Lettura 79 Gen 22,1-19 Il tema della prova, 3a parte: Gesù Cristo

Gen 22:1 «Dopo queste cose, Dio / Elohim mise alla prova Abramo e gli disse: «Abramo, Abramo!». Rispose: «Eccomi!». 2 Riprese: «Prendi tuo figlio, il tuo unico figlio che ami, Isacco, va’ nel territorio di Moria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò».

Si può essere sconcertati nel sapere che Abramo sia stato sottoposto ad una “prova” così severa: il sacrificio dell’unico figlio, ma le prove attraversano tutte le Scritture, Primo e Secondo Testamento.

Oltre alle prove subite dagli ebrei in fuga dall’Egitto, c’è un altro personaggio biblico che viene messo alla prova, anche più duramente degli ebrei dell’Esodo e dello stesso Abramo: è Giobbe.

Però anche Gesù di Nazareth, che si scoprirà essere il Figlio, è sottoposto a delle prove. E che prove!

Quando Gesù inizia la vita pubblica lo troviamo nel deserto, più o meno, nel giro di Giovanni Battista, tanto che ad un certo punto decide di farsi battezzare. In quell’occasione sentì una voce dal cielo che gli disse qualcosa della sua speciale relazione con Dio. A noi, esseri umani, non è dato conoscere come Gesù abbia inteso e interpretato le parole del Padre “figlio prediletto“.

Mc 1,9 «In quei giorni Gesù venne da Nazaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. 10 E, uscendo dall’acqua, vide aprirsi i cieli e lo Spirito discendere su di lui come una colomba. 11 E si sentì una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio prediletto, in te mi sono compiaciuto».

Per saperne di più, sono senz’altro molto utili i due versetti successivi. Qui, è scritto che Gesù subito dopo viene sottoposto a delle prove:

12 «Subito dopo lo Spirito lo sospinse nel deserto 13 e vi rimase quaranta giorni, tentato / peirazo da Satana; stava con le fiere e gli angeli lo servivano».

Non dobbiamo perdere di vista che se il tentatore è Satana, è lo Spirito che manda Gesù nel deserto per essere provato.

Circa il contenuto di queste “prove” Marco non dice nulla, segno che siamo di fronte a una sorta di merisma, cioè una sorta di elaborazione sintetica delle prove che il Messia subirà durante la sua missione. Luca e Matteo dicono qualcosa di più, ma si tratta sempre di sintesi di ciò che avverrà dopo.

Mt 4,1 «Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per esser tentato dal diavolo. 2 E dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, ebbe fame. 3 Il tentatore allora gli si accostò e gli disse: «Se sei Figlio di Dio, di’ che questi sassi diventino pane». 4 Ma egli rispose: «Sta scritto:

Non di solo pane vivrà l’uomo,/ ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio».

5 Allora il diavolo lo condusse con sé nella città santa, lo depose sul pinnacolo del tempio 6 e gli disse: «Se sei Figlio di Dio, gettati giù, poiché sta scritto:

Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo,/ ed essi ti sorreggeranno con le loro mani,

perché non abbia a urtare contro un sasso il tuo piede».

7 Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: / Non tentare il Signore Dio tuo».

8 Di nuovo il diavolo lo condusse con sé sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo con la loro gloria e gli disse: 9 «Tutte queste cose io ti darò, se, prostrandoti, mi adorerai». 10 Ma Gesù gli rispose: «Vattene, satana! Sta scritto: Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi culto».

11 Allora il diavolo lo lasciò ed ecco angeli gli si accostarono e lo servivano».

E’, allora, necessario esaminare le prove che Gesù ha dovuto sopportare durante la sua vita.

Il compito affidato da Dio a Gesù è quello di rivelare il Dio Abbà / Padre. Cioè un’immagine di Dio che cerca di scardinare quella nutrita da sempre dall’immaginario collettivo dell’umanità. L’umanità tende a considerare Dio come un essere sovente imprevedibile, che vuole sacrifici di ogni genere, compresi quelli umani; che appena sgarri ti fulmina, oppure scatena terremoti per dare vita a spettacoli fuori dal comune; che, senza un motivo plausibile, manda siccità o alluvioni. E si potrebbe proseguire nell’elencare inammissibili stranezze.

