Lettura 92 Gen 27,46-28,1-10 La seconda benedizione di Giacobbe e la fuga per Carran

Gen 27,46 «Poi Rebecca disse a Isacco: «Ho disgusto della mia vita a causa di queste figlie di Het (Cei: donne hittite): se Giacobbe prende moglie tra le figlie di Het come queste, tra le figlie del paese (Canaan), a che mi giova la vita?».

Gen 28:1 Allora Isacco chiamò Giacobbe, lo benedisse e gli diede questo comando: «Tu non devi prender moglie tra le figlie di Canaan. 2 Su, va’ in Paddan-Aram, nella casa di Betuèl, padre di tua madre, e prenditi di là la moglie tra le figlie di Làbano, fratello di tua madre. 3 Ti benedica El Shaddaj [Cei: Dio onnipotente], ti renda fecondo e ti moltiplichi, sì che tu divenga una assemblea di popoli. 4 Conceda la benedizione di Abramo a te e alla tua discendenza con te, perché tu possieda il paese dove sei stato forestiero, che Dio ha dato ad Abramo». 5 Così Isacco fece partire Giacobbe, che andò in Paddan-Aram presso Làbano, figlio di Betuèl, l’Arameo, fratello di Rebecca, madre di Giacobbe e di Esaù.

6 Esaù vide che Isacco aveva benedetto Giacobbe e l’aveva mandato in Paddan-Aram per prendersi una moglie di là e che, mentre lo benediceva, gli aveva dato questo comando: «Non devi prender moglie tra le Cananee». 7 Giacobbe aveva obbedito al padre e alla madre ed era partito per Paddan-Aram. 8 Esaù comprese che le figlie di Canaan non erano gradite a suo padre Isacco. 9 Allora si recò da Ismaele e, oltre le mogli che aveva, si prese in moglie Macalat, figlia di Ismaele, figlio di Abramo, sorella di Nebaiòt.

10 Giacobbe partì da Bersabea e si diresse verso Carran».

NB: In certi casi troviamo “Carran” e in altri “Paddan-Aram”; questa seconda denominazione letteralmente significa “Campo di Aram“, ma potremmo intendere: “Regione di Aram“. Una regione nella quale esiste la città di Carran.

Nel capitolo precedente (Gen 27) avevamo lasciato Esaù deciso ad uccidere Giacobbe appena si presentasse l’occasione. Però Rebecca, avendo sentito la risoluzione presa da Esaù, consigliava Giacobbe di fuggire presso Carran dal di lei fratello Labano. Essa poi si rivolgeva ad Isacco lamentandosi per la presenza delle due mogli hittite di Esaù.

In realtà questo ultimo versetto del capitolo 27, di redazione P sacerdotale, appartiene strutturalmente alla presente lettura. E proprio perché di tradizione sacerdotale Rebecca è presentata come preoccupata perché i figli non compiano matrimoni misti, secondo una legislazione che però avverrà molti secoli dopo.

Una per tutte:

Es 34, 15 «Non fare alleanza con gli abitanti di quel paese, altrimenti, quando si prostituiranno ai loro dèi e faranno sacrifici ai loro dèi, inviteranno anche te: tu allora mangeresti le loro vittime sacrificali. 16 Non prendere per mogli dei tuoi figli le loro figlie, altrimenti, quando esse si prostituiranno ai loro dèi, indurrebbero anche i tuoi figli a prostituirsi ai loro dèi».

La preoccupazione di Rebecca è analoga a quella di Abramo quando aveva mandato un servo a Carran a cercare una moglie per Isacco come avevamo visto nella lettura 82.

Gen 24,4«… [giurami] che andrai al mio paese, nella mia patria [Carran], a scegliere una moglie per mio figlio Isacco».

Sempre nella lettura 82 avevamo spiegato che questa preoccupazione di Isacco e Rebecca è una retroproiezione di problematiche che sorgono nel postesilio, quando si ritiene che l’aver sposato donne straniere aveva corrotto i costumi e introdotto nella vita religiosa aspetti idolatrici. Quindi non un problema razziale, ma di salvaguardia della corretta prassi religiosa.

Però, sempre rimanendo sul libro di Genesi, possiamo affermare che sino a questo punto non abbiamo ancora incontrato il tema dell’idolatria. E potremmo dire che siccome l’immagine di Dio si sta via via definendo, non è ancora possibile individuare con precisione, dove finisce la vera religione e dove inizino quelle false. Siamo ancora in un clima di “rivelazione cosmica”. Tra l’altro osserviamo che al v 3 Dio non è chiamato JHWH, ma El Shaddaj, letteralmente “Dio della montagna“.

Inoltre, troveremo che quando Giacobbe tornerà da Carran, una delle mogli nasconderà gli idoli paterni per portarli con sé in Canaan. E questo viene considerato un gesto di furbizia!

Al momento circolano tanti nomi divini che indicano capacità sovrumane, che più tardi diventeranno attributi del vero Dio, JHWH. Abbiamo approfondito questo tema dei nomi di Dio nella lettura 59.

Ad ogni modo è un fatto che Giacobbe andrà a Carran anche per trovarsi la moglie, ma le ragioni possono essere altre oltre a questa, come il desiderio di mantenere il patrimonio all’interno della famiglia, pur se allargata, ma riteniamo più logica, anche per il seguito del racconto, quella della fuga dall’ira di Esaù al quale era stata sottratta la primogenitura.

Probabilmente anche un lettore poco attento di rende conto che questo brano spezza lo scorrere del racconto che riguarda Giacobbe, anche perché qui troviamo una seconda benedizione al secondogenito che non tiene conto delle tensioni intrafamiliari presenti nel capitolo precedente. E, tuttavia, una benedizione dal tenore differente dalla precedente, che per comodità di lettura riportiamo:

Gen 26,27«Ecco l’odore del mio figlio / come l’odore di un campo / che JHWH ha benedetto.

28 Dio ti conceda rugiada del cielo / e terre grasse / e abbondanza di frumento e di mosto.

29 Ti servano i popoli / e si prostrino davanti a te le genti.

Sii il signore dei tuoi fratelli / e si prostrino davanti a te i figli di tua madre.

Chi ti maledice sia maledetto / e chi ti benedice sia benedetto!».

Si tratta di una benedizione che va bene per tutte le occasioni e tutte le situazioni, mentre quella del brano attuale è strettamente legata all’Alleanza con Abramo, come evidenzia il v4:

Gn28, 3 «Ti benedica El Shaddaj [Cei: Dio onnipotente], ti renda fecondo e ti moltiplichi, sì che tu divenga una assemblea di popoli. 4 Conceda la benedizione di Abramo a te e alla tua discendenza con te, perché tu possieda il paese dove sei stato forestiero, che Dio ha dato ad Abramo».

Allora se abbiamo compreso la differenza possiamo affermare che con questa benedizione l’Alleanza passa da Isacco a Giacobbe.

D’altra parte il disegno originario di Dio è proprio quello dell’Alleanza che ha progettato sin dalla Creazione e che troverà l’approdo definitivo nella “Nuova ed Eterna Alleanza” come recitano le parole della Consacrazione nel sacrificio della Messa. Alleanza di cui si fa memoria ogni volta che celebriamo l’Eucaristia.

Gli ultimi versetti descrivono l’operazione svolta da Esaù per cercare di mitigare i dispiaceri inflitti ai genitori sposando due donne hittite, per cui decide di prendersi una moglie discendente di Ismaele, fratellastro di Isacco. Quindi, Giacobbe si unirà con cugine del ramo materno ed Esaù con cugine di ramo paterno.