o donna, è un soggetto esistente, ma nel caso di Dio, gli idoli sono oggetto di credenze prive di fondamento.
Certo oggi un marito o fidanzato geloso è considerato in modo molto negativo: fa pensare a certe figure comiche o a persecuzioni tipo stalking. Però non bisogna sottovalutare che gelosia e zelo hanno la stessa radice e teniamo comunque presente la gradazione tra geloso, zelante e indifferente.
La Bibbia usa l’idea di “Dio geloso”per indicare l’amore o l’innamoramento insieme alla fedeltà di Dio per Israele da un lato e dall’altro l’incapacità del popolo di essere fedele perché sempre rincorre gli idoli.
Is 5:1 Canterò per il mio diletto / il mio cantico d’amore per la sua (1)vigna.
Il mio diletto possedeva una (2)vigna / sopra un fertile colle.
2 Egli l’aveva vangata e sgombrata dai sassi / e vi aveva piantato scelte viti;
vi aveva costruito in mezzo una torre /e scavato anche un tino.
Egli aspettava che (1) facesse uva, / ma essa (2) fece uva selvatica.
3 Or dunque, abitanti di Gerusalemme / e uomini di Giuda, / siate voi giudici fra me e la mia (3)vigna.
4 Che cosa dovevo (3) fare ancora alla mia (4)vigna / che io non abbia (4) fatto?
Perché, mentre aspettavo che (5) facesse uva, / essa ha (6) fatto uva selvatica?
5 Ora voglio farvi conoscere /ciò che sto per (7) fare alla mia (5)vigna:
toglierò la sua siepe / e si trasformerà in pascolo; /demolirò il suo muro di cinta/e verrà calpestata.
6 La renderò un deserto,/non sarà potata né vangata
e vi cresceranno rovi e pruni;/alle nubi comanderò di non mandarvi la pioggia.
7 Ebbene, la (6)vigna del Signore degli eserciti / è la casa di Israele;
gli abitanti di Giuda / la sua piantagione preferita.
Egli si aspettava giustizia/ed ecco spargimento di sangue,/
attendeva rettitudine / ed ecco grida di oppressi.
Tecnicamente il testo è un “rib”, il racconto di un processo in un tribunale e lo dividiamo come segue:
1-2=> quello che “il mio diletto” ha fatto e che entra nel testo come parte lesa.
3-4=> Gli abitanti di Giuda e Gerusalemme chiamati a giudicare tra ciò che ha fatto “il mio diletto” e quello che la vigna aveva restituito.
5-6=> uscita dalla metafora: quelli chiamati a giudicare diventano imputati perché essi sono la vigna; il “mio diletto” è Dio stesso che provvederà ad eseguire la sentenza.
Importante osservazione circa la struttura del testo.
=> 7 volte il verbo “fare”: 7 è il numero del compimento perfetto; di più non era possibile
=> 3 volte il verbo “aspettare”: 3 è il numero della pienezza.
=> 6 volte il termine “vigna”: è un numero imperfetto; ne manca uno per fare 7; vale a dire che la sentenza resta sospesa.
Questa sentenza la troviamo in Osea.
Però mentre Isaia ha usato la metafora della vigna, Osea, vissuto intorno al 750 a.C. usa quella dell’amore coniugale (non riportiamo il primo capitolo che fa da introduzione, ma è bene dargli una veloce lettura).
Os 2,4 Accusate vostra madre, / accusatela,/ perché essa non è più mia moglie/ e io non sono più suo marito!/
Si tolga dalla faccia i segni delle sue prostituzioni / e i segni del suo adulterio dal suo petto;
5 altrimenti la spoglierò tutta nuda/e la renderò come quando nacque/
e la ridurrò a un deserto, come una terra arida, / e la farò morire di sete.
