Lettura 93 Mc 14,12-16 Preparazione dell’Ultima Cena

Mc 14, 12 «Il primo giorno degli Azzimi, quando si immolava la Pasqua, i suoi discepoli gli dissero: «Dove vuoi che andiamo a preparare perché tu possa mangiare la Pasqua?». 13 Allora mandò due dei suoi discepoli dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua; seguitelo 14 e là dove entrerà dite al padrone di casa: Il Maestro dice: Dov’è la mia sala, perché io vi possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli? 15 Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala con i divani, già pronta; là preparate per noi». 16 I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono per la Pasqua».

Il parallelo tra il reperimento del puledro d’asina usato per l’ingresso trionfale a Gerusalemme e della sala in cui consumare l’Ultima Cena, rivelano che c’era un piano già stabilito. Non si tratterebbe di fatti casuali.
Nel nostro caso non possiamo sapere se ci fosse stato un accordo precedente tra Gesù è il padrone della “sala al piano superiore“, perché potrebbe anche trattarsi di prescienza di Gesù, tuttavia il tema è alquanto complesso.

In questo brano colpisce l’uomo che porta una brocca piena d’acqua, cosa molto strana, perché l’attingere acqua era un compito riservato alle donne, che si recavano al pozzo o alla fonte al mattino e alla sera. È solo la samaritana di Gv 4, che ci va a mezzogiorno. Ora quest’uomo che porta l’acqua appartiene ad un gruppo etnico o religioso che non beve vino.

Potrebbe essere un Recabita, come molto probabilmente erano i pastori di Betlemme che l’angelo invita a recarsi nella stalla dove è nato il Cristo Signore (Lc 2). Strani questi pastori perché anziché mettere le pecore al sicuro in un ovile, le tengono all’aperto e loro stessi vivono in tende. Sono appunto i Recabiti, che praticano il nomadismo perché lo ritengono più adeguato alla Legge di Mosè. Se il periodo ideale del rapporto di Israele con Dio è stato quello del deserto, allora il modello proposto dalla civiltà cananea nel suo insieme, deve essere rifiutato. Colui che vuole essere fedele a ciò che è avvenuto durante l’Esodo deve continuare quel tipo di vita e vivere nel deserto. Ovviamente se continui a girare alla ricerca di pascoli per i tuoi animali, non puoi coltivare la vite dalla quale ottenere il vino, per cui i Recabiti sono astemi.

Ora, Luca in due punti fondamentali della vicenda di Gesù, la Nascita e la Passione, pone delle persone sicuramente fedeli alla Legge.
Anche nel Vangelo di Marco, in cui manca il racconto della nascita, all’inizio della Passione, come in Luca, troviamo un fedelissimo all’antica Legge, appunto; e possiamo aggiungere: come figura di contrasto con le autorità religiose del Tempio.

La vita del deserto non era tenuta in grande considerazione solo dai Recabiti, ma anche dagli Esseni. Essi erano un movimento alquanto complesso da definire per la scarsità di informazioni che la storia ci ha tramandato, ma dovevano avere raggiunto un numero molto grande di aderenti. È un movimento che nasce in epoca maccabaica, nel secondo secolo a. C. e si struttura in comunità che vivono prevalentemente nel deserto. I rotoli scoperti nel 1947 a Qumran, in prossimità del Mar Morto, appartenevano ad una di queste comunità. Non si deve escludere che Giovanni Battista e lo stesso Gesù durante la loro giovinezza, alla ricerca di Dio, non abbiano attraversato qualcuna di queste comunità. Il film “I giardini dell’Eden” di A. D’Alatri, pur se romanzato, da questo punto di vista è alquanto intrigante. Ad ogni modo anche in questo nostro caso abbiamo a che fare con persone che cercano con tutto il loro essere di praticare la religione in modo fedele alle tradizioni dei Padri. Anch’essi in qualche modo separate dalle autorità del Tempio.

Studi recenti ritengono che a Gerusalemme vi fosse un quartiere verso il Monte degli Ulivi, abitato da esseni, allora è probabile che il “padrone” di cui si parla in questo brano fosse di estrazione essena (E. Mazza, Il Nuovo Testamento e la Cena del Signore, EDB).
Però già il nostro testo ci fornisce delle indicazioni inopinabili. Questo padrone di casa al quale sono arrivati i discepoli guidati dall’uomo con la brocca d’acqua, conosce Gesù come “il Maestro” e Gesù chiede a lui “la mia sala“; questo significa che anch’egli è un discepolo evidentemente sconosciuto ai dodici.

Ora, la preparazione della cena pasquale richiedeva di approvvigionare un agnello, portarlo al Tempio per sacrificarlo e bruciate le parti interne come offerta a Dio, venisse portato a casa per essere arrostito, ma è molto strano che Marco di tutto questo “traffico” non spenda una sola parola.
Potremmo dire che si rivolge ad interlocutori che conoscevano perfettamente le usanze ebraiche, oppure che il testo vuole segnalare ancora una volta una presa di distanza dall’ambiente del Tempio divenuto ormai una “Spelonca di ladri” (11,17 Lettura 77).
Questo silenzio può essere spiegato anche per il fatto che il rito dell’agnello pasquale era parte integrante della religione ebraica e faceva memoria della notte di Pasqua in cui gli ebrei furono liberati dalla schiavitù dell’Egitto dopo avere celebrato il rito dell’agnello, come descritto in Es 12. Ma nel cristianesimo il rito dell’agnello pasquale non c’è più. Esso è stato sostituito dall’immolazione dell'”Unico Agnello” in grado di liberare l’uomo dalla schiavitù della morte: Gesù Cristo. Quindi non c’è più alcun rito religioso che prescriva di mangiare un agnello il giorno di Pasqua perché solo Lui è l’Agnello che dà salvezza. Il nuovo rito è la celebrazione Eucaristica.

Un altro argomento può spiegare questo “silenzio” e la presa di distanza dal Tempio è l’accenno alla “sala al piano superiore“.
Piano superiore” non indica una condizione spaziale, ma uno spazio teologico: il Nuovo Tempio dove viene celebrata una nuova liturgia, la liturgia Eucaristica. Esso assumerà il nome di Cenacolo.
Quello spazio diventerà il luogo in cui si ritrova, dopo gli eventi pasquali, l’embrione della prima Chiesa.
Lì si troveranno gli Apostoli, frastornati, a raccogliere i racconti di coloro che hanno incontrato il Risorto, il Quale, poi, apparirà a loro stessi.
Lì riceveranno lo Spirito Santo il giorno di Pentecoste e da lì partiranno per evangelizzare tutte le genti.