Lettura 80 Gen 22,19 La discendenza di Nacor e gli Aramei
Gen 22,19 «Poi Abramo tornò dai suoi servi; insieme si misero in cammino verso Bersabea e Abramo abitò a Bersabea.
20 Dopo queste cose, ad Abramo fu portata questa notizia: «Ecco Milca ha partorito figli a Nacor tuo fratello»: 21 Uz, il primogenito, e suo fratello Buz e Kamuèl il padre di Aram 22 e Chesed, Azo, Pildas, Idlaf e Betuèl; 23 Betuèl generò Rebecca: questi otto figli partorì Milca a Nacor, fratello di Abramo. 24 Anche la sua concubina, chiamata Reuma, partorì figli: Tebach, Gacam, Tacas e Maaca».
Avevamo lasciato Nacor, fratello di Abramo nella genealogia / toledot posta alla fine del capitolo 11 Lettura 50, ora lo ritroviamo per avere, secondo l’intenzione di qualche redattore, una spiegazione delle origini del aramei popolo fratello degli ebrei.
Tuttavia gli esegeti sostanzialmente concordano nel ritenere questa discendenza di Nacor, fratello di Abramo, un’inserzione poco accorta, però in essa si può trovare un senso perché tra tutti i figli maschi elencati inserisce Rebecca che poi diventerà moglie di Isacco. Se è così possiamo dire che Isacco sposerà la figlia di suo cugino.
Il brano ha anche un contenuto interessante perché mostra ai contemporanei del redattore finale il rapporto esistenti tra il popolo ebraico e quello aramaico che, in fin dei conti, provengo da un antico progenitore, Terach padre dei fratelli Abramo e Nacor.
Però pur se il racconto si riferisce ad un tempo lontano, il redattore ha a che fare con il popolo aramaico del “suo” tempo, composto da dodici tribù corrispondenti a dodici territori che portano lo stesso nome.
Gli aramei sono un popolo originariamente nomade che viveva tra il settentrione del deserto arabico e la Mezzaluna Fertile che poi finirono per insediarsi in un territorio che comprende la Transgiordania del nord, parte di Israele, parte del Libano, della Siria e poi scende lungo il corso dell’Eufrate nell’attuale Iraq.
Poco più avanti è riportata un’altra genealogia, quella di Ismaele, il figlio che Abramo ha avuto dalla schiava Agar, che poi fu allontanato per volere di Sara (Gen 21,8-ss Lettura 74).
Gen 25,12 «Questa è la discendenza di Ismaele, figlio di Abramo, che gli aveva partorito Agar l’Egiziana, schiava di Sara.
13 Questi sono i nomi dei figli d’Ismaele, con il loro elenco in ordine di generazione: il primogenito di Ismaele è Nebaiòt, poi Kedar, Adbeèl, Mibsam, 14 Misma, Duma, Massa, 15 Adad, Tema, Ietur, Nafis e Kedma. 16 Questi sono gli Ismaeliti e questi sono i loro nomi secondo i loro recinti e accampamenti. Sono i dodici principi delle rispettive tribù. 17 La durata della vita di Ismaele fu di centotrentasette anni; poi morì e si riunì ai suoi antenati. 18 Egli abitò da Avìla fino a Sur, che è lungo il confine dell’Egitto in direzione di Assur; egli si era stabilito di fronte a tutti i suoi fratelli».
Anche in questo caso la discendenza di Ismaele poggia su dodici figli che diventeranno i capi di altrettante dodici tribù e dodici territori che conservano lo stesso nome. Risulta difficile stabilire i confini del territorio abitato dagli ismailiti del quale si intuisce chiaramente che confinasse ad ovest con l’Egitto, ma non si sa dove fossa collocata Avìla. Tuttavia si ritieni che questo popolo abitasse parte della penisola arabica. Non dobbiamo perdere di vista il fatto che gli arabi si ritengono discendenti di Ismaele.
Ancora più avanti viene riportata la genealogia di Esaù, il fratello gemello di Giacobbe, partorito da Rebecca moglie di Isacco:
Gen 36,15 «Questi sono i capi dei figli di Esaù: i figli di Elifaz primogenito di Esaù:
il capo di Teman, il capo di Omar, il capo di Zefo, il capo di Kenaz, 16 il capo di Core, il capo di Gatam, il capo di Amalek. [5] Questi sono i capi di Elifaz nel paese di Edom: questi sono i figli di Ada.
