Lettura 95 Gli incontri presso un pozzo

Un grande studioso della Bibbia morto da qualche anno, Paul Beauchamp, L’uno e l’altro testamento, ha mostrato che nel Sacro Testo sono presenti poche figure che vengono via via ripetute, approfondite, precisate e da questo si può ricavare una teologia.

Noi abbiamo già trattato più volte di incontri avvenuti presso un pozzo, così li vogliamo richiamare brevemente e vederne altri, per scoprire il senso comune che li caratterizza. Vedremo così che in essi c’è una sorta di progressione che ci porta ad un ultima figura che tutti li comprende.

Riprendiamo ora i testi che hanno visto la presenza di un pozzo.

PRIMO POZZO

Alla lettura 74 avevamo incontrato il primo pozzo legato all’episodio della seconda cacciata di Agar dall’accampamento di Abramo. Ciò è conseguenza della nascita di Isacco e a questo punto la presenza del figlio di Abramo avuto dalla schiava diventa ingombrante: c’è il rischio di dovere dividere l’eredità. Allora Sara fa di tutto perché Abramo cacci schiava e bambino. Allora Agar si inoltra nel deserto finché resta senz’acqua e il testo prosegue così:

Gn21,14 «Abramo si alzò di buon mattino, prese il pane e un otre di acqua e li diede ad Agar, caricandoli sulle sue spalle e il bambino (Cei: le consegnò il fanciullo) e la mandò via. Essa se ne andò e si smarrì per il deserto di Bersabea (Beer’Sheva) . 15 Tutta l’acqua dell’otre era venuta a mancare. Allora essa depose il fanciullo sotto un cespuglio 16 e andò a sedersi di fronte, alla distanza di un tiro d’arco, perché diceva: «Non voglio veder morire il fanciullo!». Quando gli si fu seduta di fronte, egli alzò la voce e pianse. 17 Ma Dio udì la voce del fanciullo e un angelo di Dio chiamò Agar dal cielo e le disse: «Che hai, Agar? Non temere, perché Dio ha udito la voce del fanciullo là dove si trova. 18 Alzati, prendi il fanciullo e tienilo per mano, perché io ne farò una grande nazione». 19 Dio le aprì gli occhi ed essa vide un pozzo d’acqua. Allora andò a riempire l’otre e fece bere il fanciullo. 20 E Dio fu con il fanciullo, che crebbe e abitò nel deserto e divenne un tiratore d’arco. 21 Egli abitò nel deserto di Paran e sua madre gli prese una moglie del paese d’Egitto».

Questo pozzo assicura la sopravvivenza di Agar e di Ismaele dal quale nascerà una stirpe numerosa. Gli arabi insieme ad altre etnie si ritengono discendenti di Ismaele.

Allora questo pozzo è l’elemento provvidenziale che garantisce le promesse fatte ad Abramo in Gen 12 Lettura 53 e l’Alleanza stipulata in due forme in Gen 15 Letture 61-63 e Gen 17 Lettura 65.

SECONDO POZZO

Il secondo pozzo lo abbiamo incontrato alla lettura 75 nella quale si racconta dell’alleanza stipulata tra Abramo e Abimèlech re dei filistei, avvenuto presso il pozzo di Beersabea

Gen 21,22 «In quel tempo Abimèlech con Picol, capo del suo esercito, disse ad Abramo: «Dio è con te in quanto fai. 23 Ebbene, giurami qui per Dio che tu non ingannerai né me né i miei figli né i miei discendenti: come io ho agito amichevolmente con te, così tu agirai con me e con il paese nel quale sei forestiero». 24 Rispose Abramo: «Io lo giuro».

27 Allora Abramo prese alcuni capi del gregge e dell’armento, li diede ad Abimèlech: tra loro due conclusero un’alleanza.

31 Per questo quel luogo si chiamò Bersabea / beer-nišbah, perché là fecero giuramento tutti e due.

25 Ma Abramo rimproverò Abimèlech a causa di un pozzo d’acqua, che i servi di Abimèlech avevano usurpato. 26 Abimèlech disse: «Io non so chi abbia fatto questa cosa: né tu me ne hai informato, né io ne ho sentito parlare se non oggi».

