Lettura 89 Mc 13,5-23 Discorso escatologico: la grande tribolazione
Abbiamo detto che il “discorso escatologico” di Marco, che abbonda di citazioni veterotestamentarie, è molto complesso, ma tentiamo di semplificarlo mettendo in evidenza la sua struttura secondo i criteri usati dagli antichi. Così rileviamo che questa prima parte possiede una parola gancio che troviamo all’inizio, al centro e alla fine: blèpete che possiamo tradurre: badate, guardate, che è più di un semplice vedere, per cui va bene: “state attenti“.
In questo modo siamo in grado di rilevare tre argomenti disposti in forma concentrica, a chiasmo:
=> il primo e l’ultimo A e A1 parlano di ingannatori
=> il secondo e il quarto B e B1 parlano di disastri
=> al centro C, abbiamo il messaggio più rilevante: la persecuzione scandito tre volte dal verbo consegnare / para-dìdōmi, che per noi potrebbe essere: arrestare e che troveremo moltissime volte nel racconto della Passione.
A => 5 Gesù si mise a dire loro: « State attenti / Blèpete che nessuno vi inganni! 6 Molti verranno in mio nome, dicendo: “Sono io / Egō eimi “, e inganneranno molti.
B => 7 Ora, quando sentirete parlare di guerre e di rumori di guerre, non allarmatevi; questo deve avvenire (Dn 2,28), ma non è ancora la fine. 8 Si leverà infatti nazione contro nazione e regno contro regno (Is 19,2); vi saranno terremoti in vari luoghi, vi saranno carestie. Questo sarà il principio delle doglie.
C => 9 Ora, state attenti / blèpete per voi stessi: vi consegneranno / para-dìdōmi a sinedri e a sinagoghe, sarete percossi, comparirete davanti a governatori e re a causa mia, a rendere testimonianza per loro. 10 Ma prima è necessario che il vangelo sia proclamato a tutte le genti. 11 E quando vi condurranno via per consegnarvi / para-dìdōmi, non preoccupatevi prima di ciò che dovrete dire, ma dite ciò che in quell’ora vi sarà dato: poiché non siete voi a parlare, ma lo Spirito Santo (Gv 14,26). 12 Il fratello consegnerà / para-dìdōmi a morte il fratello, il padre suo figlio e i figli insorgeranno contro i genitori (Mic 7,6) e li metteranno a morte. 13 Voi sarete odiati da tutti a causa del mio nome, ma chi avrà perseverato sino alla fine sarà salvato.
B1=> 14 Ora, quando vedrete l’abominio della desolazione (Dn 9,27) stare là dove non deve – chi legge capisca – allora quelli che si trovano nella Giudea fuggano ai monti; 15 chi si trova sulla terrazza non scenda per entrare a prender qualcosa nella sua casa; 16 chi è nel campo non torni indietro a prendersi il mantello. 17 Guai alle donne incinte e a quelle che allattano in quei giorni! 18 Pregate che ciò non accada d’inverno; 19 perché quei giorni saranno una tribolazione, quale non è mai stata dall’inizio della creazione, creata da Dio, fino al presente (Dn 12,1) né mai vi sarà. 20 E se il Signore non abbreviasse quei giorni, nessuna carne si salverebbe. Ma a motivo degli eletti che si è scelto ha abbreviato quei giorni.
A1 => 21 E allora, dunque, se qualcuno vi dicesse: “Ecco, il Cristo è qui! Guarda, è là”, non ci credete; 22 perché sorgeranno falsi cristi e falsi profeti e faranno segni e prodigi (Dt 13,2) per ingannare, se fosse possibile, anche gli eletti. 23 Voi però state attenti / blèpete! Io vi ho predetto tutto.
A e A1 => Avevamo trovato e spiegato il senso di “Egò eimì” nel racconto della traversata del mare di Galilea quando Gesù raggiunge la barca dei discepoli camminando sulle acque: 6,45ss, Lettura 48. “Egò eimì” è il modo in cui la Bibbia greca LXX traduce il nome di JHWH. Quindi Gesù in quel racconto si è presentato ai suoi come JHWH.
Nei nostri due brani Gesù profetizza che saranno in molti presentarsi come “egò eimì” e avranno anche successo. È la tecnica dell’idolo quella di mascherarsi da Dio. Per questo l’avvertimento imperativo “ state attenti / blèpete” ripetuto ben tre volte.
