Lettura 72 Mc 10,35-45 La richiesta di Giacomo e Giovanni

Mc 10,35 «E gli si avvicinarono Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, noi vogliamo che tu ci faccia quello che ti chiederemo». 36 Egli disse loro: «Cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: 37 «Dacci di sedere nella tua gloria uno alla tua destra e uno alla tua sinistra». 38 Ma Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che domandate. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati con il battesimo con cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». 39 E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo anche voi lo berrete, e il battesimo che io ricevo anche voi lo riceverete. 40 Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me darlo, ma è per coloro per i quali è stato preparato».
41 All’udire questo, gli altri dieci si sdegnarono contro Giacomo e Giovanni. 42 Allora Gesù, chiamatili a sé, disse loro: «Voi sapete che coloro che sono ritenuti capi delle nazioni le tiranneggiano, e i loro grandi fanno sentire il potere su di esse. 43 Fra voi però non è così; ma chi vuol essere grande tra voi si farà vostro servitore, 44 e chi vuol essere il primo tra voi sarà il servo di tutti, 45 perché anche il Figlio dell’uomo non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

La prima cosa che passa per la mente è che la richiesta dei figli di Zebedeo sia una mossa intelligente messa in atto per superare il clima di paura che accompagnava tutto il gruppo nel salire da Gerico a Gerusalemme, aggravato ulteriormente dopo lo sconcertante terzo annuncio della passione da parte di Gesù.
Però non è assolutamente questa l’intenzione di Marco.

Abbiamo già visto come dopo gli altri due annunci della passione la risposta dei discepoli sia sempre stata incoerente.

Dopo il primo annuncio in 8,32 «Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverare Gesù...». La reazione di Gesù è alquanto violenta perché Pietro ragiona secondo gli uomini e non secondo Dio E infatti gli dice: «Va’ via dietro me Satana!… (Lettura 59).
Viene così aperta la sezione corrente che abbiamo intitolato: “Insegnamento sul Messia sofferente” che è tutt’uno con il tema della sequela. Infatti proprio all’inizio abbiamo Pietro che invece di “seguire” il Maestro pretenderebbe precederlo.

Durante e dopo il secondo annuncio della passione di 9,32 gli apostoli sono impegnati a discutere che di loro sia il primo, cioè un problema di carriera. La sequela è ancora messa a lato.
Abbiamo anche incontrato l’episodio di “un tale” incapace di attuare la sequela perché possedeva molti beni, 10,17-ss, Lettura 69.

Anche in questo nostro brano la carriera è diventata così importante da diventare oggetto di raccomandazione.
La reazione di Gesù alla domanda dei due ci lascia sorpresi perché Egli non la considera impertinente, ma ne modifica il senso. Quelli pensavano a dei posti privilegiati in un regno terreno, Gesù pensa ad un altro Regno e il privilegio, se così si può chiamare, sarà quello di condividere la sua sorte… ma essi ancora non ne capiscono il senso.
Poi, però, Giacomo sarà il primo apostolo a dare la sua vita per il suo Maestro, come narra il libro di Atti:

At 12:1 «In quel tempo il re Erode cominciò a perseguitare alcuni membri della Chiesa 2 e fece uccidere di spada Giacomo, fratello di Giovanni».

Giovanni invece non risulta sia stato martirizzato, ma più volte ha subito varie forme di tortura, di cui quella tradizionalmente più diffusa è l’immersione in una pentola di olio bollente, dalla quale uscì senza danni. 

La stessa richiesta del v 35 «che tu ci faccia quello che ti chiederemo» va in direzione esattamente opposta alla seconda domanda del “Padre nostro”, l’unica preghiera che Gesù ci ha insegnato: «Sia fatta la Tua volontà». Certo, l’essere umano nella sua debolezza è sempre nel bisogno e Dio viene incontro al bisogno delle sue creature, ma in questo caso si tratta di un bisogno superfluo, un bisogno di fare carriera, appunto. Tanto che gli altri apostoli si arrabbiano e riparte la stessa discussione presente durante e dopo il secondo annuncio della passione. Insomma volere prevalere sugli altri e poterli comandare secondo i propri criteri ha sempre una grande attrattiva. Ieri come oggi.

Così, ancora una volta, per ribaltare la tematica Gesù deve porsi come modello: il Figlio dell’Uomo che serve gli uomini. Il Creatore che serve le sue creature.
In definitiva, il tema della sequela, è il ritornello che ha attraversato tutta la sezione, ma non pare che nessun interlocutore sia stato in grado di coglierlo, apostoli in primis.
Forse Marco ci vuole segnalare che la vera sequela è un obiettivo molto impegnativo da raggiungere.