Lettura 23 Struttura e commenti del Decalogo Dt 5 – 6
Nella prima lettura riportavamo una nota d P. Beauchamp che a sua volta riportava una osservazione di un grande esegeta come Wellhausen che parlando dei primi 11 capitoli di Deuteronomio annotava come fossero gonfi di osservazioni che riguardavano la Torah, senza mai entrare nei contenuti e facevano passare la voglia di continuarne la lettura.
Osservazione che possiamo condividere se facciamo una lettura superficiale del libro in questione, ma essa cambia radicalmente se ne guardiamo la struttura, perché allora troviamo che questa è la parte più profonda e significativa del nostro libro.
Dobbiamo pertanto fare lo sforzo di cogliere e apprezzare la struttura appoggiandoci al lavoro svolto da Norbert Lohfink che ha studiato a fondo questo libro, pubblicando un testo di più di mille pagine, per ora, disponibile solo in tedesco. Per questo ci affidiamo a lavori della Facoltà Teologica di Milano e in particolare alle dispense di G. A. Borgonovo.
In questa Lettura abbiamo a che fare con l’inizio del secondo discorso di Mosè. Che descrive il luogo in cui detto discorso venne pronunciato, facendo anche un breve riassunto storico degli eventi avvenuti in precedenza.
Dal punto di vista strutturale 4,44-49 contiene degli indizi che rimandano all’inizio del primo discorso per cui potrebbe essere inteso come “inclusione” che chiude il primo discorso. Se fosse così il secondo discorso inizierebbe con 5,1. Lasciamo agli esperti la decisione su questo problema che è secondario al fine della nostra esplorazione.
Di seguito riportiamo i testi con poche righe di commento perché se ne possa cogliere la struttura che è estremamente importante. Un commento più approfondito lo rimandiamo alle prossime letture.
INTRODUZIONE
Abbiamo qui l’introduzione al secondo discorso fatta dal redattore che racconta ciò che Mosè ha (o avrebbe) detto.
Dt 4,44 «Questa è la legge che Mosè espose agli Israeliti. 45 Queste sono le istruzioni, le leggi e le norme che Mosè diede agli Israeliti quando furono usciti dall’Egitto, 46 oltre il Giordano, nella valle di fronte a Bet-Peor, nel paese di Sicon re degli Amorrei che abitava in Chesbon, e che Mosè e gli Israeliti sconfissero quando furono usciti dall’Egitto. 47 Essi avevano preso possesso del paese di lui e del paese di Og re di Basan – due re Amorrei che stavano oltre il Giordano, verso oriente -, 48 da Aroer, che è sull’orlo della valle dell’Arnon, fino al monte Sirion, cioè l’Ermon, 49 con tutta l’Araba oltre il Giordano, verso oriente, fino al mare dell’Araba sotto le pendici del Pisga». Dt 5,1 Mosè convocò tutto Israele e disse loro:…».
La collocazione geografica e storica di questo secondo discorso di Mosè potrebbe essere considerata inutile se pensiamo che essa è già stata trattata dettagliatamente nei precedenti capitoli, ma 5-11, come già sappiamo dalla Lettura 06, farebbero parte dell’aggiunta fatta dopo il ritrovamento al tempo di re Giosia del Codice Deuteronomico, Dt 12- 26, durante lavori di ristrutturazione del tempio di Gerusalemme. Quanto tempo dopo essi furono composti non è definito, ma gli studiosi ritengono durante l’Esilio.
Dividiamo questo inizio in due sezioni
PRIMA SEZIONE 5,1 – 6,3
1- Richiamo degli elementi essenziali dell’Esodo 5,1b – 5 che richiamano l’esclusività di Israele rispetto agli altri popoli per cui sono il Popolo Eletto
Dt 5,1b «Ascolta, Israele, le leggi e le norme che oggi io proclamo dinanzi a voi: imparatele e custoditele e mettetele in pratica. 2 JHWH nostro Dio ha stabilito con noi un’Alleanza sull’Oreb. 3 JHWH non ha stabilito questa Alleanza con i nostri padri, ma con noi che siamo qui oggi tutti in vita. 4 JHWH vi ha parlato faccia a faccia sul monte dal fuoco, 5 mentre io stavo tra JHWH e voi, per riferirvi la parola di JHWH, perché voi avevate paura di quel fuoco e non eravate saliti sul monte. Egli disse:
2- il Decalogo o le Dieci parole 5,6 – 5,21
6 «Io sono JHWH, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese di Egitto, dalla condizione servile. 7 Non avere altri dèi di fronte a me. 8 Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù in cielo, né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra. 9 Non ti prostrerai davanti a quelle cose e non le servirai. Perché io JHWH tuo Dio sono un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione per quanti mi odiano, 10 ma usa misericordia fino a mille generazioni verso coloro che mi amano e osservano i miei comandamenti.