28 Poi Abramo mise in disparte sette agnelle del gregge. 29 Abimèlech disse ad Abramo: «Che significano quelle sette agnelle che hai messe in disparte?». 30 Rispose: «Tu accetterai queste sette agnelle dalla mia mano, perché ciò mi valga di testimonianza che io ho scavato questo pozzo». 32 E dopo che ebbero concluso l’alleanza a Bersabea / beer-šebah, pozzo- sette, Abimèlech si alzò con Picol, capo del suo esercito, e ritornarono nel paese dei Filistei. 33 Abramo piantò un tamerice in Bersabea, e lì invocò il nome di JHWH, Dio dell’eternità El-ʽolam. 34 E fu forestiero nel paese dei Filistei per molto tempo».

Presso questo pozzo nasce l’alleanze tra un re locale e Abramo che consente sempre ad Abramo e alla sua gente di vivere in pace presso quel territorio e soprattutto di poter usare liberamente dell’acqua di quel pozzo tanto importante da ricevere due eziologie che ne spiegano il nome: “pozzo del giuramento” e “pozzo sette” da cui Bersabea.

Di per sé un accordo come tanti che se ne fanno su questo pianeta, ma l’invocazione finale al Dio dell’eternità, dice che Abramo ha compreso chiaramente che questi accordi sono la prosecuzione delle promesse di JHWH e della Sua Alleanza. Cioè, una discendenza incalcolabile e il possesso della Terra, al momento limitata semplicemente all’uso libero di un pozzo. Abramo è convinto che quel Dio, del quale non conosce il nome, gli sta sempre accanto e lo protegge.

TERZO POZZO

Il terzo pozzo è testimone dell’incontro tra il servo inviato da Abramo a Carran per trovare una moglie ad Isacco che sarà Rebecca, come abbiamo visto alla lettura 83.

Gen 24,10 «Il servo prese dieci cammelli del suo padrone e, portando ogni sorta di cose preziose del suo padrone, si mise in viaggio e andò nel Paese dei due fiumi, alla città di Nacor. 11 Fece inginocchiare i cammelli fuori della città, presso il pozzo d’acqua, nell’ora della sera, quando le donne escono ad attingere. 12 E disse: «JHWH, Dio del mio signore Abramo, concedimi un felice incontro quest’oggi e usa benevolenza verso il mio padrone Abramo! 13 Ecco, io sto presso la fonte dell’acqua, mentre le fanciulle della città escono per attingere acqua. 14 Ebbene, la ragazza alla quale dirò: Abbassa l’anfora e lasciami bere, e che risponderà: Bevi, anche ai tuoi cammelli darò da bere, sia quella che tu hai destinata al tuo servo Isacco; da questo riconoscerò che tu hai usato benevolenza al mio padrone».

15 Non aveva ancora finito di parlare, quand’ecco Rebecca, che era nata a Betuèl figlio di Milca, moglie di Nacor, fratello di Abramo, usciva con l’anfora sulla spalla. 16 La giovinetta era molto bella d’aspetto, era vergine, nessun uomo le si era unito. Essa scese alla sorgente, riempì l’anfora e risalì. 17 Il servo allora le corse incontro e disse: «Fammi bere un po’ d’acqua dalla tua anfora». 18 Rispose: «Bevi, mio signore». In fretta calò l’anfora sul braccio e lo fece bere. 19 Come ebbe finito di dargli da bere, disse: «Anche per i tuoi cammelli ne attingerò, finché finiranno di bere». 20 In fretta vuotò l’anfora nell’abbeveratoio, corse di nuovo ad attingere al pozzo e attinse per tutti i cammelli di lui. 21 Intanto quell’uomo la contemplava in silenzio, in attesa di sapere se JHWH avesse o no concesso buon esito al suo viaggio. 22 Quando i cammelli ebbero finito di bere, quell’uomo prese un pendente d’oro del peso di mezzo siclo [6 g circa] e glielo pose alle narici e le pose sulle braccia due braccialetti del peso di dieci sicli d’oro [115 g circa]. 23 E disse: «Di chi sei figlia? Dimmelo. C’è posto per noi in casa di tuo padre, per passarvi la notte?». 24 Gli rispose: «Io sono figlia di Betuèl, il figlio che Milca partorì a Nacor». 25 E soggiunse: «C’è paglia e foraggio in quantità da noi e anche posto per passare la notte». 26 Quell’uomo si inginocchiò e si prostrò a JHWH 27 e disse: «Sia benedetto JHWH, Dio del mio signore Abramo, che non ha cessato di usare benevolenza e fedeltà verso il mio padrone. Quanto a me, JHWH mi ha guidato sulla via fino alla casa dei fratelli del mio signore».

