Lettura 80 Mc 12, 1- 12 Seconda controversia: i vignaioli omicidi

Mc 12:1 E cominciò a parlare loro in parabole:
«Un uomo piantò una vigna, vi pose attorno una siepe, scavò un torchio, costruì una torre (Is 5,1ss), poi la diede in affitto a dei vignaioli e parti per un viaggio. 2 A suo tempo inviò un servo a ritirare da quei vignaioli i frutti della vigna. 3 Ma essi, afferratolo, lo bastonarono e lo rimandarono a mani vuote. 4 Inviò loro di nuovo un altro servo: anche quello lo picchiarono sulla testa e lo coprirono di insulti. 5 Ne inviò ancora un altro, e questo lo uccisero; e di molti altri, che egli ancora mandò, alcuni li bastonarono, altri li uccisero. 6 Aveva ancora uno, il figlio diletto: lo inviò loro per ultimo, dicendo: Avranno rispetto per mio figlio! 7 Ma quei vignaioli dissero tra di loro: Questi è l’erede; su, uccidiamolo e l’eredità sarà nostra. 8 E afferratolo, lo uccisero e lo gettarono fuori della vigna. 9 Che cosa farà dunque il padrone della vigna? Verrà e sterminerà quei vignaioli e darà la vigna ad altri. 10 Non avete forse letto questa Scrittura: La pietra che i costruttori hanno scartata / è diventata testata d’angolo;/ 11 dal Signore è stato fatto questo/ ed è mirabile agli occhi nostri?» (Sal 118,22-23).
12 Allora cercarono di catturarlo, ma ebbero paura della folla; avevano capito infatti che aveva detto quella parabola contro di loro. E, lasciatolo, se ne andarono.

Questa parabola è in effetti un’allegoria della quale non è difficile individuare gli elementi cui rimanda: la vigna rappresenta il popolo mentre i vignaioli sono la classe dirigente, civile e religiosa, cioè gli interlocutori di Gesù, che ricordiamo, sono membri del sinedrio più dei farisei.
Essa contiene una novità che solo la Rivelazione definitiva, quella portata dal Figlio, poteva annunciare e la possiamo cogliere se la confrontiamo, ad esempio, con quella del profeta Isaia. Teniamo presente che il paragone tra il popolo di Israele e la vigna è un modello usato da diversi profeti. Quello di Isaia è forse il più noto perché ricorre nella liturgia.

Is 5:1 «Canterò per il mio diletto / il mio cantico d’amore per la sua vigna.
Il mio diletto possedeva una vigna / sopra un fertile colle. /
2 Egli l’aveva vangata e sgombrata dai sassi / e vi aveva piantato scelte viti;
vi aveva costruito in mezzo una torre / e scavato anche un tino.
Egli aspettò che producesse uva, / ma essa fece uva selvatica.
3 Or dunque, abitanti di Gerusalemme / e uomini di Giuda, / siate voi giudici fra me e la mia vigna.
4 Che cosa dovevo fare ancora alla mia vigna / che io non abbia fatto?
Perché, mentre attendevo che producesse uva, / essa ha fatto uva selvatica?
5 Ora voglio farvi conoscere / ciò che sto per fare alla mia vigna:
toglierò la sua siepe / e si trasformerà in pascolo; / demolirò il suo muro di cinta / e verrà calpestata.
6 La renderò un deserto, / non sarà potata né vangata
e vi cresceranno rovi e pruni; / alle nubi comanderò di non mandarvi la pioggia.
7 Ebbene, la vigna del Signore degli eserciti / è la casa di Israele; / gli abitanti di Giuda
la sua piantagione preferita. / Egli si aspettava giustizia / ed ecco spargimento di sangue,
attendeva rettitudine / ed ecco grida di oppressi».

Non vogliamo confrontare tutti gli elementi allegorici che compongono i due testi, ma solo il soggetto trattato e la conclusione.
Nell’antico testo la vigna rappresenta Israele nel suo insieme, che viene distrutto per le sue infedeltà.
Nella parabola di Gesù viene introdotta la differenza tra la vigna / popolo e la classe dirigente: politica e religiosa.
La vigna / popolo è così preziosa che perfino il Figlio viene inviato per raccoglierne i frutti. Solo i vignaioli infedeli saranno sterminati, mentre la vigna / popolo, sarà affidata ad altri agricoltori che le facciano produrre molti frutti. La vigna è il grande tesoro di Dio che Egli vuole salvaguardare ad ogni costo: costi quel che costa: perfino la vita del Figlio vien spesa per la sua salvezza.
Così anche Gesù non ha parole di biasimo per la vigna / popolo con il quale ha condiviso tutta la sua vita e per il quale ha speso giorni e giorni di predicazione. Le sue rampogne sono destinate a coloro che dovrebbero avere cura della vigna / popolo, ma che di esso non si curano; la cosa sarà ancor più evidente in Mc 12,41ss, che esamineremo più avanti.
Ora, questi testi pur nella loro asprezza, sono un ultimo tentativo da parte di Gesù di “convertire” i suoi oppositori, ma la loro ipocrisia fatta di domande tranello, erigono una barriera impenetrabile che porterà inevitabilmente allo scontro finale. Che nel nostro brano è chiaramente annunciato. E potremmo chiamarlo quarto annuncio della passione.
E più che in altri passaggi è altresì evidente l’annuncio della risurrezione:

La pietra che i costruttori hanno scartata / è diventata testata d’angolo;
11 dal Signore è stato fatto questo/ ed è mirabile agli occhi nostri?» (Sl 118,22-23).

Che tuttavia solo ad eventi compiuti, cioè, solo dopo Pasqua, avrebbero potuto essere compresi pienamente.
Ovviamente sempre da parte di chi era disposto a coglierli.