Lettura 73 Mc 10,46-52 Il cieco di Gerico
Mc 10,46 «E giunsero a Gerico. E mentre usciva da Gerico insieme ai discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, un mendicante cieco sedeva lungo la strada. 47 E udendo che c’era Gesù il Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!». 48 Molti lo sgridavano perché tacesse, ma egli gridava più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!».
49 Allora Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». E chiamarono il cieco dicendogli: «Coraggio! Alzati, ti chiama!». 50 Egli, gettato via il mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. 51 Allora Gesù gli disse: «Che vuoi che io ti faccia?». E il cieco a lui: «Rabbunì, che io riabbia la vista!». 52 E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito riacquistò la vista e prese a seguirlo per la strada».
L’istruzione degli apostoli, oggetto di questa sezione non pare abbia avuto grande successo. Essi avrebbero dovuto comprendere come intendesse Gesù l’attualizzazione della sua messianicità, ma le loro precomprensioni e le loro prospettive, hanno sempre avuto il sopravvento. Anche quando Gesù ha definito fino nei dettagli, quale sarebbe stato l’esito finale del suo percorso, non appare alcuno sforzo per cercare di comprendere e di capirlo.
Tra l’altro alcuni di loro erano stati testimoni del risuscitamento della figlia di Giairo (5,21ss) e della Trasfigurazione di Gesù sul monte (9,2) per cui disponevano di elementi aggiuntivi per comprendere meglio l’autorevolezza delle sue previsioni.
Dal punto di vista pratico il problema era quello della sequela e più precisamente, del tipo di sequela. Una sequela destinata ad accogliere il veniente Regno dei cieli che richiede di diventare come bambini (10,13 ss), cioè affidarsi completamente a Gesù.Tutto questo esige di rimuovere tutti gli ostacoli (scandali) che impediscono, ancora una volta, di seguire fino in fondo il Maestro.
Tipica e simbolica, resta la figura di “quel tale” che aveva già tutti i numeri per andare dietro al Maestro, ma all’ultimo ha dovuto tirarsi indietro “perché aveva molti beni” (10,17-ss).
In questo senso tutta la sezione sarebbe contrassegnata dal fallimento se non venisse chiusa dalla figura di Bartimeo, che, tra l’altro, insieme alla figlia di Giairo sono gli unici guariti e “salvati” dei quali viene tramandato il nome.
Nella sua sinteticità anche questa di Bartimeo, è figura simbolica che presenta ancora una volta la forma della “fede che salva”.
Allora dobbiamo cercare di scoprire in cosa consiste la fede di questo cieco.
Per quel tempo certe malattie erano conseguenza di gravi peccati commessi magari anche dai genitori (vedi Gv 9), quindi costui era considerato un maledetto da Dio, anche perché non poteva leggere la Scrittura.
v47 È il primo in tutto il Vangelo in cui Gesù è chiamato con il suo nome: «Gesù figlio di David»; prima di lui soltanto i demoni ne proclamavano l’identità.
E bisognerebbe riflettere sull’importanza del nome.
Bartimeo non prega Gesù, ma grida. La Bibbia è piena di preghiere che diventano “grido”. Forse perché Dio non ha bisogno di parole per conoscere quello di cui le sue creature hanno bisogno.
Il salmo che si recita nelle liturgie dei defunti inizia con:
Sal 130 «Dal profondo a Te grido JHWH / JHWH ascolta la mia preghiera».
All’inizio del libro di Esodo, il primo libro della Bibbia, che descrive la situazione degli ebrei in Egitto, troviamo questo passaggio:
Es 2,23 «Nel lungo corso di quegli anni, il re d’Egitto morì. Gli Israeliti gemettero per la loro schiavitù, alzarono grida di lamento e il loro grido dalla schiavitù salì a Dio».
Nella rivelazione a Mosè presso il roveto ardente, Dio ad un certo punto gli dice:
Es 3,7 «JHWH disse: “Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a causa dei suoi sorveglianti; conosco infatti le sue sofferenze. Sono sceso per liberarlo dalla mano dell’Egitto e farlo uscire…» (Vedi Esodo, Lettura 13- ss).
In Mc 15, 37 c’è un altro grido, quello del Crocifisso rivolto al Padre, un grido che riassume in sé tutte le grida e tutti i lamenti che gli uomini hanno rivolto al cielo nel corso della storia. È il grido escatologico che troverà la sua risposta il mattino Pasqua.
Tornando al nostro brano: anche Gesù risponde al grido di Bartimeo mandandolo a chiamare. Se il termine non profumasse troppo di incenso, potremmo parlare di “vocazione”.
La risposta del cieco è in un gesto che a noi non dice più nulla, ma per quel tempo e quella cultura, ha un significato molto, molto profondo. Troviamo un primo accenno al tema del mantello già in Esodo, quando sul Sinai viene data la Legge a Mosè, ma poi l’argomento è ripreso e approfondito in altri libri biblici, ad esempio Dt 24,12:
Es 22,25 «Se prendi in pegno il mantello del tuo prossimo, glielo renderai al tramonto del sole, 26 perché è la sua sola coperta, è il mantello per la sua pelle; come potrebbe coprirsi dormendo? Altrimenti, quando invocherà da me l’aiuto, io ascolterò il suo grido, perché io sono pietoso».
Si comprende bene che il mantello è come fosse la “casa” per il povero.
Ora questo nostro mendicante getta via il mantello, cioè la sua casa, la sua sicurezza, l’unico strumento che proteggeva la sua vita e balza in piedi verso Gesù. Per lui la vita di prima o meglio, la vita senza Gesù non ha più senso.
E così Gesù riconosce in lui la “fede che salva“.
Una fede così profonda che, mentre prima stava seduto al bordo della strada, ora, in piedi, cammina nel mezzo, dietro a Gesù.
È la sequela senza condizioni.
Tra lui è Gesù non c’è più alcun ostacolo.
La sua vita è interamente affidata a Gesù Nazareno Figlio di David.
Questo cieco è l’unico che ha messo in opera tutti gli insegnamenti impartiti da Gesù in questa sezione circa la sequela.
E i discepoli?
E noi?