Rebecca diventerà la seconda matriarca del popolo ebraico dopo Sara, perché sposerà Isacco e darà alla luce due figli: Esaù e Giacobbe.

Importante rilevare che la nascita del “fidanzamento” anche se fatta per interposta persona e in forma preliminare, avviene presso un pozzo. Allora possiamo dire che anche in questo caso il pozzo è testimone della prosecuzione della Alleanza e perseguimento delle promesse fatte ad Abramo.

Non possiamo perdere di vista che l’incontro avviene alla sera, perché gli animali vengono portati all’abbeverata ogni mattino ed ogni sera, mentre durante il giorno sono al pascolo.

QUARTO POZZO

Abbiamo incontrato un quarto pozzo a proposito delle “Storie di Isacco, lettura 89” nelle quali si racconta di una sorta di doppione della alleanza fatta da Abramo con Abimèlech che viene ripetuta con Isacco ancora presso il pozzo di Bersabea.

Gen 26,26 «Intanto Abimèlech da Gerar era andato da lui [Isacco], insieme con Acuzzat, suo amico, e Picol, capo del suo esercito. 27 Isacco disse loro: «Perché siete venuti da me, mentre voi mi odiate e mi avete scacciato da voi?». 28 Gli risposero: «Abbiamo visto che JHWH è con te e abbiamo detto: vi sia un giuramento tra di noi, tra noi e te, e concludiamo un’alleanza con te: 29 tu non ci farai alcun male, come noi non ti abbiamo toccato e non ti abbiamo fatto se non il bene e ti abbiamo lasciato andare in pace. Tu sei ora un uomo benedetto da JHWH». 30 Allora imbandì loro un convito e mangiarono e bevvero. 31 Alzatisi di buon mattino, si prestarono giuramento l’un l’altro, poi Isacco li congedò e partirono da lui in pace. 32 Proprio in quel giorno arrivarono i servi di Isacco e lo informarono a proposito del pozzo che avevano scavato e gli dissero: «Abbiamo trovato l’acqua». 33 Allora egli lo chiamò Sibea [Shibeha]: per questo la città si chiama Bersabea [Be’er-Sheva] fino ad oggi».

Anche in questo caso l’esito è l’accordo permette di poter sostare in pace da quelle parti e godere dell’acqua di quel pozzo, che così ottiene un’altra spiegazione del nome Be’er-Sheva = pozzo trovare da cui ancora Bersabea.

La possibilità di vivere in pace in un paese straniero o fruire dell’acqua di un proprio pozzo dice una cosa molto importante: le promesse fatte ad Abramo ora sono assicurate anche ad Isacco. L’Alleanza fatta con Abramo prosegue con suo figlio. La discendenza di Abramo gode della vicinanza e protezione di Dio come era avvenuto per il primo Patriarca.

La Sua Alleanza continua e ne è testimone, ancora una volta, un pozzo.

QUINTO POZZO Giacobbe e Rachele

Anche per Giacobbe la sua “storia d’amore” – ci passi l’affermazione da “posta del cuore” – inizia presso un pozzo, il quinto della serie. Ricordiamo che egli è fuggiasco e non ha con sé nulla a differenza delle ricchezze ostentate dal servo di Abramo come abbiamo visto sopra. Detto brutalmente, Giacobbe è “un morto di fame”.

Gen 29,1 «Poi Giacobbe si mise in cammino e andò nel territorio degli Orientali. 2 Vide nella campagna un pozzo e tre greggi di piccolo bestiame, accovacciati vicino, perché a quel pozzo si abbeveravano i greggi, ma la pietra sulla bocca del pozzo era grande. 3 Quando tutti i greggi si erano radunati là, i pastori rotolavano la pietra dalla bocca del pozzo e abbeveravano il bestiame; poi rimettevano la pietra al posto sulla bocca del pozzo. 4 Giacobbe disse loro: «Fratelli miei, di dove siete?». Risposero: «Siamo di Carran». 5 Disse loro: «Conoscete Làbano, figlio di Nacor?». Risposero: «Lo conosciamo». 6 Disse loro: «Sta bene?». Risposero: «Sì; ecco la figlia Rachele che viene con il gregge». 7 Riprese: «Eccoci ancora in pieno giorno: non è tempo di radunare il bestiame. Date da bere al bestiame e andate a pascolare!». 8 Risposero: «Non possiamo, finché non siano radunati tutti i greggi e si rotoli la pietra dalla bocca del pozzo; allora faremo bere il gregge».

