Lettura 84 Gen 25,1-18 La conclusione del ciclo di Abramo
Gen 25:1 «Abramo prese un’altra moglie: essa aveva nome Chetura. 2 Essa gli partorì Zimran, Ioksan, Medan, Madian, Isbak e Suach. 3 Ioksan generò Saba e Dedan e i figli di Dedan furono gli Asurim, i Letusim e i Leummim. 4 I figli di Madian furono Efa, Efer, Enoch, Abida ed Eldaa. Tutti questi sono i figli di Chetura.
5 Abramo diede tutti i suoi beni a Isacco. 6 Quanto invece ai figli delle concubine, che Abramo aveva avute, diede loro doni e, mentre era ancora in vita, li licenziò, mandandoli lontano da Isacco suo figlio, verso il levante, nella regione orientale.
7 La durata della vita di Abramo fu di centosettantacinque anni. 8 Poi Abramo spirò e morì in felice canizie, vecchio e sazio di giorni, e si riunì ai suoi antenati. 9 Lo seppellirono i suoi figli, Isacco e Ismaele, nella caverna di Macpela, nel campo di Efron, figlio di Zocar, l’Hittita, di fronte a Mamre. 10 È appunto il campo che Abramo aveva comperato dagli Hittiti: ivi furono sepolti Abramo e sua moglie Sara. 11 Dopo la morte di Abramo, Dio benedisse il figlio di lui Isacco e Isacco abitò presso il pozzo di Lacai-Roi.
12 Questa è la discendenza di Ismaele, figlio di Abramo, che gli aveva partorito Agar l’Egiziana, schiava di Sara.
13 Questi sono i nomi dei figli d’Ismaele, con il loro elenco in ordine di generazione: il primogenito di Ismaele è Nebaiòt, poi Kedar, Adbeèl, Mibsam, 14 Misma, Duma, Massa, 15 Adad, Tema, Ietur, Nafis e Kedma. 16 Questi sono gli Ismaeliti e questi sono i loro nomi secondo i loro recinti e accampamenti. Sono i dodici principi delle rispettive tribù. 17 La durata della vita di Ismaele fu di centotrentasette anni; poi morì e si riunì ai suoi antenati. 18 Egli abitò da Avìla fino a Sur, che è lungo il confine dell’Egitto in direzione di Assur; egli si era stabilito di fronte a tutti i suoi fratelli».
In questo testo, di punto in bianco salta fuori questa Chetura, dalla quale Abramo ebbe una numerosa squadra di figli e nipoti, ma con tutti i pasticci avvenuti dopo avere avuto Ismaele dalla schiava Agar e la lunga attesa e fatica per avere Isacco, c’è da rimanere più che sorpresi.
Ricordiamo che l’annuncio della nascita di Isacco è stato oggetto della risata di Sara come abbiamo visto alla Lettura 66, per altro rimarcata dai tre personaggi:
Gen 18,9 «Poi gli dissero: «Dov’è Sara, tua moglie?». Rispose: «È là nella tenda». 10 JHWH riprese: «Tornerò da te fra un anno a questa data e allora Sara, tua moglie, avrà un figlio». Intanto Sara stava ad ascoltare all’ingresso della tenda ed era dietro di lui. 11 Abramo e Sara erano vecchi, avanti negli anni; era cessato a Sara ciò che avviene regolarmente alle donne. 12 Allora Sara rise dentro di sé e disse: «Avvizzita come sono dovrei provare il piacere, mentre il mio signore è vecchio!». 13 Ma il Signore disse ad Abramo: «Perché Sara ha riso dicendo: Potrò davvero partorire, mentre sono vecchia? 14 C’è forse qualche cosa impossibile per JHWH? Al tempo fissato tornerò da te alla stessa data e Sara avrà un figlio». 15 Allora Sara negò: «Non ho riso!», perché aveva paura; ma quegli disse: «Sì, hai proprio riso».
