Lettura 73 Es 22,24 – 25 Il Codice dell’Alleanza, sesta parte
Non è facile fare un discorso rigoroso e sintetico sul tema del prestito / interesse / usura, perché è un argomento che ha subito profondi cambiamenti nel corso della storia. Già il codice di Hammurabi 1700-1800 a. C. contiene alcuni articoli che lo riguardano perché l’interesse a fronte di un prestito non deve diventare usura.
Anche a noi risulta semplice dire che l’interesse non deve diventare usura, ma non è altrettanto semplice stabilire il discrimine tra l’uno e l’altra.
Se presto un oggetto che non uso, è corretto che chieda un compenso posto che l’oggetto non si usuri? Ma se presto del denaro con cui tu hai prodotto una grande ricchezza non è lecito che io partecipi ad una parte di quella ricchezza aggiuntiva?
Noi diamo per scontato che un prestito in danaro frutti interesse, tant’è che teniamo in tasca quanto serve per le spese correnti e il resto è depositato presso una banca, che dovrebbe dare un interesse. Prestato a sua volta a imprenditori e famiglie esso è in grado di contribuire a produrre dei beni che prima non c’erano. Allora è accettabile che chi ha prestato abbia una quota di quella nuova ricchezza. Poi, sai, c’è l’inflazione, la svalutazione, ecc…
Ma se il prestito riguarda la possibilità di superare un periodo di penuria o di carestia come accadeva spesso nelle società agricole in conseguenza della perdita del raccolto per una semplice gelata, un’ epidemia tra gli animali, ecc. e oggi dovremmo parlare di disoccupazione, è ancora lecito parlare di interesse per un prestito?
A maggior ragione ci rendiamo conto che il confine tra interesse e usura/strozzinaggio è alquanto mobile.
Il brano biblico oggetto della nostra lettura non sembra riferirsi ad una realtà economica come la nostra, però ha molto da dirci.
Es 22,24 «Se tu presti denaro a qualcuno del mio popolo, all’indigente che sta con te, non ti comporterai con lui da usuraio voi non dovete imporgli alcun interesse».
Avevamo visto nelle letture precedenti che chi non fosse in grado di onorare i suoi debiti si vendeva come schiavo magari dopo avere già venduto figli e figlie e probabilmente è questo lo scenario in cui è pensato il nostro testo.
L’ebraico distingue tra interesse e usura solo per la finale dei due termini: la “h” in un caso la “k” che tuttavia dal punto di vista fonetico non si differenziano, quindi possiamo dire che appartengono alla stessa radicale che è quella del verbo “mordere”.
Abbiamo già avuto modo di dire che anche nella nostra lingua i termini astratti hanno tutti un riferimento “empirico”; se posso dire che una persona è di carattere “ruvido” è perché sappiamo cos’è la carta vetrata; se diciamo che è “dolce” è perché conosciamo la differenza tra lo zucchero e il limone e così via. Così fa anche l’ebraico, che nel nostro caso rende il concetto di “interesse” con “mordere”, tanto che Rashi, uno studioso ebraico medievale, così commenta: «L’interesse assomiglia al “morso” di un serpente… una piccola ferita al piede di una persona che al momento non si accorge, ma poi il piede si gonfia e così tutto il corpo».
E noi potremmo aggiungere che a furia di “mordere” non resta più nulla di quel corpo.
Ci rendiamo conto che in questo caso si sta parlando di ciò che chiameremmo “usura”, però nel complesso la differenza tra interesse ed usura dipende dalle condizioni di colui che si trova nel bisogno, che è l’immagine a cui sembra riferirsi il nostro passo.
Se facciamo una traduzione letterale del versetto 24 leggeremmo così:
v24«Se presti argento a uno del mio popolo nel bisogno non sarai per lui “nosheh” (uno che morde) non imporrete a lui “neshek” (morsi)».
Addirittura i versetti successivi tendono ad eliminare anche il pegno per il prestito:
25 «Se prendi in pegno il mantello del tuo prossimo, glielo renderai al tramonto del sole, 26 perché è la sua sola coperta, è il mantello per la sua pelle; come potrebbe coprirsi dormendo? Altrimenti, quando “griderà” a me io lo ascolterò perché hanan (pietoso) io sono».
Avevamo incontrato “hanan” alle letture 57 e 59 e avevamo detto che “hanan” si può rendere solo con un’immagine: una mamma “chinata” sul suo piccolino.
E ancora una volta ritroviamo il “grido” che diventa preghiera efficace.
Il libro del Levitico è ancora più preciso:
Lv 25,35 «Se il tuo fratello che è presso di te cade in miseria ed è privo di mezzi, aiutalo, come un forestiero e inquilino, perché possa vivere presso di te. 36 Non prendere da lui interessi, né utili; ma temi il tuo Dio e fa’ vivere il tuo fratello presso di te. 37 Non gli presterai il denaro a interesse, né gli darai il vitto a usura. 38 Io sono JHWH vostro Dio, che vi ho fatto uscire dal paese d’Egitto, per darvi il paese di Canaan, per essere il vostro Dio».
Qui viene motivato anche il perché di questo comportamento verso il fratello, che dà un significato tutto particolare al comandamento: non è perché il fratello lo meriti, ma perché «…Io vi ho fatto uscire dal paese d’Egitto».
Dobbiamo comunque sottolineare che questo comportamento in relazione al “prestito senza interesse” vale solo per quelli del “mio popolo”, non per i gentili.
Ora, il cristianesimo primitivo prende alla lettera questo testo nonché:
Lc 6,32 «Se amate quelli che vi amano, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso. 33 E se fate del bene a coloro che vi fanno del bene, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso. 34 E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, che merito ne avrete? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto. 35 Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e il vostro premio sarà grande e sarete figli dell’Altissimo; perché egli è benevolo verso gl’ingrati e i malvagi».
E anche il motivo di tale comportamento è analogo a quello dell’antico precetto: «… perché Dio è benevolo (hanan?) verso gli ingrati ed i malvagi».
Ne segue che i cristiani prestano senza richiedere degli interessi.
Al contrario gli ebrei prestano ad interesse ai cristiani, che non appartengono al loro popolo, perché non hanno alcun comandamento che lo vieti.
Questa situazione costituisce la radice che porterà alla formazione delle grandi banche ebraiche in Europa.
Non è questo il luogo per tracciare una storia finanziaria ma possiamo aggiungere che con la ripresa economica del 1200 e il passare del tempo anche i cristiani accettano il prestito con interesse.
Oggi, però, siamo arrivati non solo all’interesse ma anche alla rendita dell’investimento valutata non tanto in termini di produzione di beni e servizi, ma esclusivamente di rendimenti finanziari spiccatamente speculativi.
L’ammonizione di “restituire il mantello”di es 22,25 è completamente disattesa.
Anzi, se si tratta di fare soldi, non solo non si restituiscono i mantelli, ma si “fregano” milioni di mantelli.
L’unica precauzione è quella di fare bene i conti…
Dimenticando, però, che c’è anche Qualcun Altro che fa i Suoi conti!