Lettura 91 Mc 13,28-36 Discorso escatologico: parte finale

Richiamiamo la struttura del discorso escatologico:
A => 5-23 segni dell’arrivo del giorno del Signore: il come.
B => 24-27 il giorno del Signore: la venuta del Figlio dell’Uomo.
A1 => 28-37 segni dell’arrivo del giorno del Signore: il quando.

Passiamo quindi all’ultima parte, molto simile alla prima, la cui struttura sintetica risulta essere:

A => 28-29: una parabola con, l’avvertimento: «sappiate».
B => 30: una parola sul tempo, sul quando:«non passerà questa generazione…» il tempo è vicino e certo.
C => 31: un detto di conferma: «le mie parole non passeranno» e questa è l’unica cosa certa.
B1=> 32: ritorna un detto sul tempo: «il tempo e l’ora nessuno lo conosce...».
A1 => 33-36: altre due mini parabole quella del padrone e quella del portiere e dei servi.

A => 28 «Dal fico imparate (CEI: questa) la parabola: quando già il suo ramo si fa tenero e mette le foglie, voi sapete che l’estate è vicina; 29 così anche voi, quando vedrete accadere queste cose, sappiate che è vicino alle porte.

B => 30 Amen (In verità) vi dico: non passerà questa generazione prima che tutte queste cose siano avvenute.

C => 31 Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.

B1 => 32 Quanto poi a quel giorno o a quell’ora, nessuno li conosce, neanche gli angeli nel cielo, e neppure il Figlio, ma solo il Padre.

A1 =>33 State attenti / blèpete, vegliate, perché non sapete quando sarà il momento preciso.

34 È come uno che è partito per un viaggio dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vigilare / grēgorēi.
35 Vigilate / grēgoreite dunque, poiché non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino,
36 perché non giunga all’improvviso, trovandovi addormentati. 37 Quello che dico a voi, lo dico a tutti: Vegliate / grēgoreite!
».

=> A – Se usassimo il dimostrativo “questa parabola” saremmo portati a pensare che si tratti di imparare la parabola del fico, ma il greco usa l’articolo, cioè “la parabola“. Allora si tratta di capire di quale parabola si tratta. Così dobbiamo ripercorrere la giornata, la terza giornata passata da Gesù con i discepoli a Gerusalemme.
Al mattino sulla strada da Betania verso la città rilevano il fico seccato fin dalle radici a seguito della maledizione perché non aveva frutti, ma solo foglie. Entrati nel tempio Gesù subisce una serie di attacchi dalle autorità civili e religiose. In qual frangente egli racconta la parabola dei “vignaioli omicidi” 12,1- 12 (Lettura 80) che non riprendiamo nella sua interezza, ma ne riportiamo la conclusione

Mc 12, 6 «Aveva ancora uno, il figlio diletto: lo inviò loro per ultimo, dicendo: Avranno rispetto per mio figlio! 7 Ma quei vignaioli dissero tra di loro: Questi è l’erede; su, uccidiamolo e l’eredità sarà nostra. 8 E afferratolo, lo uccisero e lo gettarono fuori della vigna. 9 Che cosa farà dunque il padrone della vigna? Verrà e sterminerà quei vignaioli e darà la vigna ad altri10 Non avete forse letto questa Scrittura: La pietra che i costruttori hanno scartata / è diventata testata d’angolo;/ 11 dal Signore è stato fatto questo/ ed è mirabile agli occhi nostri?» (Sal 118,22-23).

Questa è la parabola che la metafora del fico aiuta a comprendere, anche perché non c’è qui una “parabola del fico”.
Allora quando il fico mette le foglie – e non ancora i frutti – e le cime dei rami si fanno teneri e lattiginosi allora l’estate è vicina e pertanto accadrà quello che la parabola ha previsto: “la vigna sarà data ad altri vignaioli“.
Se non si riferisse a questa parabola la frase finale di v 29, senza soggetto esplicito, resterebbe incomprensibile. 

=> B – In questa direzione ci porta anche il versetto successivo con il termine “generazione” che Marco usa quattro volte sempre con significato negativo

Mc 8,11ss.: sono “generazione” i farisei che gli chiedono un segno dal cielo. Lettura 54

Mc 8,38 «Chi si vergognerà di me e delle mie parole davanti a questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell’uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella gloria del Padre suo con gli angeli santi». Lettura 60

Mc 9,19 «Egli allora in risposta, disse loro: «O generazione incredula! Fino a quando starò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatelo da me».