Se poi alla nascita di Isacco dobbiamo registrare le seguenti osservazioni di Sara:
Gen 21,1 «JHWH visitò Sara, come aveva detto, e fece a Sara come aveva promesso. 2 Sara concepì e partorì ad Abramo un figlio nella vecchiaia, nel tempo che Dio aveva fissato. 3 Abramo chiamò Isacco il figlio che gli era nato, che Sara gli aveva partorito. 4 Abramo circoncise suo figlio Isacco, quando questi ebbe otto giorni, come Dio gli aveva comandato. 5 Abramo aveva cento anni, quando gli nacque il figlio Isacco. 6 Allora Sara disse: «Motivo di lieto riso mi ha dato Dio: chiunque lo saprà sorriderà di me!». 7 Poi disse: «Chi avrebbe mai detto ad Abramo: Sara deve allattare figli! Eppure gli ho partorito un figlio nella sua vecchiaia!».
Allora è normale restare allibiti di questa ulteriore schiera di figli e nipoti.
Facendo qualche conto, Abramo concepisce Isacco a cento anni e muore a centosettantacinque, non pensabile che in questi rimanenti settantacinque anni abbia recuperato la sua virilità. Se così fosse avremmo avuto anche qualche breve accenno qua è là che avrebbe parlato di questi nuovi concepimenti.
Troviamo due spiegazioni.
La prima suggerisce che i vari redattori abbiamo raccolto tutte le tradizioni riguardanti l’antico patriarca preoccupati di tramandare tutto quello che essi avevano ricevuto. Quindi la loro attenzione non riguardava l’aspetto biologico della questione , ma quella di non perdere nulla di ciò che riguardava Abramo.
La seconda è una spiegazione di carattere antropologico attenta ai comportamenti delle tribù nomadiche del passato e anche di quelle odierne. Gli esperti hanno rilevato che a volte per stabilire un rapporto di alleanza tra due tribù si va a cercare un progenitore comune, oppure in qualche modo si stabilisce che ci sia stato. Qualcosa di simile, fatte le debite proporzioni, a quanto accadeva anche in Europa tra le monarchie del passato, quando stabilivano alleanze attraverso i matrimoni. Brutalmente: i figli usati come pegno. Per quanto poi riguardava il rapporto amoroso tra marito e moglie e le sue conseguenze … no comment!
Se questa ipotesi vale, ne segue che questa genealogia, i cui figli corrispondono ad altrettanti popoli non è stata costruita a partire dal passato, cioè dall’inizio, ma raccolta dal presente di qualche redattore per il quale la sua rilevazione corrispondeva alla verità. L’anagrafe come oggi conosciamo nasce a seguito del Concilio di Trento, che stabilisce di registrare i battezzati. Anticamente esistevano solo i censimenti cha avvenivano in modo del tutto occasionale.
Per tornare al nostro testo resta il fatto che la discendenza attribuita ad Abramo è molto, ma molto grande, perché ci sono popoli che lo riconoscono come progenitore, anche se l’esame del DNA smentirebbe clamorosamente tale affermazione. Del resto anche noi cristiani ci riconosciamo come figli di Abramo perché lo riteniamo “nostro Padre nella fede“.
Se è così possiamo dire che si è realizzata la Promessa fatta da Dio nel momento della chiamata del Patriarca:
Gen 12,2 «Farò di te un grande popolo / e ti benedirò,
renderò grande il tuo nome / e diventerai una benedizione.
3 Benedirò coloro che ti benediranno / e coloro che ti malediranno maledirò
e in te si diranno benedette / tutte le famiglie della terra».
Tenendo presente che in Genesi la benedizione coincide esattamente con la fecondità.
Il nostro brano riporta anche la discendenza del figlio della schiava, Ismaele il quale è presente con i Isacco alla sepoltura del padre nella caverna di Macpela.
Poi i due, Isacco e Ismaele, si separano e vanno ciascuno nel proprio territorio.
Ad ogni modo il testo mette in evidenza come l’eredità di Abramo è concessa solo ad Isacco, mentre tutti gli altri figli ricevono solo dei doni.
Questo brano è importante anche per un motivo letterario. Abbiamo più volte segnalato che gli antichi non usavano i segni d’interpunzione. Inoltre, non dividevano il testo in paragrafo e capitoli come facciamo noi. Tuttavia, riuscivano a strutturare la massa dei testi ora usando parole chiave, ora ripetizioni di interi brani, ecc. Il testo di Genesi è cadenzata dalle genealogie, “toledot”. Per esempio, in questo caso la discendenza di Ismaele di tradizione P, sacerdotale, ha il compito di separare il Ciclo di Abramo” dal “Ciclo di Giacobbe”.