Lettura 77 Gen 22,1-19 Il tema della prova, 1a parte: Le prove di Israele
Gen 22:1 «Dopo queste cose, Dio / Elohim mise alla prova Abramo e gli disse: «Abramo, Abramo!». Rispose: «Eccomi!». 2 Riprese: «Prendi tuo figlio, il tuo unico figlio che ami, Isacco, va’ nel territorio di Moria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò».
Si può essere sconcertati nel sapere che Abramo sia stato sottoposto ad una “prova” così severa: il sacrificio dell’unico figlio, ma le prove attraversano tutta la Scrittura, Primo e Secondo Testamento.
Storicamente, però, le prime prove che incontriamo sono quelle cui è sottoposto quei Figli d’Israele liberati dalla schiavitù d’Egitto quando devono affrontare le difficoltà di un cammino nel deserto. Ne abbiamo trattato nel libro di Esodo alle letture 35 e seguenti.
Ora, la parola “prova” ci porta subito a pensare che Dio voglia “provare” la fede di questi ex schiavi, però se essi non hanno ancora guadagnato la fede in JHWH, allora è Dio che viene messo alla prova.
Mi posso “fidare” di una persona se in passato mi ha dato “prova” di essere affidabile. Si pensi ad esempio la scelta del medico di famiglia o di un artigiano che venga a farti lavori in casa: non prendi il primo che capita.
Nei testi che proponiamo sembra che Dio accetti di buon grado di essere “provato”. Anzi Egli fornisce molte prove, appunto perché la fede sia fondata su fatti concreti e non sia qualcosa che ti colpisce come l’ulcera o il Covid.
Purtroppo le nostre traduzioni usano”provare” quando l’azione è esercitata da Dio e “tentare” quando è il popolo che intende “provare” Dio, ma l’ebraico ha un solo verbo: “nasah” e quindi costringe ogni volta a riflettere quale dei due partner, Dio o il popolo, venga “provato”. Una frase in terza persona come “lo condusse nel deserto e lì fu nasah” non riusciamo, in prima battuta, a riconoscere chi prova e chi è provato.
La prova della sete
Appena attraversato miracolosamente il Mar Rosso, e avere fatto festa per la liberazione ottenuta con il “Cantico di Maria”, questo gruppo di ex schiavi, incontra il problema della sete.
Es 15,22 «Mosè fece levare l’accampamento di Israele dal Mare Rosso ed essi avanzarono verso il deserto di Sur. Camminarono tre giorni nel deserto e non trovarono acqua. 23 Arrivarono a Mara, ma non potevano bere le acque di Mara, perché erano amare. Per questo erano state chiamate Mara. 24 Allora il popolo mormorò contro Mosè: «Che berremo?». 25 Egli invocò JHWH, il quale gli indicò un legno. Lo gettò nell’acqua e l’acqua divenne dolce. In quel luogo JHWH impose al popolo una legge e un diritto; in quel luogo lo mise alla prova /nasah. 26 Disse: «Se tu ascolterai la voce di JHWH tuo Dio e farai ciò che è retto ai suoi occhi, se tu presterai orecchio ai suoi ordini e osserverai tutte le sue leggi, io non t’infliggerò nessuna delle infermità che ho inflitte agli Egiziani, perché io sono JHWH, colui che ti guarisce!». 27 Poi arrivarono a Elim, dove sono dodici sorgenti di acqua e settanta palme. Qui si accamparono presso l’acqua».
La prova della fame: la manna e le quaglie
Circa un mese dopo riprendono le lamentele perché il pane scarseggiava.
Es 16, 1 «Levarono l’accampamento da Elim e tutta la comunità degli Israeliti arrivò al deserto di Sin, che si trova tra Elim e il Sinai, il quindici del secondo mese dopo la loro uscita dal paese d’Egitto.
