Lettura 85 Gen 12-25 Una breve ripresa sintetica del ciclo di Abramo

Quando ci mettiamo a pensare alla relazione che lega tra di loro Dio ed Abramo, dovremmo eliminare nella nostra mente diverse nostre precomprensioni. Noi abbiamo le nostre nozioni su Dio. Sappiamo che è onnipotente, immenso, infinito, eterno, ecc. Soprattutto, è puro spirito. Inoltre, quando noi leggiamo i capitoli della Genesi che parlano di Abramo, noi prima abbiamo letto gli undici capitoli della Bibbia che li precedono. In realtà, Abramo non sapeva nulla di Adamo, di Caino, di Noè, ecc. Abbiamo visto che questi capitoli rappresentano una “eziologia metastorica”. Vale a dire, non corrispondono affatto a ciò che noi chiamiamo storia. Sono invece un tentativo di spiegare a chi sta vivendo quanto sta all’origine della storia che comincia con Abramo. Quindi si cerca di dare una spiegazione accettabile dei rapporti che legano Dio al mondo, alla vita sulla terra, alla presenza ingombrante in questa vita del male. Il testo degli 11 capitoli di inizio della Genesi provano in modo inequivocabile che questa spiegazione non è stata redatta in un sol colpo. Ma il testo attuale è il risultato di infiniti tentativi. Si sono, infatti, create al riguardo vere e proprie tradizioni. Vale a dire, si sono create varie scuole di pensiero, diremmo oggi, che si sono autorevolmente espresse sui grandi problemi che riguardano l’origine della vita e del male e, anzitutto, il rapporto che Dio ha scelto di avere con tutto ciò che riguarda l’uomo e la sua vita terrena. Qui, è essenziale precisare che sul pensiero e sulla fede degli ebrei hanno molto influito i miti mesopotamici. Con loro gli ebrei si sono misurati. Non li hanno rifiutati in blocco. Tuttavia non li hanno neppure accettati, pari pari. Li hanno sempre attentamente valutati, prendendo da essi alcuni punti, respingendone altri e aggiungendone altri ancora, a loro volta.

Allora, quale poteva essere l’idea di Dio coltivata in concreto da Abramo?

Possiamo tentare di dare una risposta osservando le immagini con le quali la cultura mesopotamica del suo tempo rappresentava le varie divinità. Per quel che l’archeologia ci ha consentito di scoprire, esse riportavano, draghi, esseri metà uomo metà animali, addirittura animali giganti immaginari; forse l’unica eccezione era costituita da Marduk, il re di quell’Olimpo, che veniva rappresentato con una figura di uomo.

Oltretutto, dobbiamo ricordare che riguardo alle città di provenienza di Abramo, prima Ur e poi Carran, gli archeologi hanno scoperto si trattasse di città rese importanti e famose dal culto dedicato alla dea della luna, Sin.

Segnaliamo altresì che in tutto il ciclo di Abramo non è mai emersa una condanna per l’idolatria: i vari popoli che Abramo ha frequentato adoravano più dèi, magari ogni popolo aveva la propria divinità o le proprie divinità. Questo era un fatto che non scandalizzava nessuno. Sempre in questo ciclo di Abramo, Dio non se è mai presentato come un “Dio geloso“, espressione che condanna l’idolatria, come invece accadrà più volte nel libro di Esodo.

Così troviamo Abramo che appena giunto in Canaan si reca presso templi o santuari pre-israelitici, probabilmente per sapere qualcosa di più di quel Dio che gli aveva parlato laggiù a Carran. Quindi Abramo era alla ricerca di Dio, prima che di una terra, o una discendenza come gli era stato promesso. Va tenuto presente che i santuari frequentati (Sichem, Bersabea, Betel, Querce di Mamre) non erano dedicati a JHWH, allora del tutto sconosciuto, ma ad altri dèi: El = dio; El Elyon: dio Altissimo, El Shaddaj: dio della Montagna, ed altri dèi ancora, le caratteristiche dei quali saranno poi attribuite a JHWH.

Santuari che successivamente saranno consacrati a JHWH confermando la regola che “mentre le religioni cambiano, i luoghi sacri restano”.

Questo Dio di tanto in tanto parla ad Abramo, rinnovandogli quelle promesse che lo avevano spinto a lasciare la sua patria, la ricca Mesopotamia, per venire in questo paese in cui deve vivere come straniero nomade o seminomade. Un Dio che arriva persino a stabilire con lui due Alleanze. Una nella quale si impegna solo Dio stesso e Abramo resta spettatore dell’impegno che Dio prende. Nell’altra Alleanza Abramo è coinvolto di persona con i suoi discendenti col vincolo dato dalla circoncisione.