17 Questi i figli di Reuel, figlio di Esaù: il capo di Naat, il capo di Zerach, il capo di Samma, il capo di Mizza. [9 ] Questi sono i capi di Reuel nel paese di Edom; questi sono i figli di Basemat, moglie di Esaù.
18 Questi sono i figli di Oolibama, moglie di Esaù: il capo di Ieus, il capo di Iaalam, il capo di Core. [12] Questi sono i capi di Oolibama, figlia di Ana, moglie di Esaù.
19 Questi sono i figli di Esaù e questi i loro capi. Egli è Edom».
Tra parentesi quadre [] abbiamo enumerato i dodici figli.
Quando i due fratelli gemelli Esaù e Giacobbe figli di Isacco, ancora nomadi o seminomadi, si troveranno molto ricchi di animali decideranno di dividersi perché i pascoli non sarebbero sufficienti per entrambi. Giacobbe rimarrà in Canaan ed Esaù si dirigerà a sud verso il deserto del Negev. Nascerà un nuovo popolo strutturato in dodici tribù e dodici territori secondo il numero dei dodici figli di Ismaele. Poiché Esaù è noto anche come Edom, cioè Rosso, quel paese prende nome di Idumea e confina a nord con Canaan e arriverà a sud fino verso l’attuale Eilat sul Mar Rosso.
Anche Israele si organizzerà in dodici tribù. Riportiamo in modo ridotto l’elenco dei discendenti di Giacobbe riportato quasi alla fine del libro di Genesi. “Ridotto” perché se lo riportassimo così come è scritto, con tutti nomi delle mogli e dei figli si farebbe una grande fatica a cogliere i nomi che ci interessano.
Gen 46,8 «Questi sono i nomi dei figli d’Israele che entrarono in Egitto: Giacobbe e i suoi figli, il primogenito di Giacobbe, Ruben. […] I figli di Simeone […]11 I figli di Levi: […] 12 I figli di Giuda […] 13 I figli di Issacar […]14 I figli di Zàbulon:[…] 16 I figli di Gad: […] 17 I figli di Aser: […]19 I figli di Rachele, moglie di Giacobbe: Giuseppe e Beniamino. […] 3 I figli di Dan: […] 24 I figli di Nèftali: […]».
Nella ripartizione dei territori di Israele, tutti destinati a pascolo o agricoltura, nasce un problema. Poiché la tribù di Levi, tutta impegnata in compiti sacerdotali, ottiene i suoi proventi dalle decime legate al culto, non le viene assegnato un territorio proprio, e i suoi membri sono sparsi per tutto Israele. Così, per rispettare la suddivisione del paese in dodici parti ai due figli di Giuseppe, Efraim e Manasse, vengono assegnati due zone specifiche.
Comprendiamo che nel mondo antico il numero dodici aveva il valore simbolico di completezza, totalità. E possiamo capirlo da un fatto accaduto al tempo dei Giudici e riportato in Gdc 19-21. Ne facciamo un breve riassunto, ma consigliamo di leggerlo integralmente.
Un levita residente nella tribù di Efraim si era recato a Betlemme di Giuda per riportare a casa una sua concubina che era stata in visita dal padre. Sulla via del ritorno si fermano per pernottare Gàbaa di Beniamino e sono ospitati da un efraimita. E lì accadde il fattaccio:
Gdc 1921 «Così lo condusse in casa sua e diede foraggio agli asini; i viandanti si lavarono i piedi, poi mangiarono e bevvero. 22 Mentre aprivano il cuore alla gioia ecco gli uomini della città, gente iniqua, circondarono la casa, bussando alla porta, e dissero al vecchio padrone di casa: «Fa’ uscire quell’uomo che è entrato in casa tua, perché vogliamo abusare di lui». 23 Il padrone di casa uscì e disse loro: «No, fratelli miei, non fate una cattiva azione; dal momento che quest’uomo è venuto in casa mia, non dovete commettere questa infamia! 24 Ecco mia figlia che è vergine, io ve la condurrò fuori, abusatene e fatele quello che vi pare; ma non commettete contro quell’uomo una simile infamia». 25 Ma quegli uomini non vollero ascoltarlo. Allora il levita afferrò la sua concubina e la portò fuori da loro. Essi la presero e abusarono di lei tutta la notte fino al mattino; la lasciarono andare allo spuntar dell’alba. 26 Quella donna sul far del mattino venne a cadere all’ingresso della casa dell’uomo, presso il quale stava il suo padrone e là restò finché fu giorno chiaro».
