Lettura 9 Gen 1,3-5 Primo giorno
Gen 1,3 «Dio disse: «Vi sia luce!». E vi fu luce. / 4 Dio vide che la luce era tov /bella. / Separò la luce dalle tenebre 5 e chiamò la luce “giorno” e le tenebre “notte”. / Venne sera e poi mattino: giorno uno».
La creazione della luce getta un respiro di sollievo sullo squallore tenebroso descritto nella lettura precedente.
Però restiamo sorpresi dal fatto che Dio crei la luce indipendentemente dal sole o un’altra fonte che la produca.
Forse, già in questo primo giorno, l’agiografo anticipa la presa di distanza da questo astro che per quasi tutti i popoli vicini era un dio e comprenderemo meglio questa intenzione al quarto giorno.
La luce viene all’esistenza per un semplice comando, una parola o, meglio, la Parola. Non ci sono gesti particolari, delle magie, degli abracadabra. La Parola di Dio semplicemente pronunciata chiama all’esistenza.
Possiamo anche dire che non c’è intervallo tra ordine ed esecuzione: i due momenti si identificano.
Il distacco c’è per il giudizio che per Dio è tov. Questa parola ebraica, tov, significa bello e buono. Alcune traduzioni riportano: bello, altre buono. Tuttavia anche nella nostra lingua in certi casi usiamo il termine “bello” con un senso che include anche il buono. “Mio figlio ha trovato l’impiego”. – Che bello! Oppure: “La nonna è uscita dall’ospedale”. – Che bello! In realtà in entrambi gli esempi di esteticamente bello non c’è nulla, mentre invece c’è il buono, ma quel “bello” è più pervasivo di “buono”.
Questa osservazione vale per tutte le opere create da Dio perché tutte sono soggette al suo giudizio e tutte ai Suoi occhi risultano tov / belle.
Sembra però di capire che in un primo momento la luce è mescolata alle tenebre e così inizia quel processo di “separazione” che riguarda tutte le opere. La separazione è un movimento che supera la confusione, il caos primordiale, ma anche le confusioni successive. È il processo che porterà all’Elezione. Non dimentichiamo che Israele è, e rimane, il “popolo eletto“.
Solo all’ultima opera Dio applicherà il procedimento inverso: la creazione dell’uomo e della donna che diventano una carne sola; i due diventano uno.
Assistiamo anche all’imposizione del nome che nella concezione semitica significa chiamare all’esistenza.
Dare il nome a qualcuno significa avere autorità su di lui. Quando il grande re vinceva un altro regno, se non avesse ammazzato il sovrano, gli avrebbe cambiato il nome. Adamo darà il nome a tutti gli animali, che significa una signoria su di essi. In Gen 3,20 Adamo darà nome anche ad Eva, episodio che se non è letto bene, nel contesto attuale, può risultare problematico.
La separazione della luce dalle tenebre dà esistenza anche al giorno e alla notte, anzi alla notte e al giorno, perché per gli ebrei, il giorno inizia alla sera con il tramonto del sole; noi l’abbiamo fissato convenzionalmente a mezzanotte, i romani il mattino al sorgere del sole.
Questo primo giorno è contato con il numero cardinale: uno, mentre gli altri giorni sono numerati con la serie ordinale. La cosa ci interessa per due motivi.
Quando nei vangeli o in altri testi si vuole indicare l’inizio di una nuova era si scrive: “giorno uno” come in Mc 16,2, lettura 107.
Tuttavia riteniamo che l’antico redattore abbia voluto indicare in questo modo l’inizio del tempo. Il tempo viene computato in relazione allo scorrere dei giorni.
È solo da questo primo giorno è possibile registrare il passare del tempo, così contando gli anni attraverso le toledot / generazioni il calendario ebraico può dire che in questo 2020 siamo nell’anno 5780.
Se non è storicizzazione questa…