Due alleanze che costringono gli studiosi a litigare ancora oggi perché la prima dovrebbe essere successiva alla predicazione del profeta Ezechiele che aveva previsto una “Nuova Alleanza”, nella quale, appunto, si sarebbe impegnato solo Dio, perché l’uomo è del tutto inaffidabile. L’uomo è incapace di osservare la legge a meno che Dio non sostituisca il suo cuore di pietra:

Ez 11,19 «Darò loro un cuore nuovo e uno spirito nuovo metterò dentro di loro; toglierò dal loro petto il cuore di pietra e darò loro un cuore di carne, 20 perché seguano i miei decreti e osservino le mie leggi e li mettano in pratica; saranno il mio popolo e io sarò il loro Dio».

Ma, in tal modo, va precisato che l’Alleanza che nella Genesi è posta per prima sarebbe storicamente la seconda.

Come si vede, il Dio di Abramo è un Dio sconosciuto e invisibile. Di tanto in tanto si fa a lui sentire rinnovandogli le promesse: una discendenza incalcolabile “come le stelle del cielo” che avrà in possesso quella terra nella quale egli vaga come straniero. Però una discendenza che non arriva mai perché la moglie, Sara, è sterile.

E allora, Abramo, cerca una soluzione di compromesso unendosi alla schiava di Sara, Agar, dalla quale nasce Ismaele. Ma questo non è il figlio a cui sono affidate le promesse. Queste sono riservate esclusivamente all’erede che sarà partorito dalla moglie legittima che, tuttavia, non arriva mai.

Finalmente questo Dio si fa vedere in un giorno con caldo soffocante e il sole che cuoce i neuroni, mentre Abramo sta boccheggiano sulla soglia della tenda. Certamente un Dio poco “appariscente” perché Abramo vede solo tre uomini. Niente fulmini, niente terremoti, niente tempesta. Cioè, tutti i segni che un Dio rispettabile porta con sé quando si rivela. Tuttavia, Dio sembra all’ultimo salvare le sue prerogative quando, prima di ritirarsi, fa piovere sulla ubertosissima valle del Giordano una pioggia di fuoco e zolfo che distrugge in un attimo le città di Sodoma e Gomorra, lasciando al loro posto un mare inavvicinabile perché è il più salato di tutti quelli conosciuti, tanto da essere chiamato Mar Morto.

È in questo contesto che viene annunciata la nascita del “discendete promesso” suscitando la risata di Sara.

Promessa che regolarmente sarà mantenuta a distanza di un anno con la nascita di Isacco, che significa “sorriso”.

E infatti se lui ha cento anni e lei ne ha novanta, che reazione puoi avere?

I fattori di sconcerto non finiscono qua.

A un certo punto spunta una “prova” tremenda: l’immolazione in sacrificio dell’amato figlio unico. Sembra fatale, perchè di per se stessa sembra annullare tutte le promesse fatte. Abramo procede imperterrito. Fa quanto gli viene ordinato. Supera la “prova” in modo imprevedibile. Dio, infatti, lo ferma nel momento cruciale.

In questo modo, la “prova” serve a fare emergere la fede inossidabile del nostro Patriarca.

“Nostro” perché anche noi cristiani lo riconosciamo come “nostro padre nella fede“.

Ma la fede di Abramo è sempre stata così sicura? La storia che abbiamo esaminato mostra che talvolta anche Abramo ha vacillato. Anzitutto con il tentativo di Ismaele, e per altre due volte quando, per salvarsi la vita, ha rischiato che Sara diventasse moglie prima di faraone e una seconda volta, moglie di Abimèlech re di Gerar. Solo gli interventi di Dio hanno evitato che accadesse un pasticcio e le promesse naufragassero.

Ora, è bene che ci poniamo un ultimo quesito. Riuscirà Abramo a possedere la terra che gli è stata promessa? Certamente. Infatti, ottiene la caverna di Macpela con un piccolo campo davanti dove potrà seppellire Sara e a raggiungerla, poi, a suo tempo. Giusto lo spazio per le tombe. Ma è solo l’inizio.

Attraverso questa sorprendente relazione intessuta con Abramo, questo Dio recupera una definizione che lo identifica con un nome. Ora Egli è diventato “il Dio di Abramo“.

Questa in poche parole la sua vicenda, ma vogliamo chiudere il ciclo di Abramo con il pensiero di un esperto di spiritualità:

«Come Abramo, anche noi oggi ci muoviamo tra molteplici religioni ed ideologie; come lui siamo tentati di servire molteplici idoli; come lui ci affidiamo alla promessa di un Dio che non ci rassicura svelando gli arcani misteri dell’universo o celestiali conoscenze, ma stringe un patto con noi impegnandosi a dare forza, prosperità, discendenza.

Con Abramo la storia dell’uomo diventa storia nel patto di Dio con l’uomo, storia della salvezza promessa, attesa, venuta, perduta, disperatamente sempre di nuovo sperata e ri-guadagnata.

Da Abramo ci separano millenni, ma siamo ancora suoi contemporanei, siamo come lui e lui è come noi».