Nel corso della sua vita, Gesù lotta con ogni forza e in ogni momento per cancellare negli animi umani questa immagine di Dio. Lui, sostituisce questa falsa visione di Dio attraverso un inarrestabile impegno col quale ricostruisce la vera immagine del Dio vivo e vero

Mt 5,45«che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti».

Per attuare questo programma, Gesù dà vita a “prodigi”. Tutti, assumono ogni volta una caratteristica ben precisa: sono unidirezionali. Sempre, sono atti che partono da Dio e raggiungono esseri umani per beneficarli in modo assolutamente gratuito. In tutto l’arco della sua vita, Gesù dà vita a una unica Rivelazione divina: Gesù rende splendidamente concreta e visibile la misericordia di Dio, che è Padre. Così, non accade mai un prodigio avverso all’uomo. Vale a dire, non succede mai che qualcuno, su intervento del Messia, improvvisamente diviene cieco o resti azzoppato o lebbroso. Insomma, Gesù porta sempre e ovunque benedizione. Mai maledizione.

A Giovanni Battista, nel momento in cui è in carcere e sente molto vicina la morte, Gesù invia questa grande rassicurazione:

Mt 11,2 «Giovanni intanto, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, mandò a dirgli per mezzo dei suoi discepoli: 3 «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo attenderne un altro?». 4 Gesù rispose: «Andate e riferite a Giovanni ciò che voi udite e vedete: 5 I ciechi ricuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l’udito, i morti risuscitano, ai poveri è predicata la buona novella, 6 e beato colui che non si scandalizza di me».

Come ben si può notare, nel rispondere alle pressanti domande del Battista, Gesù si rifà alle parole che Isaia aveva usato per indicare profeticamente segni carichi di misericordia che sarebbero accaduti al sopraggiungere del Messia promesso da Dio. E questo è effettivamente quanto Gesù vuole accada ogni volta che incontra persone ammalate.

Ma, qui, scatta una incredibile reazione, del tutto assurda tanto è negativa. Di per sé, questa “novità” dovrebbe suscitare una grande gioia per tutto il popolo di Israele. Al contrario, mentre le persone semplici, umili, povere bisognose accettano e gioiscono per questi eventi, scribi, farisei, sacerdoti e capi del popolo reagiscono in modo critico. In loro nasce disappunto e cresce l’opposizione. Questa si radicalizza nei loro animi sempre di più. Alla fine, scatenerà in loro la volontà di uccidere Gesù.

La ragione di questa violenta opposizione sta nel fatto che Gesù colma la sua azione di vistose anomalie che si oppongono in modo irriducibile all’insegnamento tradizionale. Di esse abbiamo trattato approfonditamente nella nota esegetica n. 5 (vedi Glosse) che qui riassumiamo.

I Anomalia – Comunione con i peccatori

La tradizione prescriveva che le persone perbene, coloro che osservavano la Legge, non frequentassero peccatori per non perdere la purità legale. Ma come si faceva a sapere se uno era peccatore? Non tutti i peccatori potevano essere individuati a occhio nudo, ma certamente i peccati lasciavano chiarissimi segni sul loro corpo, cioè una o più malattie. Se uno era cieco, lebbroso, zoppo, muto ecc. sicuramente era un peccatore e se non proprio lui i suoi genitori e comunque era una persona impura dalla quale bisognava stare alla larga, per non diventare altrettanto impuri. Non parliamo poi di quelli che avevano fatto comunella con i romani, magari riscuotendo le tasse per l’Imperatore. Gesù rompe con questo tabù guarisce gli ammalati, li tocca, li consola e i peccatori li perdona in nome di Dio e frequenta i peccatori per convertirli.

