Lettura 90 Mc 13, 24-27 Discorso escatologico: la venuta del Figlio dell’Uomo

Il metodo con cui abbiamo esaminato la prima parte del discorso escatologico ha mostrato che essa aveva una struttura a chiasmo con al centro il messaggio più importante, ma tutto il capitolo deve essere compreso con quel criterio.
In questo modo si realizza una struttura del tipo

A => 5-23 segni dell’arrivo del giorno del Signore: il come.

B => 24-27 il giorno del Signore: la venuta del Figlio dell’Uomo.

A1 => 28-37 segni dell’arrivo del giorno del Signore: il quando.

così scopriamo che il messaggio più importante si trova al centro vv 24-27, mentre il la prima parte 5-23

Mc 13,24 «In quei giorni, dopo quella tribolazione,

“il sole si oscurerà / e la luna non darà più il suo chiarore” (Is 13,10)

25 e “le stelle cadranno da dal cielo / e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte” (Is 34,4).

26 E “allora vedranno il Figlio dell’Uomo venire sulle nubi” (Dn 7,13) con grande potenza e gloria.

27 Allora Egli manderà gli angeli e “radunerà i suoi eletti dai quattro venti” (Zc 2,10), dall’estremità della terra fino “all’estremità dei cieli” (Dt 30,4)».

Questo brano è una raccolta di citazioni provenienti dagli antichi profeti.
Ora, le citazioni non hanno solo lo scopo di dare autorevolezza al testo, ma di fare entrare l’ascoltatore o il lettore all’interno del climax dal quale la citazione è stata tratta. Ancora una volta segnaliamo l’importanza di leggere gli antichi testi, anche perché la Bibbia deve essere compresa in modo unitario nel suo insieme. L’estrapolazione di qualche versetto per sostenere le proprio tesi è opera diabolica; vedi l’abilità di Satana nel racconto delle tentazioni messianiche di Mt 4.

La prima citazione, di Isaia, è un oracolo contro Babilonia per le guerre e tutte le angherie che ha commesso verso Israele. La Parola di Dio promette l’avvento del “Giorno del Signore”, quel giorno in cui il Signore verrà per ristabilire la giustizia. Quando il Signore interviene risulta sconvolto anche il cosmo, così come troviamo nel nostro brano.

 Qualcosa di molto simile è descritto in Is 34,4, ma in questo caso il paese oggetto della giustizia divina è Edom, un popolo prevalentemente nomade situato a sud di Israele che viveva soprattutto di razzie, quindi perennemente in conflitto con gli ebrei.

Nella lettura 19 abbiamo sviluppato il significato del sintagma “Figlio dell’Uomo”, il titolo che Gesù stesso si dà. Suggeriamo vivamente di rileggere quella lettura per contestualizzare il senso di quell’appellativo.

Egli non si dichiarerà mai “Figlio di Dio” se non davanti al Sinedrio quando sarà interrogato e condannato dal Sommo sacerdote, proprio perché si è dichiarato “Figlio di Dio”.

Il testo del profeta Zaccaria fa riferimento al ritorno degli esiliati da Babilonia e di tutti i figli di Israele dispersi. “Quattro venti” è un modo per significare i quattro punti cardinali dal quale richiamare tutti i dispersi. Concetto ribadito anche da Dt 30,4.

Ora è necessario chiarire il senso dei fenomeni cosmici citati in questo brano e nella Bibbia in genere.

Mareggiate, eruzioni vulcaniche, tornado, temporali, eclissi solari o lunari, ecc. sono fenomeni che ci atterriscono e nello stesso tempo ci attirano, ci incuriosiscono; ovviamente se siamo in condizioni di sicurezza. Con questi fenomeni siamo di fronte allo scatenarsi delle forze della natura che noi non possiamo dominare e ci fanno sentire piccoli, piccoli: granelli di polvere rispetto a quello che vediamo. In filosofia sono studiati come tema del sublime.

Ora tutte queste manifestazioni sono state usate in tutte le religioni e in tutti le culture come manifestazioni delle divinità. Abbiamo trattato a fondo questo tema nella riflessione sul libro di Esodo.

Però nella religione ebraica e quindi nella Bibbia, l’uso di questi fenomeni per significare la presenza di Dio, se eccettuiamo Es 19, sono praticamente assenti.

Infatti già la teofania di Dio a Mosè raccontata in Es 34,5ss. avviene sulla soglia di una caverna, in un contesto privo di manifestazioni cosmiche se non la Nube.

La teofania in cui è stato protagonista Elia, sempre sul Sinai, nella medesima caverna, chiarisce che Dio non è nel vento gagliardo che spacca le rocce, non è nel terremoto, non è nel fuoco, ma in una “voce di silenzio svuotato” che la CEI traduce: “Mormorio di vento leggero” (1 Re 19,9ss). E lo abbiamo approfondito nel Libretto di Elia alla Lettura 11 e successive.

