Lettura 83 Mc 12, 28- 34 Quinta controversia: il più grande comandamento
Mc 12,28 «Allora si avvicinò uno degli scribi che li aveva uditi discutere, vedendo che aveva risposto loro bene, lo interrogò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?». 29 Gesù rispose: «Il primo è: Ascolta, Israele. Il Signore nostro Dio è (l’) unico Signore; 30 amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente e con tutta la tua forza (Dt 6,4-5). 31 E il secondo è questo: Amerai il prossimo tuo come te stesso (Lv 19,18). Non c’è altro comandamento più grande di questi».
32 Allora lo scriba gli disse: «Bene Maestro! Hai detto secondo verità che è Unico e non v’è altri all’infuori di lui (Dt 4,35); 33 e amarlo con tutto il cuore, con tutto l’intelletto e con tutta la forza e l’amare il prossimo come se stesso val più di tutti gli olocausti e i sacrifici» (1 Sam 15,22). 34 Gesù, vedendo che egli aveva risposto saggiamente, gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno osava più interrogarlo».
A rigore questa più che una controversia è un approfondimento della Legge sulla quale i due interlocutori hanno una sostanziale convergenza.
Già dall’inizio questo scriba, quindi un esperto delle Scritture, si rivolge a Gesù dopo avere sentito con quale abilità e profonda conoscenza della Torah aveva mostrato gli errori interpretativi dei sadducei, come abbiamo visto nella lettura precedente.
Ora, questo scriba chiede qual è “il primo di tutti i comandamenti“, ma Gesù ne proclama due.
Questi due comandamenti non sono una novità, perché erano già noti, ma appartenevano a due libri diversi: il primo al Deuteronomio, il secondo al Levitico. Gesù in più compie due operazioni: unisce i due comandamenti e li fa precedere dallo Shemah.
Il primo comandamento impone di amare il Signore (ricordiamo che la Bibbia usa “Signore” per non pronunciare JHWH) con cuore, anima, mente e forza, però quale fosse il significato di ciascuno di questi termini in quel tempo non riusciamo a raggiungerlo con esattezza; basta sfogliare un dizionario filosofico per rendersi immediatamente conto di come i significati di quelle parole siano cambiate nel corso della storia. È una difficoltà che emerge anche consultando i commenti di diversi esegeti, che mostrano molte differenze.
Seguendo la traccia di R. Pesch possiamo dire che:
=> cuore: nel mondo ebraico era considerato il centro della persona umana e allora si tratta di aderire a Dio venerarlo e temerlo con tutta la propria intimità.
=> anima era il principio vitale e allora si tratterebbe amare Dio con tutta la propria vita sottomettendo a Lui la propria volontà, anche fino al sacrificio estremo.
=> mente indica la dedicazione a Dio di tutte le dimensioni razionali.
=> forza significava amare Dio con tutta la propria esistenza, che comprendeva anche tutti i mezzi a disposizione dell’uomo, cioè tutto quello che possedeva, capacità lavorativa, beni economici, ecc.
In forma sintetica e conclusiva possiamo dire che queste quattro dimensioni comandano di amare Dio con tutto se stesso.
Il secondo comandamento prescrive di amare il prossimo come se stesso.
Se il comandamento avesse detto di amare il prossimo come Dio, l’amore per se stessi sarebbe escluso e invece la misura dell’amore per il prossimo è l’amore che nutro per me stesso. Paradossalmente, se non amo me stesso non sono neanche in grado di amare il prossimo.
Ma perché amare il prossimo?
Tutto dipende dal fatto che Dio è la sorgente di ogni amore e io sono chiamato ad amare tutti quelli che Egli ama, quindi non amo il prossimo perché mi è simpatico o perché la pensa come me e via dicendo, ma sono chiamato ad amarlo perché Dio lo ama come Lui ama me e come anch’io amo Lui.
Da qui si vede come i due comandamenti non possano essere separati, ma sono strettamente collegati tra di loro: si rimandano l’un l’altro.
Ma Gesù ha compiuto una seconda operazione: ha fatto precedere i due comandamenti dallo “Shemah”. Questo segna l’inizio delle preghiere che i pii israeliti recitano mattina e sera. «Ascolta / shemah Israele il Signore è il nostro Dio il Signore è UNO». In ebraico sei parole martellanti: «Shemah Israel Adonai Elohenu Adonai ehad».
Con questa premessa Gesù vuole ricordarci che l’azione di Dio, il suo amore, non è destinato ad un uomo che vive per conto suo, ma a uomini e donne che vivono insieme e formano una comunità, un popolo.
Se così, ci sono dentro tutti. Ma proprio tutti.
Compreso quello scriba al quale dice: «Non sei lontano dal regno di Dio».
Però gli manca qualcosa. Ma cosa?