6 I suoi figli non li amerò, /perché sono figli di prostituzione.
7 La loro madre si è prostituita, /la loro genitrice si è coperta di vergogna.
Essa ha detto: «Seguirò i miei amanti,/che mi danno il mio pane e la mia acqua,
la mia lana, il mio lino, / il mio olio e le mie bevande».
8 Perciò ecco, ti sbarrerò la strada di spine / e ne cingerò il recinto di barriere /e non ritroverà i suoi sentieri.
9 Inseguirà i suoi amanti, /ma non li raggiungerà, / li cercherà senza trovarli.
Allora dirà: «Ritornerò al mio marito di prima / perché ero più felice di ora».
10 Non capì che io le davo /grano, vino nuovo e olio
e le prodigavo l’argento e l’oro / che hanno usato per Baal.
11 Perciò anch’io tornerò a riprendere
il mio grano, a suo tempo,/ il mio vino nuovo nella sua stagione;
ritirerò la lana e il lino /che dovevano coprire le sue nudità.
12 Scoprirò allora le su vergogne / agli occhi dei suoi amanti e nessuno la toglierà dalle mie mani.
13 Farò cessare tutte le sue gioie, / le feste, i noviluni, i sabati, tutte le sue solennità.
14 Devasterò le sue viti e i suoi fichi, / di cui essa diceva: «Ecco il dono che mi han dato i miei amanti».
La ridurrò a una sterpaglia / e a un pascolo di animali selvatici.
15 Le farò scontare i giorni dei Baal, / quando bruciava loro i profumi,
si adornava di anelli e di collane / e seguiva i suoi amanti / mentre dimenticava me! /- Oracolo di JHWH.
16 Perciò, ecco, la attirerò a me, / la condurrò nel deserto/ e parlerò al suo cuore.
17 Le renderò le sue vigne / e trasformerò la valle di Acòr / in porta di speranza.
Là canterà / come nei giorni della sua giovinezza, / come quando uscì dal paese d’Egitto.
18 E avverrà in quel giorno / – oracolo di JHWH–
mi chiamerai: Marito mio,/ e non mi chiamerai più: Mio padrone.
19 Le toglierò dalla bocca / i nomi dei Baal, / che non saranno più ricordati.
20 In quel tempo farò per loro un’alleanza / con le bestie della terra / e gli uccelli del cielo
e con i rettili del suolo; / arco e spada e guerra /eliminerò dal paese; / e li farò riposare tranquilli.
21 Ti farò mia sposa per sempre, / ti farò mia sposa
nella giustizia e nel diritto, / nella benevolenza e nella HESED (amore),
22 ti fidanzerò con me nella HANAN (fedeltà) / e tu conoscerai il Signore.
23 E avverrà in quel giorno / – oracolo di JHWH–
io risponderò al cielo / ed esso risponderà alla terra;
24 la terra risponderà con il grano, / il vino nuovo e l’olio / e questi risponderanno a Izreèl.
25 Io li seminerò di nuovo per me nel paese /e amerò Non-Amata; / e Non-Mio-Popolo lo chiamerò:
Popolo-mio, / ed egli mi risponderà: Mio Dio.
Osserviamo che il v16 presenta una radicale cesura rispetto ai versetti precedenti. Fino al v15 troviamo un continuo susseguirsi di accuse e minacce alle quali dovrebbe logicamente seguire un castigo e invece viene instaurato il linguaggio dell’amore e della seduzione.Le dichiarazioni “Oracolo di JHWH”, danno alle affermazioni successive la rilevanza di un decreto divino assoluto.
Allora Dio è incapace di essere conseguente alle sue minacce? Certo che no. Le minacce hanno lo scopo di indurre questo popolo «di dura cervice» a riflettere sulla sua condizione e tornare al suo Dio e che il “giudizio di Dio” coincide con un nuovo incontro.
Perché Dio è sempre pronto a perdonare, non perché qualcuno lo costringe, ma perché Lui è così.
Lui è sempre fedele al suo Nome e alle promesse fatte ai Padri.