2 Nel deserto tutta la comunità degli Israeliti mormorò contro Mosè e contro Aronne. 3 Gli Israeliti dissero loro: «Fossimo morti per mano di JHWH nel paese d’Egitto, quando eravamo seduti presso la pentola della carne, mangiando pane a sazietà! Invece ci avete fatti uscire in questo deserto per far morire di fame tutta questa moltitudine».
Osserviamo che questa gente appena liberata dalla schiavitù rimpiange il cibo amaro che mangiavano sotto la frusta degli aguzzini e pretendono addirittura di avere non del cibo per andare avanti, ma anche il tipo, la carne. Un lamento che dissimula una pretesa: se tu sei Dio allora fami avere questo e quest’altro, vale a dire un modo per “provare /nasah” Dio stesso. E proseguendo:
Es 16,4 «Allora JHWH disse a Mosè: «Ecco, io sto per far piovere pane dal cielo per voi: il popolo uscirà a raccoglierne ogni giorno la razione di un giorno, perché io lo metta alla prova, per vedere se cammina secondo la mia legge o no.[…] 5 Ma il sesto giorno, quando prepareranno quello che dovranno portare a casa, sarà il doppio di ciò che raccoglieranno ogni altro giorno». […]
8 Mosè disse: «Quando JHWH vi darà alla sera la carne da mangiare e alla mattina il pane a sazietà, sarà perché JHWH ha inteso le mormorazioni, con le quali mormorate contro di Lui. Noi infatti che cosa siamo? Non contro di noi vanno le vostre mormorazioni, ma contro JHWH». […] 13 Ora alla sera le quaglie salirono e coprirono l’accampamento; al mattino vi era uno strato di rugiada intorno all’accampamento. 14 Poi lo strato di rugiada svanì ed ecco sulla superficie del deserto vi era una cosa minuta e granulosa, minuta come è la brina sulla terra. 15 Gli Israeliti la videro e si dissero l’un l’altro: «Man hu: che cos’è?», perché non sapevano che cosa fosse. Mosè disse loro: «È il pane che JHWH vi ha dato in cibo. […] 31 La casa d’Israele la chiamò manna. Era simile al seme del coriandolo e bianca; aveva il sapore di una focaccia con miele».
Ancora la prova della sete
Poco più avanti si ripete la stessa cosa con una differenza sostanziale: A Mara l’acqua c’era, ma non era potabile, qui l’acqua manca del tutto.
Es 17,1 «Tutta la comunità degli Israeliti levò l’accampamento dal deserto di Sin, secondo l’ordine che JHWH dava di tappa in tappa, e si accampò a Refidim. Ma non c’era acqua da bere per il popolo. 2 Il popolo protestò contro Mosè: «Dateci acqua da bere!». Mosè disse loro: «Perché protestate con me? Perché mettete alla prova / nasah JHWH?». 3 In quel luogo dunque il popolo soffriva la sete per mancanza di acqua; il popolo mormorò contro Mosè e disse: «Perché ci hai fatti uscire dall’Egitto per far morire di sete noi, i nostri figli e il nostro bestiame?». 4 Allora Mosè invocò l’aiuto di JHWH, dicendo: «Che farò io per questo popolo? Ancora un poco e mi lapideranno!». 5 JHWH disse a Mosè: «Passa davanti al popolo e prendi con te alcuni anziani di Israele. Prendi in mano il bastone con cui hai percosso il Nilo, e va’! 6 Ecco, io starò davanti a te sulla roccia, sull’Oreb; tu batterai sulla roccia: ne uscirà acqua e il popolo berrà». Mosè così fece sotto gli occhi degli anziani d’Israele. 7 Si chiamò quel luogo Massa e Meriba, a causa della protesta degli Israeliti e perché misero alla prova / nasah JHWH, dicendo: «JHWH è in mezzo a noi sì o no?».
È importante rilevare che il popolo è talmente arrabbiato che minaccia di lapidare Mosè, ma in realtà la sfida è diretta a Dio che li ha liberati e condotti sin qui al seguito della Nube di giorno e la Colonna di Fuoco durante la notte. Una sfida che Dio sembra accettare di buon grado, ma questa volta la sua azione avviene alla presenza di testimoni, gli anziani d’Israele.