9 Egli stava ancora parlando con loro, quando arrivò Rachele con il bestiame del padre, perché era una pastorella. 10 Quando Giacobbe vide Rachele, figlia di Làbano, fratello di sua madre, insieme con il bestiame di Làbano, fratello di sua madre, Giacobbe, fattosi avanti, rotolò la pietra dalla bocca del pozzo e fece bere le pecore di Làbano, fratello di sua madre. 11 Poi Giacobbe baciò Rachele e pianse ad alta voce».

Non andiamo oltre nel racconto perché l’abbiamo trattato nella lettura precedente, ma sappiamo che Giacobbe sarà accolto nella casa di Labano e vi resterà per vent’anni. Tornerà in Canaan con quattro donne: due mogli: Lia e Rachele insieme alle rispettive schiave, Bila e Zilpa con una scorta di undici figli.

Anche in questo caso si afferma il disegno di Dio che continua sostenere la Sua Alleanza aumentando in misura impressionante i discendenti di Abramo: un incremento di tutto rispetto, al quale, in questo caso, manca ancora il dodicesimo che sarà Beniamino. Ma ancora una volta, il tutto è iniziato presso un pozzo.

Se è così il pozzo non è solo un mezzo per assicurare la vita agli abitanti del luogo, ma anche strumento perché la vita possa proseguire favorendo l’incontro tra un uomo e una donna.

SESTO POZZO Mosè e Zippora

L’antefatto trova Mosè, un neonato ebreo, salvato miracolosamente dalle acque del Nilo, crescere alla corte di Faraone come principe d’Egitto a tutti gli effetti. Un giorno vedendo alcuni egiziani maltrattare degli schiavi ebrei interviene ed uccide un egiziano. Resosi conto che la notizia si era diffusa, si vede costretto a tagliare la corda. Anche Mosè come Giacobbe è un fuggiasco e vagando nel deserto del Sinai arriva nel territorio dei Madianiti.

Es 2,15 «Poi il faraone sentì parlare di questo fatto e cercò di mettere a morte Mosè. Allora Mosè si allontanò dal faraone e si stabilì nel paese di Madian e sedette presso un pozzo.

16 Ora il sacerdote di Madian aveva sette figlie. Esse vennero ad attingere acqua per riempire gli abbeveratoi e far bere il gregge del padre. 17 Ma arrivarono alcuni pastori e le scacciarono. Allora Mosè si levò a difenderle e fece bere il loro bestiame. 18 Tornate dal loro padre Reuel, questi disse loro: «Perché oggi avete fatto ritorno così in fretta?». 19 Risposero: «Un Egiziano ci ha liberate dalle mani dei pastori; è stato lui che ha attinto per noi e ha dato da bere al gregge». 20 Quegli disse alle figlie: «Dov’è? Perché avete lasciato là quell’uomo? Chiamatelo a mangiare il nostro cibo!». 21 Così Mosè accettò di abitare con quell’uomo, che gli diede in moglie la propria figlia Zippora. 22 Ella gli partorì un figlio ed egli lo chiamò Gherson, perché diceva: «Sono un emigrato in terra straniera!».

La generosità di Mosè e il suo senso della giustizia non gli consentono di osservare con indifferenza la prepotenza di questi pastori verso le donne e interviene non essendogli difficile, lui, cresciuto alla corte di Faraone, e abile all’uso delle armi, a mettere in fuga quei prepotenti.

È in quel frangente che conosce Zippora che poi diventerà sua moglie. Un altro matrimonio che trova il suo inizio presso un pozzo.

Conosciamo le conseguenze di questo fatto. Mosè, l’ex principe d’Egitto, vivrà presso Madian per quarant’anni, come un semplice pastore, finché Dio lo riconoscerà maturo per portare avanti il Suo disegno, non più con una piccola entità familiare, ma con un intero popolo. Mosè sarà da Dio abilitato a liberare gli Ebrei dalla schiavitù di Faraone e a condurli nella Terra di Canaan, realizzando concretamente le promesse fatte ad Abramo, Isacco e Giacobbe e la Sua Alleanza. Nel cammino verso la Terra Promessa, Canaan, questo insieme di schiavi diventerà un popolo dotato delle istituzioni che ogni popolo deve avere: una Legge, rivelata da Dio stesso sul Sinai, dei Giudici, un Sacerdozio, e una struttura politica adeguata.

