Lettura 76 Es 20,1- 17 Il Decalogo: un approccio iniziale, prima parte

Potremmo riflettere sul testo del Decalogo in modo sincronico, senza cioè tenere conto del suo lungo processo di formazione. Se lo facessimo, finiremmo per perdere sicuramente una visione piena e concreta dell’importanza che esso ha avuto per i figli d’Israele.

Un altro punto a riguardo della importanza del Decalogo lo possiamo ricavare realizzando un confronto accurato con altri testi giuridici presenti nella Bibbia.

Nelle precedente letture avevamo trattato il “Codice dell’Alleanza” (Es 20,22 -24,18) che inizia con queste parole:

Es 20,22 «Il Signore disse a Mosè: «Dirai agli Israeliti: Avete visto che vi ho parlato dal cielo»!

Dopo l’episodio del vitello d’oro, quando Mosè scende dal monte con le nuove tavole della Legge troviamo:Es 34,31 «Mosè allora li chiamò e Aronne, con tutti i capi della comunità, andò da lui. Mosè parlò a loro. 32 Si avvicinarono dopo di loro tutti gli Israeliti ed egli ingiunse loro ciò che il Signore gli aveva ordinato sul monte Sinai».

E poco più avanti quando espone la Legge:

Es 35,1 «Mosè radunò tutta la comunità degli Israeliti e disse loro: «Queste sono le cose che il Signore ha comandato di fare…».

Il libro del Levitico contiene una raccolta di leggi chiamata: “Codice di santità” (Lv 17 – 23) che inizia così:

Lv 17,1 «Il Signore disse ancora a Mosè: 2 «Parla ad Aronne, ai suoi figli e a tutti gli Israeliti e riferisci loro: Questo il Signore ha ordinato:..».

Anche in Deuteronomio è sempre Mosè che parla a nome di Dio:

Dt 6,1 «Questi sono i comandi, le leggi e le norme che il Signore vostro Dio ha ordinato di insegnarvi, perché li mettiate in pratica nel paese in cui state per entrare per prenderne possesso…».

Tutto passa attraverso Mosè!

In tutta la Bibbia c’è un solo codice che viene proclamato direttamente da Dio: il Decalogo.

Es 20,1 « E Dio pronunciò tutte queste parole (debarim)…».

Non solo, ma nel Decalogo presente in Deuteronomio, dipendente da un’altra tradizione, il testo termina così:

Dt 5,22 «Queste parole pronunciò il Signore, parlando a tutta la vostra assemblea, sul monte, dal fuoco, dalla nube e dall’oscurità, con voce poderosa, e non aggiunse altro».

Allora solo al Decalogo è riservata una proclamazione diretta da parte di Dio, senza alcuna mediazione umana e queste ultime parole “non aggiunse altro” dicono che esso è completo, che ha raggiunto la perfezione.

Si tratta di un’importanza ed una differenza sostanziale!

Il Decalogo costituisce una proclamazione “assoluta”, cioè slegata da ogni condizione: manca il soggetto concreto a cui è rivolta, ma i verbi sono sempre alla seconda persona singolare, cioè rivolti a un “tu” che può essere ogni “tu” che legge il testo e ogni “tu” i cui timpani sono fatti vibrare dal suono di queste “Debarim – Parole”.

In definitiva: “Dieci Parole” valide per tutti gli uomini… di ogni tempo e di ogni luogo.

Anche in altre leggi appare il “tu”, ma viene alternato con il “voi” e con il “si” della terza persona; qui esiste esclusivamente il “tu”. E anche questo lo differenzia da altri codici.

Salvo alcune eccezioni la formulazione dei comandamenti è al negativo in modo da evidenziare l’imperatività del comando. Infatti se, per esempio, formulassimo positivamente il “non uccidere” con un “favorisci la vita, promuovi la vita, ecc.”, ci renderemmo subito conto quanto risulterebbe difficile dare contenuto positivo al comando.

Il carattere imperativo è favorito anche dalla lingua ebraica che, come il francese, pone l’accento tonico sull’ultima sillaba, per cui ogni parola sembra un ordine, un comando.

Si distingue dagli altri codici perché è composto esclusivamente da norme apodittiche, debarim, mentre tutti gli altri contengono insieme norme apodittiche e norme casuistiche, mishpatim.

Altro elemento di distinzione e che ne sottolinea la rilevanza è l’impossibilità per gli studiosi di definire un periodo storico al quale potrebbe essere riferito, vale a dire: tutte le altre leggi senza grande difficoltà possono essere attribuite al periodo monarchico, al periodo nomadico, al post-esilio,ecc. ma il Decalogo finora ha resistito ad ogni tentativo di essere storicamente collocato.

Strana legge il Decalogo! Non vi sono sanzioni. I giuristi sarebbero subito pronti a definirlo una non-legge, oppure… Oppure è una legge che si rivolge a ciò che vi è più di profondo nel cuore dell’uomo. È lì che sta la sanzione. Sai, una volta che la pena è stata scontata uno può sentirsi libero, ma quando hai dentro qualcosa che ti rode… non puoi più pareggiare i conti.

Abbiamo detto che il Decalogo, l’Antica Legge, contiene prevalentemente comandi negativi: quello che al di sotto del quale non si può andare. Però tutto ciò che sta sopra è il risultato dell’impegno di ogni “tu”.

È esattamente ciò che suggerisce la Nuova Legge, le Beatitudini di Mt 5,3 ss….

«Beati i poveri in spirito… Beati gli afflitti… Beati i miti… Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia… Beati i misericordiosi… Beati i puri di cuore… Beati gli operatori di pace…»

Però queste non sono prescrizioni, ma indicazioni di un cammino.