Lettura 96 Mc 14,26 – 31 Predizione del rinnegamento di Pietro
Mc 14, 26 «E dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi. 27 Gesù disse loro: «Tutti rimarrete scandalizzati, poiché sta scritto: Percuoterò il pastore e le pecore saranno disperse (Zac 13,7).
28 Ma, dopo che io sarò risuscitato, vi precederò in Galilea». 29 Allora Pietro gli dichiarò: «Anche se tutti si scandalizzeranno, io non lo sarò». 30 E Gesù gli disse: «Amen /in verità ti dico: proprio tu oggi, in questa stessa notte, prima che il gallo canti due volte, mi rinnegherai tre volte». 31 Ma egli, con grande insistenza, diceva: «Se anche dovessi morire con te, non ti rinnegherò». Ora, come lui, dicevano anche tutti gli altri».
Che si trattasse di un bacchetto sacro lo dice chiaramente anche la conclusione “cantato l’inno“. Il testo non dice quale fosse l’inno perché tutti sapevano cosa si cantava alla fine della cena di Pasqua.
Non dovremmo perdere di vista che la cena pasquale o, se vogliamo, la cena di apertura del giorno festivo, non si svolgesse al tempio o in una sinagoga, ma in ambito famigliare. Un aspetto che agli inizi del cristianesimo valeva anche per la cena eucaristica, come risulta anche dalla testimonianza di Paolo 1 Cor,11,17ss.
Tre sono le profezie che Gesù annuncia ai suoi:
1- tutti rimarrete scandalizzati;
2- dopo che sarò risuscitato vi precederò in Galilea;
3- il rinnegamento, apostasia di Pietro con tre determinazioni temporali: 1- oggi; 2- questa notte; 3- prima che il gallo canti.
Nel suo insieme brano fa risaltare la cornice nella quale è inserita l’istituzione dell’Eucaristia: essa inizia con l’annuncio della presenza alla cena di un traditore e si chiude con la profezia della fuga dei discepoli e del rinnegamento di Pietro.
Gli Apostoli, colgono soltanto la prima parte della predizione di Gesù: il loro scandalizzarsi, ma pèrdono di vista la seconda parte che è più importante: “Vi precederò in Galilea“, vale a dire: lo scandalizzare o scandalizzarsi che, come abbiamo visto nella Lettura 66 vuol dire: “inciampare”, non significa per Gesù una rottura della relazione benché si tratti di un peccato di infedeltà, perché ciò che conta nel rapporto con Dio non è la fedeltà dell’uomo bensì quella di Dio. E Dio è sempre fedele.
Allora l’elemento cruciale è la capacità di accettare il perdono che ripristina l’integrità della relazione.
Esattamente quello che Giuda non è stato capace di perseguire, perché una volta compreso il suo peccato, il suo tradimento del Maestro, ha voluto fare giustizia da sé; e si è giustiziato appendendosi ad un albero.
Il perdono che Gesù offre ai suoi si evidenzia chiaramente nel Vangelo di Giovanni nei racconti di incontro con il Risorto. Quando dopo Pasqua Gesù si rende presente agli apostoli che avevano tutti tagliato la corda, non dice loro: “adesso, facciamo i conti”, bensì: «Pace a voi» per ben due volte (Gv 20,19).
Il «Tutti rimarrete scandalizzati» che Gesù pronuncia non è un rimprovero, ma il richiamo alla realtà prossima; tant’è che segue l'”appuntamento” in Galilea.
In Galilea perché là tutto era iniziato, con la chiamata dei pescatori a diventare discepoli «perché stessero con Lui» (3,14), e dalla Galilea partirà un nuovo inizio, dopo che, finalmente, i discepoli avranno capito quale tipo di liberazione ha portato il Messia: non la liberazione dal giogo romano, ma la liberazione dalla schiavitù della morte. Proprio per sconfiggere la morte il Messia ha dovuto morire e poi risuscitare, ma questo loro non potevano capirlo prima che gli eventi pasquali si manifestassero. Quindi solo dopo, ad eventi compiuti, gli Apostoli hanno potuto comprendere le predizioni sulla Sua condanna da parte delle autorità e la morte per crocifissione (8,31; 9,31; 10,33).
Questo ci dice che la fede non ti viene addosso come l’influenza, ma è frutto di un percorso di intuizioni e ricerca.