In verità, dobbiamo dire che il tema delle prove (nasah), delle mormorazioni verso Dio, non riguarda tanto questi fuggiaschi nel deserto, ma l’Israele di sempre: un popolo sempre in bilico tra la fedeltà al suo Dio e l’imitazione degli usi cananei. I vari redattori non hanno esitato a proiettare le “loro” mormorazioni su questi fuggiaschi perché le “prove” (nasah) di questi servissero da esempio ai loro contemporanei. Però anche noi ci siamo dentro fino al collo.
Tutto questo è riassunto sinteticamente dal Deuteronomio (Seconda Legge) un libro che riflette su tutta la vicenda del rapporto tra Israele e il suo Dio, in uno dei discorsi messi in bocca a Mosè:
Dt 8,2 «Ricordati di tutto il cammino che JHWH tuo Dio ti ha fatto percorrere in questi quarant’anni nel deserto, per umiliarti e metterti alla prova /nasah, per sapere quello che avevi nel cuore e se tu avresti osservato o no i suoi comandi. 3 Egli dunque ti ha umiliato, ti ha fatto provare la fame, poi ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto, per farti capire che l’uomo non vive soltanto di pane, ma che l’uomo vive di quanto esce dalla bocca di JHWH. 4 Il tuo vestito non ti si è logorato addosso e il tuo piede non si è gonfiato durante questi quarant’anni. 5 Riconosci dunque in cuor tuo che, come un uomo corregge il figlio, così JHWH tuo Dio corregge te».
La rilettura di tutto quel cammino consente a questo redattore di mostrare come tutte le prove alle quali Dio ha sottoposto il suo popolo altro non erano che strumenti utili a farlo passare dalla schiavitù alla responsabilità della libertà.
Adesso dobbiamo tornare ad Abramo e alla sua prova. E subito rileviamo una differenza sostanziale.
Questi ebrei fuggiaschi avevano fatto esperienza di tutti gli interventi fatti da Dio per liberarli da Faraone: le dieci piaghe d’Egitto, la strage dei primogeniti egizi, uomini e animali e il miracoloso attraversamento del Mar Rosso con la strage dell’esercito che li inseguiva.
Al contrario Abramo non aveva assistito ad alcun intervento prodigioso da parte di Dio tranne la distruzione di Sodoma e Gomorra, la nascita di Isacco quando era ormai centenario, che adesso gli viene chiesto sia immolato.
Abramo risponde senza esitazione «si alzò di buon mattino» e poi «camminò per tre giorni fino al monte Moria».
Quella una fede interessata, questa una fede pura.
Nel nostro percorso ci siamo resi conto che Abramo era continuamente in ricerca di questo Dio sconosciuto che gli aveva parlato; quando arrivava da qualche parte costruiva un altare e offriva sacrifici. Lo abbiamo visto al c 18 quando arrivano i tre personaggi misteriosi e subito si è dato da fare per ospitarli perché aveva intuito qualcosa di soprannaturale.
La sua fede mirava alla relazione, a stabilire un legame con questo “strano” Dio.
Invece la fede di questi “figli d’Israele” liberati era basata esclusivamente sul cibo, sulla vita facile. Esattamente come quei galilei che dopo avere mangiato gratis il pane moltiplicato da Gesù volevano farlo re… capirai un re che dà da mangiare tutti i giorni a ufo! Una fede da sciacalli!
Forse è per questo che ci sono periodi nella vita dei credenti un cui Dio non parla, non dice più nulla; quello che i mistici chiamano “la notte oscura della fede“.
Lì viene alla luce la vera fede.
Lì c’è la “prova” della fede.
Come quella di Abramo che va sul monte a sacrificare l’unico figlio e pensa o spera: «Sul monte il Signore provvede».