Lettura 97 Gen 29,31-30,24 La nascita dei figli di Giacobbe

Gen 29,31 «Ora JHWH, vedendo che Lia era veniva trascurata [let. “odiata”], la rese feconda, mentre Rachele rimaneva sterile. 32 Così Lia concepì e partorì un figlio e lo chiamò Ruben, perché disse: «JHWH ha visto / rahah la mia umiliazione; certo, ora mio marito mi amerà». 33 Poi concepì ancora un figlio e disse: «JHWH ha udito che io ero trascurata e mi ha dato anche questo». E lo chiamò Simeone / Šimehon . 34 Poi concepì ancora e partorì un figlio e disse: «Questa volta mio marito mi si attaccherà / jilewi, perché gli ho partorito tre figli». Per questo lo chiamò Levi / Lewi. 35 Concepì ancora e partorì un figlio e disse: «Questa volta loderò JHWH». Per questo lo chiamò Giuda / Jehudah. Poi cessò di avere figli.

Gen 30:1 Rachele, vedendo che non le era concesso di procreare figli a Giacobbe, divenne gelosa della sorella e disse a Giacobbe: «Dammi dei figli, se no io muoio!». 2 Giacobbe s’irritò contro Rachele e disse: «Tengo forse io il posto di Dio, il quale ti ha negato il frutto del grembo?». 3 Allora essa rispose: «Ecco la mia serva Bila: unisciti a lei, così che partorisca sulle mie ginocchia e abbia anch’io una mia prole per mezzo di lei». 4 Così essa gli diede in moglie la propria schiava Bila e Giacobbe si unì a lei. 5 Bila concepì e partorì a Giacobbe un figlio. 6 Rachele disse: «Dio mi ha fatto giustizia e ha anche ascoltato la mia voce, dandomi un figlio». Per questo essa lo chiamò Dan / Dan. 7 Poi Bila, la schiava di Rachele, concepì ancora e partorì a Giacobbe un secondo figlio. 8 Rachele disse: «Ho sostenuto contro mia sorella lotte difficili e ho vinto!». Perciò lo chiamò Nèftali /Nafttalì.

9 Allora Lia, vedendo che aveva cessato di aver figli, prese la propria schiava Zilpa e la diede in moglie e Giacobbe. 10 Zilpa, la schiava di Lia, partorì a Giacobbe un figlio. 11 Lia disse: «Per fortuna!» e lo chiamò Gad /Gad. 12 Poi Zilpa, la schiava di Lia, partorì un secondo figlio a Giacobbe. 13 Lia disse: «Per mia felicità! Perché le donne mi diranno felice / hasher». Perciò lo chiamò Aser / Ašer o Asher.

14 Al tempo della mietitura del grano, Ruben uscì e trovò mandragore, che portò alla madre Lia. Rachele disse a Lia: «Dammi un po’ delle mandragore di tuo figlio». 15 Ma Lia rispose: «È forse poco che tu mi abbia portato via il marito perché voglia portar via anche le mandragore di mio figlio?». Riprese Rachele: «Ebbene, si corichi pure con te questa notte, in cambio delle mandragore di tuo figlio». 16 E venne Giacobbe alla sera dalla campagna, Lia gli uscì incontro e gli disse: «Da me devi venire, perché io ho pagato / sakar il diritto di averti con le mandragore di mio figlio». Così egli si coricò con lei quella notte. 17 JHWH esaudì Lia, la quale concepì e partorì a Giacobbe un quinto figlio. 18 Lia disse: «Dio mi ha dato il mio salario / sakar, per avere io dato la mia schiava a mio marito». Perciò lo chiamò Issacar / Issakar. 19 Poi Lia concepì e partorì ancora un sesto figlio a Giacobbe. 20 Lia disse: «Dio mi ha dotato / zbd una bella dote / zbd [ Cei: fatto un bel regalo]: questa volta mio marito mi preferirà / zbl, perché gli ho partorito sei figli». Perciò lo chiamò Zàbulon. 21 In seguito partorì una figlia e la chiamò Dina / Dinah.

22 Poi Dio si ricordò anche di Rachele; Dio la esaudì e la rese feconda. 23 Essa concepì e partorì un figlio e disse: «Dio ha tolto il mio disonore». 24 E lo chiamò Giuseppe / Iosef dicendo: «JHWH mi aggiunga / iosef un altro figlio!».

I NOMI DEI FIGLI

Tutte le frasi che seguono il nome imposto ad ogni figlio spiegano il senso di quelle imposizione. Li riportiamo di seguito con una trascrizione dall’ebraico semplificata.

1- Ruben / Rʼu-ben: è composta da due parole; la prima deriva dal verbo rʼaha = vedere e ben = figlio, che nel nostro caso sta a dire che Dio ha visto un figlio.

2- Simeone / Šimehon o Shimehon deriva dal verbo šamah = ascoltare. Un ascolto che nell’intenzione di Lia è attribuito a Dio.

3- Levi / Lewi deriva dal lawah = unirsi, attaccarsi. Un attaccamento o unione che Lia spera dal marito che la trascura.

4- Giuda / Jehudah deriva dal verbo jadah = conoscere, celebrare, confessare, lodare per cui centra in pieno l’affermazione di Lia: «… loderò JHWH».

5- Dan / Dan per una similitudine fonetica deriva dal verbo din = fare giustizia, giudicare, giudice, che nel nostro caso è attribuito da Rachele a Dio.