Allora le manifestazioni cosmiche proclamate dai profeti acquistano un altro significato: l’azzeramento dei corpi celesti che erano idoli per tutti i popoli dell’Antico vicino Oriente, in particolare i babilonesi. Ma non scherzavano neanche gli egiziani che adoravano il sole, la luna, ecc. Gli stessi greci e romani non erano su lunghezze d’onda molto diverse.

Il nostro testo allora vuol dire che tutti questi idoli spariranno e con essi anche la possibilità di computare il tempo, che si usi un calendario lunare o solare e di distinguere il giorno e la notte.

Anche il tema «le stelle cadranno da dal cielo» v 25, non indica un cataclisma cosmico, ma la caduta di coloro che si credevano stelle, cioè i re dall’antico oriente come troviamo in alcuni testi dell’Antico Testamento come Is 14,12-14; Is 24,21 LXX; Dn 8,10 LXX. Possiamo spiegare la “caduta” di queste stelle come conseguenza dell’oscuramento degli astri maggiori: sole e luna dei quali i re /stelle erano sacerdoti o figli. Teniamo presente che le loro conoscenze astronomiche erano ben diverse dalle nostre.

Come tutto questo accadrà? Ce l’aveva anticipato il v10 «Ma prima è necessario che il vangelo sia proclamato a tutte le genti». Vale a dire, la caduta delle stelle e la stessa perdita di luce degli dèi /astri cielo, è la conseguenza della diffusione del Vangelo in tutto il modo. E possiamo aggiungere: “ad opera dei discepoli”.

E quando accadrà? Dopo la grande tribolazione, cioè la guerra giudaica, la caduta di Gerusalemme, la distruzione del Tempio e la dispersione dei discepoli al di fuori della Palestina.

Quindi tutto questo non parla di una fine del mondo, ma del compimento del disegno del Padre, attraverso le «doglie» 13,8. Il compimento è spiegato da 13,26 «allora vedranno il Figlio dell’Uomo venire sulle nubi».

Già, ma bisogna indagare cosa si intende per Nube.

Essa fa la sua comparsa nel libro di Esodo la notte in cui gli ebrei fuggono dalla schiavitù d’Egitto.

=> Es 13,21 Il Signore marciava alla loro testa di giorno con una colonna di Nube, per guidarli sulla via da percorrere, e di notte con una colonna di fuoco per far loro luce, così che potessero viaggiare giorno e notte.

22 Di giorno la colonna di Nube non si ritirava mai dalla vista del popolo, né la colonna di fuoco durante la notte.

=> Es 14,19 L’angelo di Dio, che precedeva l’accampamento d’Israele, cambiò posto e passò indietro. Anche la colonna di Nube si mosse e dal davanti passò indietro. 20 Venne così a trovarsi tra l’accampamento degli Egiziani e quello d’Israele. Ora la Nube era tenebrosa per gli uni, mentre per gli altri illuminava la notte; così gli uni non poterono avvicinarsi agli altri durante tutta la notte.

=>Es 14,24 Ma alla veglia del mattino il Signore dalla colonna di fuoco e di Nube gettò uno sguardo sul campo degli Egiziani e lo mise in rotta. 25 Frenò le ruote dei loro carri, così che a stento riuscivano a spingerle. Allora gli Egiziani dissero: «Fuggiamo di fronte a Israele, perché il Signore combatte per loro contro gli Egiziani!».

=> Es 16,9 Mosè disse ad Aronne: «dà questo comando a tutta la comunità degli Israeliti: Avvicinatevi alla presenza del Signore, perché egli ha inteso le vostre mormorazioni!». 10 Ora mentre Aronne parlava a tutta la comunità degli Israeliti, essi si voltarono verso il deserto: ed ecco la Gloria del Signore apparve nella Nube.

=> Es 19,9 Il Signore disse a Mosè: «Ecco, io sto per venire verso di te in una densa Nube, perché il popolo senta quando io parlerò con te e credano sempre anche a te». Mosè riferì al Signore le parole del popolo.

=> Es 19,16 Appunto al terzo giorno, sul far del mattino, vi furono tuoni, lampi, una Nube densa sul monte e un suono fortissimo di tromba: tutto il popolo che era nell’accampamento fu scosso da tremore.

17 Allora Mosè fece uscire il popolo dall’accampamento incontro a Dio. Essi stettero in piedi alle falde del monte.

18 Il monte Sinai era tutto Fumante, perché su di esso era sceso il Signore nel fuoco e il suo Fumo saliva come il Fumo di una fornace: tutto il monte tremava molto. 19 Il suono della tromba diventava sempre più intenso: Mosè parlava e Dio gli rispondeva con voce di tuono. [Qui la Nube assume la forma di Fumo]

=> Es 20,20 Mosè disse al popolo: «Non abbiate timore: Dio è venuto per mettervi alla prova e perché il suo timore vi sia sempre presente e non pecchiate». 21 Il popolo si tenne dunque lontano, mentre Mosè avanzò verso la Nube oscura, nella quale era Dio.

=> Es 24,15 Mosè salì dunque sul monte e la Nube coprì il monte. 16 La Gloria del Signore venne a dimorare sul monte Sinai e la Nube lo coprì per sei giorni. Al settimo giorno il Signore chiamò Mosè dalla Nube.

