Lettura 79 20,1-17 Il Decalogo, quarta parte
I° Comandamento: Io sono il signore Dio tuo, non avrai altro Dio fuori di me. (prima parte)
Es 20,2« Anoki / io JHWH tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla condizione di schiavitù:
3 non avrai altri dèi di fronte a me. 4 Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra. 5 Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai. Perché Anoki/ io JHWH sono il tuo Dio, un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione, per coloro che mi odiano, 6 ma che dimostra il suo favore fino a mille generazioni, per quelli che mi amano e osservano i miei comandi».
La numerazione delle Dieci Parole secondo la tradizione occidentale consente di includere il I° comandamento, a mo’ di cornice, tra due autopresentazioni di Dio o professioni di fede.
I^ presentazione / professione
v 2 «Io sono JHWH sono il tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla condizione di schiavitù».
Parliamo di professione di fede, perché queste parole pronunciate da Dio,ripetute poi dal credente nella liturgia diventano una vera e propria confessione di fede, che dice chi è Dio per me.
Non è cosa diversa da quello che noi manifestiamo quando recitiamo il Credo o facciamo il Segno della Croce… che, se sono detti o fatti intenzionalmente, sono molto, molto impegnativi.
Il v 2 è una prima “autopresentazione” di Dio in cui Egli richiama il Suo nome già rivelato a Mosè nella teofania del roveto ardente di Es 3 (Letture 16 – 17).
Quel Dio che aveva detto: “Anoki JHWH” il cui senso, come abbiamo commentato, era: «Io sono colui che è» (con grande gioia dei cultori dell’ontologia) ora ha acquisito la consistenza della liberazione. Allora possiamo concordare con gli esegeti i quali sostengono che la pienezza di quel nome è: «Io sono colui che è per te… Sono colui che è presente in mezzo a te… Sono colui che mostra la sua vicinanza in una storia comune… Sono colui che cammina in mezzo al mio popolo». Proprio perché Dio manifesta il Suo nome all’interno di una relazione; una relazione fattiva che si fa “storia” che si fa “liberazione”.
Il Dio esodico è sperimentabile: è il Liberatore!
Di conseguenza la Legge che sta per essere consegnata non è mercenaria, nel senso che la liberazione non è stata condizionata dall’osservanza della Legge, ma l’ha preceduta: la Hesed – Grazia ha preceduto l’adempimento della norma.
II^ presentazione / professione
v 5b «…perché anoki / io JHWH sono il tuo Dio, un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione, per coloro che mi odiano, 6 ma che dimostra il suo favore fino a mille generazioni, per quelli che mi amano e osservano i miei comandi».
Appare in questo testo la “gelosia di Dio” un tema che abbiamo già trattato nella lettura 50 e più diffusamente nella lettura 61. Ricordiamo solo che con “gelosia”si vuole indicare l’innamoramento di Dio per il suo popolo insieme alla sua fedeltà: è solo Lui che rimane fedele alla Sua parola, alla Sua Alleanza, alle Sue promesse… al contrario di Israele.
Da ultimo, la “gelosia di Dio” è un modo iniziale per affermare il monoteismo opportunamente qui richiamata come rafforzamento del comandamento appena proclamato nei versetti che vedremo nella prossima lettura.
Questi versetti sono un’altra “autopresentazione” di Dio che usa una formulazione più sintetica di quella pronunciata in 34,6 in occasione delle riconsegna delle tavole della Legge dopo l’episodio del vitello d’oro, che d’accordo con diversi esegeti, abbiamo chiamato “Carta d’identità di Dio”. Rimandiamo al commento fatto per tale occasione alla lettura 59.
Tuttavia non possiamo trascurare il fatto che proprio mentre Dio sta proclamando per la prima volta la Legge, indichi quello che seguirà ad un’eventuale trasgressione: «… sono un Dio che punisce la colpa dei padri sui figli fino alla terza e alla quarta generazione per quelli che mi odiano e fa hesed /grazia a migliaia per quelli che mi amano».
La prima parte fa appello all’esigenza della giustizia mentre la seconda indica la dimensione della hesed, cioè grazia e fedeltà di Dio.
Il rapporto quattro a mille evidenzia la sproporzione tra punizione e perdono; una sproporzione ancora più grande del semplice rapporto aritmetico perché il numero mille indica simbolicamente una quantità non misurabile.
Vale a dire che Dio offre un perdono senza misura.
“Strano” questo Dio che mentre dà la Legge apre al perdono per chi la trasgredisce! Si vede proprio che sa bene com’è fatto l’uomo!
Il successivo racconto del Vitello d’oro e la ricomposizione dell’Alleanza ne sono l’applicazione concreta.
Nota teologica
Può sorprendere il modo con cui il catechismo introduce e chiude il primo comandamento: «Io sono il Signore Dio tuo, non avrai altro Dio fuori di me». Un comando secco che ha saltato a piè pari le due autopresentazioni di Dio. Come mai?
Quel catechismo redatto all’inizio del ‘900 da Pio X e che le persone di una certa età conoscono a memoria, risentiva della teologia dell’800. Essa aveva da poco riscoperto il tema della Rivelazione e le attribuiva il significato di comunicazione di una dottrina, di una legge per attuare una vita buona e realizzare la società perfetta.
Poi tutto il percorso fatto dalla teologia del ‘900 che ha ripreso lo studio degli antichi Padri accompagnato dal progresso degli studi biblici, ha portato a riscoprire la Rivelazione come “Autocomunicazione di Dio stesso”, cioè Dio non ci ha trasmesso semplicemente leggi o dottrine, ma nientemeno che se stesso.
L’Eucaristia ne è la prova.
(Per saperne di più vedi i capitoli 23 -26 della sezione “Riscoprire il concilio Vaticano II” in questo stesso sito al seguente link: http://www.pisteuo.it/riscoperta_vaticano_II_archivi )
Ovviamente il Catechismo della Chiesa Cattolica, promulgato nel 1997 ha cambiato l’impostazione che riporta per intero il testo biblico. Esso può essere facilmente consultato o scaricato dal sito del Vaticano.
A questo testo rimandiamo anche per una lettura “dottrinale” dei singoli comandamenti.