Lettura 94 Gen 29,1-14 L’arrivo da Labano

Gen 29,1 «Poi Giacobbe si mise in cammino e andò nel territorio degli Orientali. 2 Vide nella campagna un pozzo e tre greggi di piccolo bestiame, accovacciati vicino, perché a quel pozzo si abbeveravano i greggi, ma la pietra sulla bocca del pozzo era grande. 3 Quando tutti i greggi si erano radunati là, i pastori rotolavano la pietra dalla bocca del pozzo e abbeveravano il bestiame; poi rimettevano la pietra al posto sulla bocca del pozzo. 4 Giacobbe disse loro: «Fratelli miei, di dove siete?». Risposero: «Siamo di Carran». 5 Disse loro: «Conoscete Làbano, figlio di Nacor?». Risposero: «Lo conosciamo». 6 Disse loro: «Sta bene?». Risposero: «Sì; ecco la figlia Rachele che viene con il gregge». 7 Riprese: «Eccoci ancora in pieno giorno: non è tempo di radunare il bestiame. Date da bere al bestiame e andate a pascolare!». 8 Risposero: «Non possiamo, finché non siano radunati tutti i greggi e si rotoli la pietra dalla bocca del pozzo; allora faremo bere il gregge».

9 Egli stava ancora parlando con loro, quando arrivò Rachele con il bestiame del padre, perché era una pastorella. 10 Quando Giacobbe vide Rachele, figlia di Làbano, fratello di sua madre, insieme con il bestiame di Làbano, fratello di sua madre, Giacobbe, fattosi avanti, rotolò la pietra dalla bocca del pozzo e fece bere le pecore di Làbano, fratello di sua madre. 11 Poi Giacobbe baciò Rachele e pianse ad alta voce. 12 Giacobbe rivelò a Rachele che egli era parente del padre di lei, perché figlio di Rebecca. Allora essa corse a riferirlo al padre. 13 Quando Làbano seppe che era Giacobbe, il figlio di sua sorella, gli corse incontro, lo abbracciò, lo baciò e lo condusse nella sua casa. Ed egli raccontò a Làbano tutte le sue vicende. 14 Allora Làbano gli disse: «Davvero tu sei mio osso e mia carne!». Così dimorò presso di lui per un mese».

La prima cosa che salta subito all’occhio è la ripetizione della parola “pozzo” sette volte. Il che significa che per il redattore è molto importante.

Di tutto il viaggio compiuto da Giacobbe per raggiungere Carran si è parlato solo del sogno avvenuto a Bet-ʽEl, che si trova a poco più di 10 Km a nord di Gerusalemme e di tutto il resto del viaggio, che richiede di risalire in Siria e poi andare verso oriente e scendere lungo la valle dell’Eufrate, non è riferita neanche una parola. Non riteniamo si tratti di una dimenticanza, ma piuttosto di un atteggiamento di indifferenza del redattore verso la terra dei due fiumi, la Mesopotamia. Tant’è che il punto di arrivo non è chiamato con il suo nome, ma un generico “territorio degli orientali“, un modo per sottintendere qualcosa come “quelli là”, cioè una palese indifferenza.

E già da questo comprendiamo che c’è un certo disprezzo per la gente presso cui Giacobbe è arrivato, e nel seguito capiremo il perché.

Per sovrappiù l’arrivo non è a Carran, ma ad un generico “pozzo”. In verità in quei luoghi e con la scarsità d’acqua il pozzo non è mai qualcosa di generico, ma una realtà sempre molto importante e vitale, perché l’uomo di tutti i tempi non può mai fare a meno dell’acqua. Da quanto sappiamo, nei villaggi e nei paesi non c’erano molti pozzi, ma il più delle volte ce n’era uno solo ed esso finiva per diventare il centro della comunità perché tutti i giorni le donne si recavano ad attingere e la mattina e alla sera venivano abbeverati gli animali.

Il pozzo di cui qui si parla è riservato esclusivamente ai pastori anche perché, coperto da quella grossa pietra, non ne consentirebbe l’accesso alle donne. Probabilmente si tratta di una cisterna l’acqua della quale, non troppo buona, è riservata agli animali e però, non deve essere sprecata. Da cui la grande pietra di copertura che richiede lo sforzo di molti pastori per essere spostata. In questo modo gli stessi pastori possono controllare che nessuno usi dell’acqua più dell’indispensabile.

Allora, la norma che regola gli usi dell’acqua richiede la presenza di tutte le greggi e tutti i pastori prima di rotolare la pietra, ma quando Giacobbe vede arrivare Rachele, trasgredisce l’usanza e rotola la pietra da solo. Questo gesto diventa oggetto di vanto per i discendenti perché possono ritenere la forza del loro antenato superiore alla normalità. Tuttavia da parte del redattore non c’è alcuna osservazione a riguardo dell’infrazione.

Subito dopo Giacobbe abbraccia e bacia Rachele e poi le racconta la sua storia e la parentela che lo lega a lei.

Anche in questo gesto c’è la trasgressione ad una regola ancora più vincolante della precedente, perché una giovane donna può essere baciata solo dal fidanzato dopo avere pattuito il fidanzamento. Ma anche verso questo infrazione non rileviamo alcuna accenno da parte del redattore.

Così anche da questi semplici gesti si conferma il giudizio che avevamo già espresso circa i comportamenti dell’antico patriarca: uno che fa quello che gli pare senza rispettare le regole, cercando di appropriarsi di ciò che gli fa comodo, sprezzante delle usanze.

Condotto da suo zio Labano, fratello di Rebecca, sua madre, quando questi ha sentito il racconto della sua vicenda esclama la frase che avevamo già sentito in bocca ad Adamo quando Dio gli presento Eva: «Davvero tu sei mio osso e mia carne»! (Gen 2,23). Al riguardo gli studiosi sono divisi nel valutare il senso di questa esclamazione.

Per alcuni dovrebbe essere intesa nella sua verità, per altri, forse la maggioranza, dovrebbe essere intesa in senso ironico. Cioè, Labano non sarebbe convinto del racconto e dell’identità di Giacobbe e siccome due braccia in più che lavorino a suo profitto fanno sempre comodo, lo accoglie nella sua casa.

E noi già sappiamo, per averlo visto nel momento della contratto matrimoniale tra Rebecca ed il servo di Abramo, come anche Labano fosse molto attaccato alla ricchezza (Gen 24,10ss). E questo si confermerà anche nel prosieguo del racconto.

Nasce spontanea una domanda. Finora abbiamo già trovato tre vicende legate ad un pozzo

1- Agar e Ismaele cacciati dall’accampamento di Abramo e smarriti nel deserto già in attesa della fine vengono salvati da un angelo inviato da Dio che mostra loro un pozzo a poca distanza. Gen 21,8-20 Lettura 74.

2- Al pozzo di Bersabea Abramo stipula una alleanza con il re del luogo, Abimèlech. Gen 21,22ss Lettura 75.

3- Ancora ad un pozzo il servo di Abramo inviato nella terra dei suoi a cercare una moglie per Isacco incontra Rebecca presso un pozzo. Gen 24,10-67 Lettura 83.

4- Non possiamo dimenticare i passi nei quali si racconta di pozzi scavati da Abramo e Isacco fatti poi chiudere dai signori del luogo e poi riaperti e poi ancora ricolmati di terra.

Si tratta di semplice casualità o di un disegno che attraversa il Testo Sacro?