II Anomalia – Univocità dei gesti di liberazione dal male

Durante tutto il tempo in cui Gesù opera i cosiddetti miracoli sono sempre a favore dell’uomo nel bisogno: ciechi che vedono, zoppi che camminano, lebbrosi mondati e via dicendo. Non accade mai, assolutamente mai, che qualcuno a seguito di una parola o un gesto di Gesù diventasse cieco, zoppo o lebbroso. Eventi questi che sarebbero stati considerati altrettanti interventi di Dio, miracoli appunto.

Secondo la tradizione Dio poteva operare tanto il bene quanto il male verso l’uomo, come abbiamo scritto sopra.

III Anomalia – Autorevolezza – exousia

L’insegnamento di Gesù non avviene mai citando i grandi maestri del passato, ad esempio: “Diceva rabbi Tale e ribadiva Rabbi Talaltro…” magari in lunga catena di nomi a sostegno della sua tesi, ma semplicemente usava: «Io vi dico…» o addirittura «Vi fu detto, ma io vi dico». E non usa mai la formula del messaggero per sostenere il suo insegnamento come facevano tutti i profeti, cioè quelle formule del tipo «Dice il Signore…» o «Parola del Signore» o «Oracolo di JHWH». Egli insegnava con “autorità” come se tutto dipendesse da lui.

Soprattutto è impressionante il modo con cui scaccia demoni dagli ossessi. Non compie mai particolari riti, non pronuncia formule magiche, ma semplicemente con un comando vocale rivolto al demonio del tipo: «Vattene da quest’uomo».

IV Anomalia – Legittimazione della speranza dell’uomo nel bisogno

Per Gesù la speranza umana di una vita normale, di una vita piena e gustosa è considerato un desiderio più che legittimo e non esita a mettere a servizio di ammalati, e di coloro che si trovano nella distretta la sua capacità di taumaturgo. E osserviamo che non ha mai usato i suoi potere per uso proprio o per i suoi discepoli ad esempio “trasformando le pietre in pane quando si trovavano digiuni nel deserto” come suggerisce il diavolo nel brano riportato sopra.

V – Anomalia del discepolato

I suoi più stretti collaboratori, gli Apostoli, non sono stati selezionati da famiglie di riguardo, non hanno presentato titoli accademici, non hanno supplicato il Maestro perché li accogliesse come discepoli, ma sono stati scelti, diremmo, a caso, tra la gente più normale; senza neanche un percorso vocazionale! Chiamati al suo servizio il più delle volte con un banale: «Vieni e seguimi».

VI – Anomalia della preghiera

A differenza degli altri maestri d’Israele non va in giro nelle piazze con i discepoli a fare sentire a tutti come sono bravi a pregare. Anzi raccomanda che quando uno prega, si chiuda solo e soletto nella sua stanza e si rivolga a tu per tu con il suo Dio. Lui stesso si ritirava in preghiera da solo a mai nessuno ha sentito come si rivolgesse al Padre e l’unica preghiera che ci ha lasciato, il Padre Nostro, gliel’hanno dovuta quasi strappare di bocca.

VII – Anomalia rispetto a Giovanni Battista e i profeti precedenti

C’è una sostanziale differenza tra la predicazione di Giovanni e quella di Gesù. Giovanni insiste sulla conversione come elemento necessario perché arrivi il Regno di Dio o come condizione perché l’arrivo del Regno di Dio non faccia una strage di tutti i peccatori. Insegnamento in linea con quello di tutti gli antichi profeti.

Gesù ribalta i termini del discorso: “Poiché il Regno di Dio è arrivato, adesso potete convertirvi“!

VIII – Anomalia della rappresentanza di Dio

Gesù vanta una assoluta rappresentanza di Dio, ma non accompagnata dai segni delle divinità nutriti dall’immaginario collettivo: nubifragi, tuoni, fulmini, terremoti, tuoni ecc. ma esclusivamente con “segni di liberazione dal male” appunto quelli indicati da Isaia e richiamati sopra: i ciechi vedono i lebbrosi sono mondati…

Lo scontro diventa allora inevitabile

Secondo Gesù, tutto questo è infinitamente fantastico!