Il v 22 è una citazione del Deuteronomio che invita i fedeli a non fidarsi di coloro che fanno prodigi e anche in questo caso appare la linea comune a tutti Vangeli nell’usare con parsimonia il termine “miracoli”. I miracoli vanno bene, ma solo fino ad un certo punto, cioè se sono segni di liberazione dal male, perché la divinità di Gesù si rivela altrove. E sarà un centurione pagano a scoprirla 15,39.
B => Guerre, rumori di guerre, carestie e terremoti non sono il segno della fine, ma eventi che accompagnano da sempre la storia dell’uomo. La novità che qui Gesù rivela è che tutti questi non sono dolori comuni, ma doglie perché è in corso la nascita di un mondo nuovo. E ciò vale per i discepoli di allora e per quelli di oggi.
B1 => L’espressione “abominio della desolazione” è usata per primo dal profeta Daniele, a mo di profezia post eventum, per dire quello che è avvenuto nel tempio di Gerusalemme.
1- La descrizione effettiva di quell’evento la troviamo nel primo libro dei Maccabei:
1 Mac 1, 54 «Nell’anno centoquarantacinque, il quindici di Casleu il re innalzò sull’altare un idolo. Anche nelle città vicine di Giuda eressero altari 55 e bruciarono incenso sulle porte delle case e nelle piazze. 56 Stracciavano i libri della legge che riuscivano a trovare e li gettavano nel fuoco».
In sostanza nel 168 a. C il re Antioco IV si fece erigere una statua all’interno del tempio. I re si ritenevano tutti in qualche modo figli di un dio. Ma per gli ebrei, fin dai tempi di Mosè, era in vigore il divieto di costruire immagini che per essi costituivano un abominio. Figuriamoci poi a piazzarle all’interno del tempio!
2- Però anche l’imperatore Caligola, che mori nel 41 d. C., voleva farsi fare una statua da porre in quel tempio, anche se non è chiaro se vi fosse riuscito.
3- Sappiamo inoltre che prima dell’inizio delle guerre giudaiche vi furono diversi tentativi di rivolta compiuti da gruppi di zeloti che riuscirono più volte a penetrare nel tempo ed occuparlo.
4- La prima guerra giudaica inizia nel 66 e termina nel 70 con la completa distruzione del tempio, probabilmente nel periodo in cui Marco stava finendo di redigere il suo Vangelo.
Tutti questi eventi possono essere considerati “abominio della desolazione“.
5- Ma forse c’è da considerare qualcosa di più intrigante, che in parte abbiamo già trattato, che riguarda direttamente Gesù.
Il quale, il primo giorno del suo arrivo a Gerusalemme, entra nel tempio e guarda attentamente ogni cosa.
Il secondo giorno, dopo avere maledetto il fico, scaccia i profanatori dal tempio.
Il terzo giorno, dopo che i discepoli hanno rilevato la morte del fico, seccato in meno di 24 ore, entrato nel tempio subisce una serie di contestazioni proprio da coloro che avrebbero dovuto difendere la santità del luogo: sommi sacerdoti, farisei, sadducei, scribi.
Non è anche questo “abominio della desolazione“?
In definitiva abbiamo cinque eventi che possono essere abominio della desolazione.
Marco al solito vuole fare riflettere il suo lettore e non dice quale esso sia, ma aggiunge «chi legge comprenda».
I versetti successivi sono un invito ai discepoli a tagliare la corda in caso di persecuzione, perché Gesù non vuole eroi, infatti, sappiamo che i cristiani di Gerusalemme si rifugiarono a Pella, una città allora molto importante, che attualmente si trova in Giordania.
C => Notiamo subito che appare tre volte il verbo consegnare / para-dìdōmi e questo segnala che è molto importante. E infatti vedremo nelle prossime letture con quale frequenza apparirà nei testi.
Marco rassicura la sua comunità che l’essere “consegnati“, perseguitati, non è un incidente di percorso, ma la possibilità di un evento previsto sin dall’inizio.
Tra le righe possiamo intuire che il primo ad essere “consegnato” sarà Gesù ad opera di un apostolo: Giuda che lo consegnerà alle guardie dei sacerdoti, che lo consegneranno a Pilato, che lo consegnerà al centurione romano e al suo drappello che così lo inchioderanno alla croce.
Solo lì, sotto il Crocifisso, quel centurione lo riconoscerà come “Figlio di Dio”.
C’è però una “consegna” originaria che ha anticipato tutte queste consegne.
È la consegna del Figlio da parte del Padre agli uomini.
E costituisce Mistero dell’Incarnazione.