6- Nèftali /Nafttalì il vocabolo ebraico deriverebbe dal verbo naftal = combattere, lottare, ma non è sicuro anche perché nel testo ebraico è menzionato Dio, per cui non chiaro se la lotta è stata sostenuta da Rachele o da Dio. In definitiva il senso sarebbe: uno che lotta. Si potrebbe intendere che la lotta di Rachele sia la sua insistente preghiera verso Dio interpretata come “lotta con Dio stesso”.

7- Gad / Gad il termine non presenta difficoltà e significa semplicemente fortuna fortunato, buona sorte. Anche da noi si usa Fortunato, Bonaventura, Felicita

8- Issacar / Issakar il nome è derivato da sakar che significa salario.

9Zàbulon questo nome è problematico perché la spiegazione adotta da Lia riporta due radicali, che abbiamo riportato nel testo, che si trovano solo qui e gli antichi non ci hanno tramandato un dizionario. Ora, se Zabulon è riferito alla radice zbd = dotare, dote, donare, dono allora il nome sarebbe qualcosa di analogo a “Donato“, ma se è riferito a zbl = preferire, privilegiare, allora il significato potrebbe essere “Preferito“. E questo corrisponderebbe alla radice ugaritica zbl = principe.

10- hašer = Felice, felicità per il nome Aser / Ašer o Asher corrisponde al nostro Felice

11- Dina /Dinah questo nome non è oggetto di spiegazione da parte di Lia, ma il significato è “giudicata, vendicata”. È ciò che accadrà Gen 34.

121Giuseppe / Iosef è derivato dal verbo aumentare, accrescere e ciò corrisponde alla spiegazione di Rachele che impone questo nome come augurio della nascita di un altro figlio che sarà Beniamino, il dodicesimo e ultimo dei figli di Giacobbe, che vedrà la luce mentre la madre morirà nel partorirlo.

Ci rendiamo conto che le spiegazioni di questi nomi dati ai figli non sono sempre convincenti. Gli esperti indicano che questa pericope è piuttosto tarda e gli agiografi hanno tentato di spiegare i nomi delle tribù per cui qui c’è poco di storico, ma piuttosto un modo per costruire una certa unità nel popolo di Israele. Sempre gli studiosi affermano che oggi non è più possibile risalire al preciso significato di quei nomi perché i redattori hanno usato similitudini letterarie, similitudini fonetiche, analogie ed etimologie e addirittura ironie che a noi risultano del tutto irraggiungibili.

Ad esempio si noti quanto è arzigogolato il racconto elaborato per spiegare il nome Issakar: si va ad inventare il tema delle mandragore che diventano il salario /sakar pagato a Rachele perché Lia, la non amata, possa coricarsi con Giacobbe per una notte. Certamente quello delle mandragore è un argomento che ha presa presso tutti i popoli perché la radice della piantina ha la forma di un piccolo bambino per cui, in ogni tempo ed in ogni luogo, è stato considerato afrodisiaco e capace di ingravidare una donna. Lo stesso Niccolò Machiavelli si è cimentato in questo tema con la commedia: “La mandragola” composta nel 1524. Però anche oggi…

Osserviamo, ad ogni modo, che Lia, la quale non ha assunto la mandragora, ottiene subito altri tre figli: Issakar, Zabulon, Dina che, almeno per i primi due, attribuisce il merito a Dio.

I PERSONAGGI

La scena di questo racconto vede in primo piano le due donne in lite tra di loro, in secondo piano le due schiave Bila e Zilpa, un Giacobbe più fuori scena che presente, ma a differenza del racconto precedente, del tutto profano, rileviamo la presenza “non visibile” di Dio. Praticamente la nascita di ogni figlio è attribuita a Dio.

Anzitutto, nei primi versetti, Dio interviene per sanare l’amarezza che affligge Lia “rendendola feconda” letteralmente: “le aprì l’utero“. Come sempre Dio interviene a favore di chi è povero, anche se Lia continua a rimanere povera di amore, pur se ricca di figli. E d’altra parte abbiamo visto cosa a dovuto fare Giacobbe per avere Rachele: lavorare 7+7 anni. E questo significa che era proprio “cotto”. Mentre Lia le era stata imposta con un sotterfugio organizzato da Labano.

E Dio non disdegna neanche le soluzioni umane: quelle di mettere al mondo figli partoriti dalle schiave. E abbiamo visto che questa soluzione era già stata perseguita da Abramo (Gen 16 lettura 64). Comunque una prassi che ci sconcerta. Ma era anche diffuso l’unione tra schiavi che consentiva al padrone di avere altri schiavi senza sborsare denaro. Nei casi in questione c’è una differenza sostanziale perché i neonati sono riconosciuti come figli delle padrone.

Fortunatamente, oggi, non facciamo più partorire le schiave perché la schiavitù è una vergogna, ma usiamo l’utero in affitto che è segno “delle magnifiche sorti progressive della Modernità“…

Dio non si dimentica neanche della donna amata, Rachele, che oltre che dalla schiava ottiene un figlio suo proprio: Giuseppe, il quale sarà destinato a grandi cose. Un figlio ottenuto non per merito della mandragora, ma perché «Dio si è ricordato di lei».

E abbiamo già visto in più casi che il ricordo di Dio è sempre operativo.

Quando “Dio si ricorda” l’uomo è liberato da ogni male.