Lettura 78 Mc 11,20 – 26 La forza della fede della preghiera e del perdono

Mc 11,20 «La mattina seguente, passando, videro il fico seccato fin dalle radici. 21 Allora Pietro, ricordatosi, gli disse: «Rabbì, guarda: il fico che hai maledetto si è seccato». 22 Gesù rispondendo disse loro: «Abbiate fede in Dio! 23 Amen vi dico: chiunque dirà a questo monte: Lèvati e gettati nel mare, e non esiterà in cuor suo, ma crede che quanto dice avviene, ciò gli sarà concesso. 24 Per questo vi dico: tutto quello che chiedete nella preghierase avete fede di averlo ottenuto, vi sarà accordato. 25 Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate, perché anche il Padre vostro che è nei cieli perdoni a voi le vostre colpe».

Siamo arrivati al terzo giorno. E sempre sulla strada tra Betania e Gerusalemme passano vicino al fico che Gesù ha maledetto il giorno prima perché non aveva frutti, come abbiamo visto due letture fa.

 In questo modo il racconto della maledizione del fico, abbraccia la cacciata dei profanatori dal Tempio. Allora il problema è il Tempio, ma ciò che deve finire non è tanto il Tempio in quanto tale, ma la sua gestione: esso deve tornare ad essere «casa di preghiera per tutte le genti» (Mc 11,17; Is 56,7) e non un centro commerciale seppure con finalità religiosa.

 Però la constatazione del fico seccato ha molto impressionato il nostro gruppo, anche se parla solo Pietro. Uno strano miracolo perché tutti i precedenti interventi di Gesù erano stati “segni di liberazione dal male” cioè guarigioni di ciechi, di zoppi, di sordi, di lebbrosi, ecc.

 Intanto Gesù propone qui uno degli ultimi insegnamenti riservati agli apostoli, come prosecuzione della sezione precedente. Un insegnamento che riguarda l’efficacia della preghiera che se fatta con fede assicura la possibilità di un miracolo ancor più paradossale di un fico seccato in poche ore: addirittura la traslazione di un monte. “Questo monte” è il monte degli Ulivi dalla cui cima si vede il Mar Morto, quello cui allude il testo perché il più vicino.

Per traslare “questo monte” occorrono tre elementi: la fede, la preghiera e il perdono. Sono elementi che partono dal cuore dell’uomo, (che per gli ebrei era la sede delle intenzioni, della coscienza, delle decisioni, funzione che noi attribuiamo al cervello).

Una preghiera senza fede non può essere accolta perché riguarda solo le labbra mentre il cuore, le intenzioni “girano” altrove. In questo caso l’uomo è diviso in se stesso.

A fronte di questo miracolo paradossale, l’attenzione si posa sul tema del perdono. Esso viene accordato da Dio a condizione che tu perdoni l’altro. Che è quanto si chiede nel Padre nostro, assente in Marco: «Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori» Mt 6,12.

Allora c’è un ribaltamento rispetto alla funzione del Tempio: un perdono di Dio donato, non a fronte dell’uccisione di animali, ma legato a preghiera e perdono dei fratelli.

 Forse ci aiuta a comprendere questa novità se teniamo presente che quando Marco redige questi testi, da poco il tempio è ridotto ad un cumulo di rovine, ma c’è un nuovo Tempio: la fraternità di coloro che hanno fede in Gesù assidui nella preghiera (At 1,14) e che perdonano tutti, anche i persecutori.