11 Non pronunciare invano il nome di JHWH tuo Dio perché JHWH non ritiene innocente chi pronuncia il suo nome invano.
12 Osserva il giorno di sabato per santificarlo, come JHWH Dio tuo ti ha comandato. 13 Sei giorni faticherai e farai ogni lavoro, 14 ma il settimo giorno è il Sabato per JHWH tuo Dio: non fare lavoro alcuno né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo schiavo, né la tua schiava, né il tuo bue, né il tuo asino, né alcuna delle tue bestie, né il forestiero, che sta entro le tue porte, perché il tuo schiavo e la tua schiava si riposino come te. 15 Ricordati che sei stato schiavo nel paese d’Egitto e che il Signore tuo Dio ti ha fatto uscire di là con mano potente e braccio teso; perciò il Signore tuo Dio ti ordina di osservare il giorno di sabato.
16 Onora tuo padre e tua madre, come JHWH Dio tuo ti ha comandato, perché la tua vita sia lunga e tu sii felice nel paese che JHWH tuo Dio ti dà.
17 Non uccidere. / 18 Non commettere adulterio. / 19 Non rubare. / 20 Non pronunciare falsa testimonianza contro il tuo prossimo.
21 Non desiderare la moglie del tuo prossimo. Non desiderare la casa del tuo prossimo, né il suo campo, né il suo schiavo, né la sua schiava, né il suo bue, né il suo asino, né alcuna delle cose che sono del tuo prossimo».
Si noti lo spazio occupato dal primo comandamento e con esso il terzo, rispetto a tutti gli altri. Questo evidenzia l’importanza che viene data alla relazione con Dio.
3- La teofania dell’Oreb 5,22 – 27
22 «Queste parole pronunciò JHWH, parlando a tutta la vostra assemblea, sul monte, dal fuoco, dalla nube e dall’oscurità, con voce poderosa, e non aggiunse altro. Le scrisse su due tavole di pietra e me le diede.
23 All’udire la voce in mezzo alle tenebre, mentre il monte era tutto in fiamme, i vostri capitribù e i vostri anziani si avvicinarono tutti a me 24 e dissero: Ecco JHWH nostro Dio ci ha mostrato la sua gloria e la sua grandezza e noi abbiamo udito la sua voce dal fuoco; oggi abbiamo visto che Dio può parlare con l’uomo e l’uomo restare vivo. 25 Ma ora, perché dovremmo morire? Questo grande fuoco infatti ci consumerà; se continuiamo a udire ancora la voce di JHWH nostro Dio moriremo. 26 Poiché chi tra tutti i mortali ha udito come noi la voce del Dio vivente parlare dal fuoco ed è rimasto vivo? 27 Avvicinati tu e ascolta quanto JHWH nostro Dio dirà; ci riferirai quanto JHWH nostro Dio ti avrà detto e noi lo ascolteremo e lo faremo».
Le parole della Torah sono fondate su di una storia: l’uscita prodigiosa dall’Egitto e quella che si è svolta ai piedi dell’Oreb che non può essere dimenticata perché accompagnata da fenomeni naturali straordinari.
4- La mediazione di Mosè 5,28 – 31
28 «JHWH udì le vostre parole, mentre mi parlavate, e mi disse: Ho udito le parole che questo popolo ti ha rivolte; quanto hanno detto va bene. 29 Oh, se avessero sempre un tal cuore, da temermi e da osservare tutti i miei comandi, per essere felici loro e i loro figli per sempre! 30 Va’ e di’ loro: Tornate alle vostre tende; ma tu resta qui con me 31 e io ti detterò tutti i comandi, tutte le leggi e le norme che dovrai insegnare loro, perché le mettano in pratica nel paese che io sto per dare in loro possesso».
5 – L’osservanza e la condizionalità 5,32 – 6,3
32 «Badate dunque di fare come JHWH vostro Dio vi ha comandato; non ve ne discostate né a destra né a sinistra; 33 camminate in tutto e per tutto per la via che JHWH vostro Dio vi ha prescritta, perché viviate e siate felici e rimaniate a lungo nel paese di cui avrete il possesso.
Dt 6,1 Questi sono i comandi, le leggi e le norme che JHWH vostro Dio ha ordinato di insegnarvi, perché li mettiate in pratica nel paese in cui state per entrare per prenderne possesso; 2 perché tu tema JHWH tuo Dio osservando per tutti i giorni della tua vita, tu, il tuo figlio e il figlio del tuo figlio, tutte le sue leggi e tutti i suoi comandi che io ti dò e così sia lunga la tua vita. 3 Ascolta, o Israele, e bada di metterli in pratica; perché tu sia felice e cresciate molto di numero nel paese dove scorre il latte e il miele, come JHWH, Dio dei tuoi padri, ti ha detto».
Qui emerge chiaramente la condizione per una vita lunga e felice ripetuta due volte. È la tipica caratteristica del Deuteronomio che deriva direttamente dall’esperienza seguita alla perdita della Terra, attribuita alla non osservanza della Torah.
SECONDA SEZIONE 6,4 – 25
1- prima formulazione
4 «Ascolta, Israele: JHWH è il nostro Dio, JHWH è uno solo. 5 Tu amerai JHWH tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze».