In questo brano riecheggia quanto è accaduto a Sodoma quando Lot ospitò a casa sua i due angeli in Gen 19.
Il mattino seguente il nostro levita trova la sua concubina morta sulla soglia di casa per gli abusi subiti lungo tutta la notte. Giunto a casa sua, taglia il cadavere della donna in dodici pezzi e li invia a tutte le tribù di Israele perché prendano provvedimenti. Nasce così una lega che fa guerra ai beniaminiti fino a distruggere tutte le loro città, e ad uccidere uomini e animali. Uno herem, sterminio, in piena regola.
Però un certo numero di guerrieri beniaminiti era riuscito a fuggire arroccandosi in un luogo inaccessibile: la Roccia di Rimmon. La assediarono, ma non riuscirono a farla cadere.
A questo punto gli israeliti si accorgono di avere distrutto un’intera tribù; Israele non è più completo. Occorre ricostituire la tribù di Beniamino. Senza entrare nei dettagli la tribù viene ripristinata uccidendo tutti gli abitanti, uomini e donne, di una città che non aveva aderito alla lega; salvano solo quattrocento vergini che vengono date in moglie ai beniaminiti arroccati che, liberati, possono far continuare la stirpe dei discendenti di Beniamino.
In questo modo le dodici tribù possono continuare a vivere e Israele a prosperare.
Modello da non imitare e che facendo parte della Bibbia ci sconcerta alla grande!
Anche Gesù quando incomincia a costituire il gruppo dei suoi seguaci, rispetta la forma del dodici e infatti istituisce dodici Apostoli:
Mc 3,13 «Salì poi sul monte, chiamò a sé quelli che egli volle ed essi andarono da lui. 14 Ne costituì Dodici che stessero con lui 15 e anche per mandarli a predicare e perché avessero il potere di scacciare i demòni.
16 Costituì dunque i Dodici: Simone, al quale impose il nome di Pietro; 17 poi Giacomo di Zebedèo e Giovanni fratello di Giacomo, ai quali diede il nome di Boanèrghes, cioè figli del tuono; 18 e Andrea, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo di Alfeo, Taddeo, Simone il Cananèo 19 e Giuda Iscariota, quello che poi lo tradì».
La memoria evangelica non può fare a meno di ricordare che uno dei dodici è stato l’Apostolo che dopo avere venduto il Maestro, andò ad impiccarsi. Anch’essi non possono fare a meno di ripristinare il numero dei dodici successori.
Infatti, lo stesso giorno dell’Ascensione, appena tornati a Gerusalemme, Pietro tiene un discorso in cui passa in rassegna gli eventi accaduti dal Getzemani in poi, compreso il tradimento e la morte di Giuda, e così conclude:
At 1,21 «Bisogna dunque che tra coloro che ci furono compagni per tutto il tempo in cui il Signore Gesù ha vissuto in mezzo a noi, 22 incominciando dal battesimo di Giovanni fino al giorno in cui è stato di tra noi assunto in cielo, uno divenga, insieme a noi, testimone della sua risurrezione».
23 Ne furono proposti due, Giuseppe detto Barsabba, che era soprannominato Giusto, e Mattia. 24 Allora essi pregarono dicendo: «Tu, Signore, che conosci il cuore di tutti, mostraci quale di questi due hai designato 25 a prendere il posto in questo ministero e apostolato che Giuda ha abbandonato per andarsene al posto da lui scelto». 26 Gettarono quindi le sorti su di loro e la sorte cadde su Mattia, che fu associato agli undici Apostoli».
Quindi anche la Chiesa primitiva avverte l’esigenza di ricostruire la struttura duodecimale come espressione del Nuovo Israele.
Però già in epoca neotestamentaria questa struttura imperniata sul numero dodici viene a cadere.
Come mai?
Forse perché il cristianesimo non è riservato ad un popolo, ma tutti i popoli secondo il comando di Gesù:
Mt 28,19 «Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, 20 insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».