Racconto dell’indemoniato che i discepoli non sono riusciti a guarire. Lettura 62

Se è così, sono proprio i quattro discepoli Pietro, Giacomo, Giovanni e Andrea, che lo interrogano circa gli eventi futuri, mentre sono seduti sul Monte degli Ulivi e guardano Gerusalemme, i quali per primi devono comprendere che la vigna sarà tolta alle autorità d’Israele e sarà concessa a tutti gli altri popoli.
Si tratta di accettare la qualità fondamentale del Suo modo di essere Messia: non colui che ripristina il regno di Davide assoggettando tutti i gli altri popoli, ma colui che porta il Regno di Dio. Cioè, un Messia ben più grande, che apre alla speranza tutti gli uomini nati sotto il sole e non soltanto ad alcuni.
Noi che siamo venuti dopo possiamo dire che questa profezia si è avverata.
Proprio mentre Marco sta scrivendo il suo Evangelo in Palestina si era scatenata la prima guerra giudaica alla fine della quale il tempio sarà ridotto ad un cumulo di macerie.

=> C – 31 «Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno».

Questo è il centro del brano che afferma il permanere della Parola del Maestro, Parola, che da una lato abbiamo verificato e dall’altro siamo in attesa del suo compimento.
E non si tratta tanto di un discorso di “fine del mondo” per la quale non sono tanto necessari convulsioni cosmiche, ma un semplice vulcano che sbuffa più del solito (vedi ad esempio: https://it.wikipedia.org/wiki/Anno_senza_estate) o un asteroide una tantino più grande e più veloce (https://it.wikipedia.org/wiki/Estinzione_di_massa_del_Cretaceo-Paleocene), ma piuttosto della “venuta del Signore nella sua gloria”.
Potremmo dire che è un ritorno che avviene tutte le volte che uno chiude gli occhi per sempre.

=> B1 – Un evento al quale bisogna essere prepararti come raccomandano gli ultimi versetti.

Una preparazione che non dovrebbe impaurire, perché alla fine ci si ritrova nelle braccia di Colui nel quale abbiamo sperato e confidato per tutta la vita. E questo lo evidenzia il v 32.

32 Quanto poi a quel giorno o a quell’ora, nessuno li conosce, neanche gli angeli nel cielo, e neppure il Figlio, ma solo il Padre.

Qui non si dice che Dio ha già predisposto tutti i suoi strumenti per decidere quando sarà il giorno fatidico, ma che solo al “Padre” compete questa decisione. Ma quale sarà il criterio dei questa decisione?
Dobbiamo esaminare le ricorrenze del termine “Padre” nel Vangelo di Marco, che sono tre.

Mc 8,38 «Chi si vergognerà di me e delle mie parole davanti a questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell’uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella gloria del Padre suo con gli angeli santi».

In questo passaggio Dio è il Padre del Figlio dell’Uomo.

Mc 11,25 «Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate, perché anche il Padre vostro che è nei cieli perdoni a voi i vostri peccati».

Qui Dio è il Padre dei discepoli: “Padre vostro”.

Mc 14,36 «E diceva: «Abbà, Padre! Tutto è possibile a te, allontana da me questo calice! Però non ciò che io voglio, ma ciò che vuoi tu».

In questo caso siamo nell’orto del Getsemani e Gesù chiama il Padre con il termine che usano i bambini e potremmo tradurlo con “Papino, Babbino, Papi, ecc”.
Quindi Marco usa il termine “Padre” per indicare un rapporto di grande tenerezza da parte di Dio verso le sue creature.
Se è così le ammonizioni alla vigilanza che seguono nei versetti successivi non devono essere intese come una minaccia, ma come un aiuto a mantenere vivo questo legame affettivo.
Si tratta di una vigilanza che, per usare un termine teologico, potremmo chiamare “escatologia presenziale”, cioè il principio secondo il quale il tuo eschaton non lo decidi l’ultimo giorno o cinque minuti prima della fine, ma nella decisione di fede che esprimi nel rapporto con i sacramenti che sono i luoghi privilegiati dell’incontro con il Signore Gesù. Oltre al servizio verso i fratelli, purché esso non diventi semplice filantropia.
Allora il richiamo alla vigilanza, detto con linguaggio corrente, non è fatto da Uno che “ti cura” per coglierti in fallo e fartela pagare cara, ma è fatto da un Padre, Abbà, che ce la mette tutta perché la tua vita diventi un capolavoro.

L’ultimo richiamo di Gesù alla vigilanza esplicita senz’altro una verità basilare, da tenere sempre molto bene presente: Dio, pur disposto a tutto per te, non intende mai salvare te senza di te.