Lettura 68 Es 20,22 -23,31 Il Codice dell’Alleanza, prima parte
Trattiamo prima il Codice dell’Alleanza perché richiede un’elaborazione meno complessa di quella che sarà necessaria per il Decalogo.
Quando in epoca moderna la critica storica prese in considerazione questa legge ritenne che fosse un codice barbaro, primitivo fatto da gente rozza ed incivile.
Infatti un codice che prevede l’applicazione della “Legge del Taglione” merita tutti gli aggettivi negativi del vocabolario.
Es 21,23 «Ma se segue una disgrazia, allora pagherai vita per vita: 24 occhio per occhio, dente per dente, mano per mano, piede per piede, 25 bruciatura per bruciatura, ferita per ferita, livido per livido».
Se però si valuta una legge più antica come quella che troviamo nell’elenco dei discendenti di Caino alla quarta generazione troviamo Lamech che alle mogli Ada e Zilla, dichiara:
Gn4,23 «Lamech disse alle mogli: / «Ada e Zilla, ascoltate la mia voce; / mogli di Lamech, porgete l’orecchio al mio dire: / Ho ucciso un uomo per una mia scalfittura / e un ragazzo per un mio livido. / 24 Sette volte sarà vendicato Caino / ma Lamech settantasette».
Eppure all’origine di questa stirpe troviamo Caino che dopo avere ucciso il fratello Abele, a Dio che lo chiama a rendere conto del suo gesto, dice:
Gn 4,13 «Disse Caino a JHWH: «Troppo grande è la mia colpa per ottenere perdono! 14 Ecco, Tu mi scacci oggi da questo suolo e io mi dovrò nascondere lontano da te; io sarò ramingo e fuggiasco sulla terra e chiunque mi incontrerà mi potrà uccidere». 15 Ma JHWH gli disse: «Però chiunque ucciderà Caino subirà la vendetta sette volte!». JHWH impose a Caino un segno, perché non lo colpisse chiunque l’avesse incontrato».
Il passo non è di facile interpretazione perché Dio, da un lato pone un segno di protezione e dall’altro apre alla possibilità della vendetta. Certo come deterrente, ma sempre di vendetta si tratta.
Però la proposizione nella forma impersonale dovrebbe essere interpretata come “vendetta riservata a Dio” e questo ci porta nella prospettiva presente in parecchi salmi nei quali il giusto, il povero, l’oppresso chiede a Dio di essere vendicato. Ma, appunto, a Dio perché a nessuno è permesso di vendicarsi. (Vedi ad esempio: Sl 5,11; 10,15; 31,18; 54,7, ecc.
Come poi Dio attui questa vendetta è un problema che riguarda esclusivamente Dio stesso perché la sua “vendetta” include anche il pentimento e la conversione del peccatore. (Vedi Sl 51, Miserere).
Allora potremmo dire che nel piano di Dio non c’è la “Legge del Taglione” e che essa è una concessione che Egli fa a quelle società pre rendere possibile la convivenza e limitare i danni causati dalla violenza.
Diversamente potremmo avere una vendetta alla Lamech, senza limiti perché il simbolo connesso al numero settantasette esprime esattamente: “senza limite alcuno”.
In definitiva la “Legge del Taglione” svolge la funzione di moderare le dimensioni della vendetta.
Tornando alle critiche fatte dalla modernità al nostro testo, esse vengono messe a tacere quando nel 1901 uno scavo archeologico porta alla luce il Codice di Hammurabi.
Costui era un re vissuto in Mesopotamia, una delle zone più fertili, ricche e civili di quei tempi. Siamo tra il 1800 e il 1750 a. C., grosso modo lo stesso periodo in cui Abramo abbandona Ur, una città di quel regno, perché JHWH vuole fare per mezzo suo qualcosa di grandioso.
Ebbene il Codice di Hammurabi, che si può facilmente trovare in internet, è composto da 282 articoli e tra di essi è presente anche la “Legge del Taglione” dal 195 in poi.
Certo che alla nostra sensibilità la Legge del Taglione non può che andare di traverso, ma a quei tempi esistevano altri mezzi per fermare i violenti?
Non esisteva l’idea di ricuperare il colpevole alla società, non esistevano prigioni dove scontare una pena limitata nel tempo, esistevano soltanto le punizioni con tanto di lavori forzati, mutilazioni, schiavitù nelle miniere e pena di morte a go-go.
Ora, se pensiamo ad una cultura nomade, costituita da diversi clan, senza un’autorità statale superiore che istituisca un apparato giudiziario e legislativo, l’unica forma che consenta di limitare: furti di cose e di persone per venderli come schiavi, rapine, violenza sulle donne, omicidi, ecc., non può essere che la vendetta o il timore della vendetta.
La Legge del Taglione costituisce un compromesso che, accettato per secoli da tutti, consente di limitare i danni e soprattutto evitare la nascita di faide tra famiglie all’interno dello stesso clan e tra un clan e l’altro.
Nella Bibbia troviamo un episodio che mostra chiaramente cosa accade quando questa legge “barbara” (?) non viene applicata. È quanto viene narrato in Gn 34, che non possiamo riportare per motivi di spazio, ma che raccomandiamo di leggere. Si tratta della violenza o supposta tale, subita da Dina, una delle figlie di Giacobbe, che ha avuto come conseguenza finale lo sterminio degli abitanti dell’intera città di Sichem.
Se in quel caso fosse stata applicata la Legge del Taglione sarebbe stata evitata una strage.
Un ultima cosa. I nostri riferimenti al Codice di Hammurabi non vogliono giustificare la “Legge del Taglione” o altre norme presenti nel Codice dell’Alleanza, anche perché un’indagine del genere richiederebbe di prendere in esame tutte le leggi degli altri popoli dell’Antico Vicino Oriente e la cosa non ci interessa più di tanto, ma ci servono per esporre un altro principio che la Rivelazione e le Scritture ci suggeriscono.
Se utilizziamo la classica suddivisione dell’Antico Testamento in tre parti: Torah, Profeti e infine gli Altri Scritti che i cristiani chiamano “Sapienza”, scopriamo che quest’ultima parte non è proprietà esclusiva dei giudeo-cristiani, ma è presente, pur in diverse forme, anche in altre culture.
Per usare una asserzione classica, tra Hokmah, sapienza ebraico- biblica e Sofia esistono grandissime somiglianze, tanto che gli antichi Padri greci consideravano Platone il Mosè ellenico.
Questo ci dice una cosa fantastica: Dio sin dall’inizio ha comunicato il suo Logos, (maiuscolo perché il riferimento a Gv 1 non è casuale) a tutti gli uomini «nati sotto il sole» e allora non dobbiamo sorprenderci più di tanto se troviamo perle di saggezza sparse ovunque…
Proprio perché, come ci insegnato Gesù Cristo, Dio è l’Abbà di ogni essere umano approdato su questo pianeta.