17 La Gloria del Signore appariva agli occhi degli Israeliti come fuoco divorante sulla cima della montagna.

18 Mosè entrò dunque in mezzo alla Nube e salì sul monte. Mosè rimase sul monte quaranta giorni e quaranta notti.

=> Es 33,8 Quando Mosè usciva per recarsi alla tenda, tutto il popolo si alzava in piedi, stando ciascuno all’ingresso della sua tenda: guardavano passare Mosè, finché fosse entrato nella tenda. 9 Quando Mosè entrava nella tenda, scendeva la colonna di Nube e restava all’ingresso della tenda. Allora il Signore parlava con Mosè. 10 Tutto il popolo vedeva la colonna di Nube, che stava all’ingresso della tenda e tutti si alzavano e si prostravano ciascuno all’ingresso della propria tenda. 11 Così il Signore parlava con Mosè faccia a faccia, come un uomo parla con un altro. Poi questi tornava nell’accampamento, mentre il suo inserviente, il giovane Giosuè figlio di Num, non si allontanava dall’interno della tenda.

=> Es 34,5 Allora il Signore scese nella Nube, si fermò là presso di lui e proclamò il nome del Signore. 6 Il Signore passò davanti a lui proclamando: «Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di grazia e di fedeltà, 7 che conserva il suo favore per mille generazioni, che perdona la colpa, la trasgressione e il peccato, ma non lascia senza punizione, che castiga la colpa dei padri nei figli e nei figli dei figli fino alla terza e alla quarta generazione».

=> Es 40,34 Allora la Nube coprì la tenda del convegno e la Gloria del Signore riempì la Dimora. 35 Mosè non potè entrare nella tenda del convegno, perché la Nube dimorava su di essa e la Gloria del Signore riempiva la Dimora. 36 Ad ogni tappa, quando la Nube s’innalzava e lasciava la Dimora, gli Israeliti levavano l’accampamento. 37 Se la Nube non si innalzava, essi non partivano, finché non si fosse innalzata. 38 Perché la Nube del Signore durante il giorno rimaneva sulla Dimora e durante la notte vi era in essa un fuoco, visibile a tutta la casa d’Israele, per tutto il tempo del loro viaggio.

Tutti i libri dell’Antico Testamento sono scanditi dalla presenza della Nube che in certi casi assume la forma della Nube d’incenso come nella vocazione di Isaia Is 6.

Allora possiamo dire che la Nube non è elemento meteorologico ma un elemento teologico che rivela e nello stesso tempo nasconde la Presenza di Dio.

La stessa Nube è presente anche nel Nuovo Testamento e dispiega la funzione rivelativa. L’abbiamo trovata nel racconto della Trasfigurazione Lettura 61

Mc 9,2 «Dopo sei giorni, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li portò sopra un monte alto, in disparte, loro soli. E fu trasfigurato davanti a loro 3 e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime, quali alcun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. 4 E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. 5 E Pietro prendendo allora la parola disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi stare qui; facciamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia!». 6 Non sapeva infatti che cosa dire, poiché erano stati presi dallo spavento. 7 E venne una Nube che li coprì con la sua ombra e venne una voce dalla Nube: «Questi è il mio Figlio, il prediletto; ascoltatelo!» (Sl 2,7; Dt 18,15). 8 E ad un tratto guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo con loro.

La ritroviamo nel processo davanti al Sinedrio

Mc 14,60 Allora il sommo sacerdote, levatosi in mezzo all’assemblea, interrogò Gesù dicendo: «Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?». 61 Ma egli taceva e non rispondeva nulla. Di nuovo il sommo sacerdote lo interrogò dicendogli: «Sei tu il Cristo, il Figlio di Dio benedetto?». 62 Gesù rispose: «Io lo sono!

E vedrete il Figlio dell’uomo/ seduto alla destra della Potenza / e venire con le Nubi del cielo».

E ancora all’Ascensione di Gesù sul Monte degli Ulivi

At 1,6 Così venutisi a trovare insieme gli domandarono: «Signore, è questo il tempo in cui ricostituirai il regno di Israele?». 7 Ma egli rispose: «Non spetta a voi conoscere i tempi e i momenti che il Padre ha riservato alla sua scelta, 8 ma avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra». 9 Detto questo, fu elevato in alto sotto i loro occhi e una Nube lo sottrasse al loro sguardo. 10 E poiché essi stavano fissando il cielo mentre egli se n’andava, ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: 11 «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che è stato di tra voi assunto fino al cielo, tornerà un giorno allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo». 12 Allora ritornarono a Gerusalemme dal monte detto degli Ulivi, che è vicino a Gerusalemme quanto il cammino permesso in un sabato.

Se il lettore avrà avuto la pazienza di leggere tutti questi passaggi avrà capito che la Nube rivela e nasconde la presenza di Dio.

Allora se tutti «vedranno il Figlio dell’Uomo venire sulle Nubi»
significa che il Figlio dell’Uomo è il Figlio di Dio.