Se non ci fosse stato quel pozzo, presso il quale Mosè si era fermato per prendere fiato, avrebbe continuato a girare ramingo per il deserto e nessuno avrebbe mai più saputo nulla di lui. Ma quella sosta gli ha fatto conoscere un popolo di pastori che adorava quel Dio misterioso che abitava il Sinai e che un giorno si sarebbe rivelato proprio a lui, Mosè, con il suo nome: JHWH.

UNA PRIMA SINTESI

La nostra esplorazione ci consente di dire che, in quel tempo, presso i pozzi si combinavano matrimoni, si stabilivano alleanze, più o meno come dalle nostre parti si facevano contratti in una trattoria definiti da una semplice stretta di mano (senza i dieci fogli a caratteri illeggibili circa la privacy).

Nel caso del fidanzamento c’è uno schema che si ripete. Il futuro fidanzato si presenta con un atteggiamento che impressiona la donna e questa preme sulla famiglia perché il “pretendente” sia accolto.

Il servo di Abramo si mostra a Rebecca con una carovana di dieci cammelli e le dona subito gioielli d’oro.

Giacobbe non possiede nulla da donare, ma da solo riesce spostare la grossa pietra che chiude la bocca del pozzo, azione che solitamente compivano in più uomini, e questo non può che impressionare favorevolmente Rachele che infatti corre subito dal padre.

Mosè si mostra alle figlie di Reuel con il coraggio e la forza che gli consentono di cacciare i pastori prepotenti; e anch’esse restano così colpite da corre subito a riferire al padre l’accaduto.

Nel caso delle alleanze l’argomento è di solito la scoperta di una particolare protezione da parte di Dio dei patriarchi, che convincono i signorotti del luogo a stabilire con loro buone relazioni.

Ora, tralasciamo nel nostro percorso i vari significati che il Libri Profetici e Sapienziali attribuiscono ai pozzi e passiamo ad un ultimo pozzo.

SETTIMO POZZO Gesù e la Samaritana

C’è un ultimo pozzo particolarmente importate che si trova nella città di Sicàr, un tempo Sichem, oggi Nablus.

Chiariamo subito che non è possibile esaminare il dialogo di Gesù con la Samaritana, che riempirebbe libri, per ci limitiamo a considerare solo il “ruolo” del pozzo.

Il pozzo è stato scavato nel terreno che Giacobbe ha comperato dai sichemiti quando è tornato da Carran per cui è conosciuto come “Pozzo di Giacobbe”.

Anche lì abbiamo l’incontro con una donna che ha avuto cinque mariti e vive con un sesto che non è suo marito e incontra un settimo uomo: Gesù. Numero casuale? Il numero sette ci dice che si tratta di un incontro molto, molto importante.

Gv 4,3 «[Gesù] lasciò la Giudea e si diresse di nuovo verso la Galilea. 4 Doveva perciò attraversare la Samaria. 5 Giunse pertanto ad una città della Samaria chiamata Sicàr, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: 6 qui c’era il pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, stanco del viaggio, sedeva presso il pozzo. Era verso mezzogiorno. 7 Arrivò intanto una donna di Samaria ad attingere acqua. Le disse Gesù: «Dammi da bere». 8 I suoi discepoli infatti erano andati in città a far provvista di cibi. 9 Ma la Samaritana gli disse: «Come mai tu, che sei Giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non mantengono buone relazioni con i Samaritani. 10 Gesù le rispose: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva». 11 Gli disse la donna: «Signore, tu non hai un mezzo per attingere e il pozzo è profondo; da dove hai dunque quest’acqua viva? 12 Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede questo pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo gregge?». 13 Rispose Gesù: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; 14 ma chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna». 15 «Signore, gli disse la donna, dammi di quest’acqua, perché non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua».

A riguardo di tutti gli altri pozzi abbiamo visto che le donne vanno ad attingere il mattino e alla sera, così come i pastori abbeverano gli animali al mattino e alla sera. Ovviamente questa usanza favoriva gli incontri e gli scambi di notizie tra le persone visto che non c’erano altri mezzi di comunicazione. Anche il clima di quelle terre, sconsiglia di andare in giro nelle ore più calde della giornata: se vai giro a mezzogiorno, hai a che fare con un sole così violento che ti fa cuocere i neuroni. Questa donna invece va al pozzo proprio a mezzogiorno quando tutti gli altri se ne stanno al fresco delle loro case. Come mai? La risposta ce la consegna il v17. La sua situazione matrimoniale non le consentiva di frequentare le altre donne perché essa era malfamata, una donna di facili costumi, dalla quale era bene stare alla larga. Essa era sostanzialmente esclusa dalla comunità.