Un richiamo sintetico al primo comandamento e all’unicità di Dio contro il politeismo sperimentato a Babilonia. È la formula che gli ebrei ancora oggi recitano all’inizio di ogni preghiera.
2- prima attualizzazione
6 «Questi precetti che oggi ti dò, ti stiano fissi nel cuore; 7 li ripeterai ai tuoi figli, ne parlerai quando sarai seduto in casa tua, quando camminerai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai. 8 Te li legherai alla mano come un segno, ti saranno come un pendaglio tra gli occhi 9 e li scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte».
3- il primo comandamento in forma condizionale
10 «Quando JHWH tuo Dio ti avrà fatto entrare nel paese che ai tuoi padri Abramo, Isacco e Giacobbe aveva giurato di darti; quando ti avrà condotto alle città grandi e belle che tu non hai edificate, 11 alle case piene di ogni bene che tu non hai riempite, alle cisterne scavate ma non da te, alle vigne e agli oliveti che tu non hai piantati, quando avrai mangiato e ti sarai saziato, 12 guardati dal dimenticare JHWH, che ti ha fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla condizione servile. 13 Temerai JHWH Dio tuo, lo servirai e giurerai per il suo nome.
14 Non seguirete altri dèi, divinità dei popoli che vi staranno attorno, 15 perché JHWH tuo Dio che sta in mezzo a te, è un Dio geloso; l’ira di JHWH tuo Dio si accenderebbe contro di te e ti distruggerebbe dalla terra».
La “gelosia” di Dio è un modo per esprimere l’attaccamento di JHWH al suo popolo a cui deve corrispondere la fedeltà alle leggi che si esprime nel timore di Dio. Gelosia e timore sono i due sentimenti che legano Dio e popolo reciprocamente.
4- seconda attualizzazione
16 «Non tenterete JHWH vostro Dio come lo tentaste a Massa. 17 Osserverete diligentemente i comandi di JHWH vostro Dio, le istruzioni e le leggi che vi ha date. 18 Farai ciò che è giusto e buono agli occhi di JHWH, perché tu sia felice ed entri in possesso della fertile terra che JHWH giurò ai tuoi padri di darti, 19 dopo che egli avrà scacciati tutti i tuoi nemici davanti a te, come JHWH ha promesso».
5- ancora il primo comandamento
20 «Quando in avvenire tuo figlio ti domanderà: Che significano queste istruzioni, queste leggi e queste norme che JHWH nostro Dio vi ha date? 21 tu risponderai a tuo figlio: Eravamo schiavi del faraone in Egitto e JHWH ci fece uscire dall’Egitto con mano potente. 22 JHWH operò sotto i nostri occhi segni e prodigi grandi e terribili contro l’Egitto, contro il faraone e contro tutta la sua casa. 23 Ci fece uscire di là per condurci nel paese che aveva giurato ai nostri padri di darci. 24 Allora JHWH ci ordinò di mettere in pratica tutte queste leggi, temendo JHWH nostro Dio così da essere sempre felici ed essere conservati in vita, come appunto siamo oggi. 25 La giustizia consisterà per noi nel mettere in pratica tutti questi comandi, davanti a JHWH Dio nostro, come ci ha ordinato».
Una lettura affrettata ci porta a pensare questo testo come un’accozzaglia di riflessioni e norme senza capo ne coda, ma se ci caliamo nel periodo storico in cui esso fu compilato, cioè nell’Esilio o nell’immediato post Esilio quando gli esiliati, appunto, vengono a contatto con l’idea di un solo Dio che si era manifestato come tale non solo all’Oreb, ma anche a Babilonia (Ez 1) contro tutto l’Olimpo babilonese che rigurgitava di dèi e divinità, allora comprendiamo il continuo ritorno a riflettere e tenere vivo nella memoria soprattutto il primo comandamento.
È una riflessione così importante che non si esprime solo in questi due capitoli ma che sarà anche il tema dei capitoli 7-11 che ci separano dal Codice Deuteronomico.
Lohfink spiega questa apparente confusione sostenendo che il redattore finale ha dovuto cercare di fondere leggi e liturgie provenienti dal Regno del Nord con leggi e liturgie provenienti da Gerusalemme. Egli espone anche un paragone riferito al cristianesimo: è come il tentativo di fondere insieme la liturgia cattolica con quella greco ortodossa.
Però questa osservazione ci induce anche a pensare che i rotoli ritrovati nel Tempio al tempo di re Giosia non contenessero soltanto il Codice Deuteronomico dei capitoli 12-26, ma anche altre parti che sono confluite nei capitoli 5-11.
Non possiamo chiudere questa lettura senza invitare il lettore a riflettere sul primo comandamento, qui ripetuto più volte, il quale sarà anche oggetto dei commenti dei successivi capitoli.
Insomma questo testo ci invita a chiederci: chi è per me Dio? Che posto occupa nella mia vita e tra le mie faccende?