Ma per i suoi oppositori non lo è affatto. Anzi! Per loro, i peccatori devono essere eliminati, le prostitute devono essere tolte di mezzo, meglio lapidate. Identica sorte va comminata ai lebbrosi che chissà cos’hanno combinato per essere conciati così. Gli oppositori restano allibiti nell’ascoltare Gesù dire che Dio si è fatto vicino con tutta la sua forza per fare ripartire da capo la vita della gente persa.

Questo fatto è tanto grave che, ormai, non resta che pronunciare un’unica parola. Gesù è un bestemmiatore!

Gesù si rende perfettamente conto dell’insorgere di questa spiacevolissima situazione. Intuisce sempre meglio come andrà a finire. Per questo, avverte i discepoli di quello che prima o poi accadrà. Anche loro, comunque, sentono che lo scontro è inevitabile, ma sono sicuri come l’oro che Gesù “profeta potente in parole ed opere” sgominerà tutti i suoi avversari.

Il “dunque” arriva quando Gesù si reca Gerusalemme per la Pasqua. Nella riflessione sul Vangelo di Marco (vedi archivio) abbiamo rilevato come durante quel soggiorno, Gesù e i discepoli, non abbiano mai passato la notte nella Città Santa, ma dormivano a Betania, al di là del Monte degli Ulivi dove si trovava una specie di colonia di galilei.

L’unica notte che passano a Gerusalemme è quella in cui celebrano la Cena Pasquale, che diventerà l’Ultima Cena, e poi la Veglia Pasquale nell’Orto dei Getzemani, dove Gesù sarà arrestato.

La prova finale di Gesù

Ora, Gesù sa che sarà arrestato, processato e condannato come bestemmiatore e ucciso. E deve risolvere due problemi: come affrontare gli avversari: sacerdoti, capi del popolo, ecc. e come sostenere i suoi discepoli o se vogliamo come mantenere in piedi la Sua “Baracca” tenuto conto che i discepoli coltivano la stessa teologia degli avversari.

Entrambi sono convinti che ci sarà una clamorosa dimostrazione teologica: Gesù sarà condannato per essere giustiziato, se Dio interviene a sua difesa allora è il Messia, se non interviene allora è un peccatore. Capi del popolo e discepoli – anche loro! – concordano sulla dimostrazione, ma sono convinti di due esiti opposti: la morte del bestemmiatore per i primi, il trionfo del Messia per i discepoli.

Ma c’è un grande dilemma che riguarda in prima persona Gesù stesso: salvare quello che ha fatto fino a quel momento, cioè la sua predicazione, la fiducia che i discepoli hanno posto in lui, eseguendo per la prima volta un gesto di sopraffazione verso gli oppositori, tradendo così l’immagine del Dio Abbà, confermando così l’idea di un Dio che al momento buono fa tranquillamente morti ammazzati, vale a dire l’immagine che delle divinità gli uomini da sempre coltivano oppure lasciarsi sopraffare dalla violenza degli oppositori? E i discepoli che fine faranno?

In breve: sopraffare o essere sopraffatto?

In questo caso i suoi sarebbero dispersi. L’avevano seguito per tre anni, avevano lasciato le loro case, i loro mestieri, qualcuno aveva lasciato moglie, figli con tanto di suocera, erano diventati girovaghi seguendo il Maestro sperando di dare vita ad un mondo migliore e adesso, nel momento della prova, proprio Lui, il Messia si tira indietro.

Loro non erano mica dei vigliacchi: qualcuno al momento cruciale aveva tirato fuori la spada, e probabilmente ne avevano delle altre nascoste da qualche parte; loro sì, erano pronti a menare la mani.

Invece Gesù appare silenzioso, dimesso, quasi assente in quel consesso di oppositori urlanti.

Avesse almeno fatto un miracolino piccolo, piccolo: un infartino a qualcuno, oppure un bel volo dall’alto del pinnacolo del Tempio, o qualcosa del genere, è invece… muto come un pesce!

Gesù applica un principio che aveva enunciato a suo tempo «…chi perde la propria vita la salverà…»; lo applica per sé e la sua missione. In altre parole mette tutto nella mani del Padre.