Un problema che a Gesù non interessa se lui è il “Buon Pastore” che va cercare le pecore smarrite.

Così, con la scusa della sete, inizia un dialogo. Cosa del tutto fuori luogo perché un uomo rispettabile non si rivolge ad un donna e questa a sua volta dovrebbe subito allontanarsi.

Ma invece questa ribatte senza peli sulla lingua. Segno che è una che sa trattare con gli uomini. “Come mai tu che sei ebreo…“?

E Gesù risponde per le rime: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva».

Siamo alle solite “sparate” degli incontri tra un uomo e una donna presso un pozzo oppure…?

Noi conosciamo chi è Gesù e dove vuole arrivare, ma quella donna cosa avrà pensato?

La frase detta da Gesù può essere facilmente fraintesa e se qualcuno pensa a qualcosa che abbia a che fare con il sesso ha fatto centro.

Ma anche la successiva obiezione della donna può essere ancora fraintesa: acqua viva?… o altro?

A questo punto Gesù elimina la possibilità di ogni equivoco:

16 Le disse: «Va’ a chiamare tuo marito e poi ritorna qui». 17 Rispose la donna: «Non ho marito». Le disse Gesù: «Hai detto bene “non ho marito”; 18 infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero».

Adesso è la donna che cambia discorso:

19 «Gli replicò la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta. 20 I nostri padri hanno adorato Dio sopra questo monte e voi dite che è Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». 21 Gesù le dice: «Credimi, donna, è giunto il momento in cui né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre. 22 Voi adorate quel che non conoscete, noi adoriamo quello che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. 23 Ma è giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori. 24 Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità». 25 Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia (cioè il Cristo): quando egli verrà, ci annunzierà ogni cosa». 26 Le disse Gesù: «Sono io, che ti parlo».

Sappiamo come è finito l’incontro. La donna, l’esclusa, lascia la brocca e corre in paese a chiamare gli altri: “Ho trovato il Messia”.

Quindi, l’esclusa diventa colei che include gli altri. Mica male questa samaritana di facili costumi!

La brocca è rimasta per terra, quindi la donna non ha attinto; e Gesù ha bevuto?

Sappiamo che la sua sete è di altro genere: “fare la volontà del Padre“.

E l’acqua viva?

Giovanni la fa emergere un po’ più in là, verso la fine, qualche giorno prima di Pasqua:

Gv 19,32 «Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe al primo e poi all’altro che era stato crocifisso insieme con lui. 33 Venuti però da Gesù e vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, 34 ma uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua».

In questa scena abbiamo tre elementi strategici. Il corpo appeso al legno, il sangue sparso e l’acqua.

I primi due corrispondono al gesto che Gesù aveva simbolicamente (identità nella differenza, non solo differenza) durante l’Ultima Cena, cioè l’Eucaristia. Il terzo elemento corrisponde all’acqua del Battesimo.

L’acqua viva che Gesù propone alla donna di Samarìa non è altro che l’acqua del fonte battesimale. Un’acqua che apre alla vita senza fine.

I tre Sacramenti fondamentali del cristiano trovano così, nell’evento della morte di croce di Gesù la loro validità ed efficacia, confermata poi, ovviamente, dalla Risurrezione.

CONCLUSIONE

Se non abbiamo capito male, tutti questi pozzi, non sono semplicemente lo strumento mediante il quale approvvigionare acqua, ma sono un luogo teologico a tutti gli effetti.

Negli “incontri” presso questi pozzi è sempre avvenuto una conferma della promessa fatta ad Abramo, quella di un’Alleanza, che con la venuta del Messia diventa “Nuova”, con la precisazione che avendo abbandonato il latino richiede l’aggiunta dell’aggettivo “definitiva“.

Come esattamente ricordiamo in ogni celebrazione eucaristica che nella elevazione il celebrante recita:

«…questo è il calice del mio Sangue / per la nuova ed eterna alleanza,

versato per voi e per tutti / in remissione dei peccati».