Lettura 92 Mc 14,1-11 L’unzione di Betania
Con questo brano entriamo nella terza sezione della seconda parte e l’abbiamo intitolato “Passione, morte e Risurrezione del Figlio di Dio”.
E da subito ci rendiamo conto che Marco ci pone in un clima di intrighi, sospetti che, se già non conoscessimo l’esito finale, potremmo chiamare inizio di un racconto giallo.
Mc 14:1 «Mancavano intanto due giorni alla Pasqua e agli Azzimi e i sommi sacerdoti e gli scribi cercavano il modo di impadronirsi di lui con inganno, per ucciderlo. 2 Dicevano infatti: «Non durante la festa, perché non succeda un tumulto di popolo».
3 Gesù si trovava a Betània nella casa di Simone il lebbroso. Mentre stava a mensa, giunse una donna con un vasetto di alabastro, pieno di olio profumato di nardo genuino molto costoso; infranto il vasetto di alabastro glielo versò sul capo. 4 Ma alcuni si sdegnavano fra di loro: «Perché tutto questo spreco /apōleia di profumo? 5 Si poteva benissimo vendere questo profumo a più di trecento denari e darli ai poveri!». Ed erano infuriati contro di lei.
6 Ma Gesù disse: «Lasciatela stare; perché le procurate molestie? Ella ha compiuto verso di me un’opera buona; 7 i poveri infatti li avete sempre con voi e quando volete potete far loro del bene, ma non sempre avete me. 8 Ella ha fatto ciò che ha potuto: ha profumato in anticipo il mio corpo per la sepoltura. 9 Amen (in verità) vi dico: dovunque, sarà predicato per tutto il mondo, anche ciò che ella ha fatto sarà annunziato in suo ricordo».
10 E Giuda Iscariota, uno dei Dodici, si recò dai sommi sacerdoti, per consegnare loro Gesù. 11 Quelli all’udirlo si rallegrarono e promisero di dargli del denaro. Ed egli cercava l’occasione opportuna per consegnarlo / paradìdomi».
In questo brano la struttura è più che evidente: abbiamo due scene che alludono alla consegna / paradìdomi
La prima ad opera di sommi sacerdoti e scribi 1-2, che in realtà vogliono impadronirsi, la seconda ad opera di Giuda, il traditore che anche nei momenti delle scene di addio dell’Ultima Cena, sta ancora insieme ai dodici per realizzare puntualmente il suo disegno.
Se stiamo alla cronologia di Marco siamo giunti al quarto giorno che sarebbe mercoledì. Gesù si trova a Betania: “casa del povero”, ospite di Simone il lebbroso. Ovvio che questo Simone era stato lebbroso, perché se lo fosse attualmente non potrebbe stare in mezzo alla gente. L’uso dell’articolo determinativo manifesta che gli ascoltatori o lettori della comunità di Marco, conoscevano questo Simone, che così diventa testimone del fatto raccontato.
L’unzione di Betania dovrebbe essere letta nel contesto delle unzioni che riguardavano le più importanti funzioni della classe dirigente.
Veniva unto il re ed è noto il modo in cui viene unto il grande re David, ancora giovinetto, attraverso la rivelazione divina fatta all’anziano giudice Samuele, come raccontato con dovizia di particolare in 1Sam 16ss.
In qualche modo veniva unto un profeta come racconta 1 Re 19,19ss. a riguardo della vocazione di Eliseo.
Erano unti anche i sacerdoti prima di potere iniziare il loro servizio al tempio.
Gesù il cui nome è spesso seguito da “Cristo” termine greco per dire: “Unto” e in ebraico: “Messia”, non è mai stato unto da alcun esponente dell’ambito religioso, però ci pensa una donna.
Il fatto che sia una donna ad ungere l'”Unto” dovrebbe portarci a riflettere sui rapporti che nel vangelo si stabiliscono tra Gesù e le donne, a partire dalla suocera di Pietro e via via tutte le altre, senza perdere di vista la Madre, che in Marco è una figura sicuramente presente, ma tanto discreta da apparire quasi invisibile.
Ora, l’unzione di Betania è importante perché anticipa l’unzione del corpo di Gesù che non potrà essere eseguita. Infatti quando il mattino di Pasqua le donne si recheranno al sepolcro per imbalsamare il corpo del maestro deposto nel sepolcro da tre giorni, troveranno la “Tomba vuota”.
La radicale di spreco /apōleia si trova solo in un altro luogo del Vangelo di Marco, cioè nel racconto che segue il primo annuncio della passione, quando Gesù esprime le condizioni per seguirlo:
Mc 8,34 «E chiamata a sé la folla insieme ai suoi discepoli, disse loro: «Se qualcuno vuol venire dietro di me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. 35 Perché chi vorrà salvare la propria vita / psuchē (Cei: anima), la perderà / apōleia, ma chi perderà la propria vita per causa mia e del vangelo, la salverà. (Lettura 60).
In quel caso sarebbe difficile tradurre con “sprecare la vita”, perché nella nostra cultura avrebbe un significato estremamente negativo: significherebbe mettersi sulla via dell’alcool, della droga, e in generale dei vizi.
Nel caso illustrato dai nostri brani però si parla di uno “spreco” che ha la sua ragione nell’amore. Allora possiamo pensare allo spreco prodotto da una madre che perde la sua vita per salvare quella del figlio che ha nel grembo, o allo spreco realizzato da chi dedica interamente la sua vita alla cura di un infermo. Ma possiamo anche evocare lo spreco di cui è colma l’esistenza di barboni, di emarginati e di tutti quanti vivono in condizioni di esclusione estrema dalla cosiddetta normalità.
Questo spreco, proprio perché dettato dall’amore, manifesta in modo quanto mai plastico quanto avviene di qui a qualche giorno sulla croce. Un evento che mette in primo piano il fatto che Gesù non ha assolutamente posto alcun limite al dolore da lui subito per dire a tutti che il Messia ha inteso donare la sua vita in modo tale che anche gli spiriti più refrattari potessero cogliere il suo amore gratuito per loro.
Così, ai piedi della Croce, tutti sono chiamati a valutare l’immensità dello “spreco” della sua vita incredibilmente operato dal Figlio di Dio.
E i poveri dei quali si preoccupavano alcuni dei commensali?
Ne abbiamo trattato nella Lettura 60 e ora possiamo aggiungere, che se verso il povero non attuerai lo “spreco” di tutte le tue ricchezze, avrai solo creato un rapporto di dipendenza.