Tuttavia egli non si lascia sopraffare, ma si consegna alla sopraffazione.

E lo vediamo in due modi.

In forma concreta quando al Getzemani vengon o per arrestarlo egli li anticipa:

Mc 14, 41 «Venne la terza volta e disse loro: «Dormite ormai e riposatevi! Basta, è venuta l’ora: ecco, il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani dei peccatori. 42 Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi tradisce è vicino». 43 E subito, mentre ancora parlava, arrivò Giuda, uno dei Dodici, e con lui una folla con spade e bastoni mandata dai sommi sacerdoti, dagli scribi e dagli anziani».

E prima ancora con un simbolo reale, nell’Ultima Cena, anticipa quello che accadrà il mattino dopo.

In effetti il simbolo eucaristico della battaglia che Gesù deve compiere per prendere la sua decisione, è questo: Gesù volle essere ricordato sinteticamente e in modo permanente nel gesto di chi spezza il pane, di chi versa il vino dicendo: “questo è il mio corpo, questo è il mio sangue“, cioè il gesto di chi consegna se stesso nella figura di una consegna che è certamente attraversata dalla sopraffazione: perché il pane è spezzato e il vino versato.

In questo modo la consegna avviene già prima. Anche se l’aspetto che assume questa forma cruenta dipende dal fatto che essa è pur sempre una sopraffazione.

Dunque, qui c’è insieme il massimo dell’autonomia attraverso la consegna di sé che anticipa la sopraffazione, e nello stesso tempo, il massimo della dedizione di sé che non si modifica neppure a fronte della sopraffazione.

La sua vita non gli è stata porta via, ma è Lui che l’ha data.

Questa consegna di sé è così importante e diremmo fondamentale per Gesù che a suo riguardo dice «fate questo in memoria di me». Non vi sono altri suoi gesti ai quali è richiesta l’applicazione della memoria del discepolo: non le azioni del “profeta potente in parole ed opere“; non le guarigioni, non le cacciate dei demoni, ma solo per questa consegna è richiesto di fare memoria. In altre parole Gesù vuole essere ricordato e soprattutto riconosciuto in questo sua consegna alla sopraffazione degli oppositori: proprio quelli che pretenderebbero di difendere la ragioni di Dio.

Che la memoria debba essere applicata al simbolo reale della sua consegna, l’Eucaristia, appare chiaramente nel racconto lucano dei discepoli Emmaus Lc 24 (che non riportiamo ma raccomandiamo di leggere).

Questi due discepoli camminano per circa sette Km insieme al Risorto che non riconoscono. E Lui spiega loro come secondo le Scritture il Cristo doveva essere condannato, crocifisso e risuscitare il terzo giorno, ma essi per bene sette Km a piedi e più di un’ora di cammino non lo riconoscono. I loro occhi si apriranno solo quando a tavola Egli prenderà il Pane e lo spezzerà, cioè, l’Eucaristia è diventata il luogo del riconoscimento e della memoria di Lui.

Per tornare al tema delle prove possiamo dire che la prova alla quale è stato sottoposto Gesù ha avuto come esito la sua risurrezione dai morti. E questa è una novità che la Rivelazione ci offre. Certo, l’idea di risurrezione aveva già fatto capolino un paio di secoli prima, ma la risurrezione di Gesù costituisce un “fatto storico“.

In conclusione

La prova di Abramo ha rivelato che il nostro Dio non vuole i sacrifici dei primogeniti e degli esseri umani in generale.

La prova di Giobbe ha rivelato che le malattie e il male in generale, non sono l’esito di capricci di Dio, anzi Dio è Colui che quando interviene libera dal male: Dio è il Go’el. E Gesù ha dimostrato “storicamente” con tutti i suoi “miracoli” che quando Dio opera “l’uomo è liberato dal male“.

La prova di Gesù ha rivelato che Dio ha creato l’uomo per una vita senza fine, perché una vita che sia meno che eterna non è degna di essere vissuta.