Lettura 7 Mc 1,2-3 Il proemio di Giovanni, prima parte
Mc 1,2 Come è scritto nel profeta Isaia:
Ecco, io mando il mio messaggero davanti a te, egli ti preparerà la strada.
3 Voce di uno che grida nel deserto: preparate la strada del Signore, / raddrizzate i suoi sentieri,
Se ci limitassimo ai versetti iniziali così come sono potremmo ritenere che essi alludano a problemi viabilistici o a semplici indicazioni simboliche.
Ma la notazione “come è scritto” è il modo in cui a qui tempi citavano le Scritture; non potevano riportare la numerazione dei versetti perché non era ancora stata inventata. E poiché conoscevano gran parte degli scritti a memoria, bastava la citazione del versetto iniziale per richiamare alla mente tutto il brano corrispondente.
Ora questi brani vengono attribuiti ad Isaia perché era ritenuto il profeta più importante, ma in verità essi dovrebbero essere riportati come segue:
Es 23,20 «Ecco, io mando un angelo davanti a te per custodirti sul cammino e per farti entrare nel luogo che ho preparato».
Ml 3,1 «Ecco io manderò un mio messaggero / a preparare la via davanti a me / e subito entrerà nel suo tempio / il Signore che voi cercate».
Is 40,3 « Una voce grida: nel deserto / preparate [voi] la via al Signore / appianate la steppa / la strada per in nostro Dio».
Cerchiamo di commentarli brevemente.
Nel libro di Esodo viene menzionato due volte l’angelo che guida il cammino di Israele verso la Terra.
Una prima volta al monte Sinai, quando viene consegnata a Mosè la Torah, la Legge. Una seconda volta dopo l’episodio del vitello d’oro e l’intercessione di Mosè che riesce a convincere Dio a non abbandonare il popolo al suo destino. Però la seconda volta l’angelo è collegato alla venuta di Dio e ad un procedimento di separazione e purificazione. C’è in gioco una guida e nello stesso tempo un giudizio.
Es 32,34 «Ora va’, conduci il popolo là dove io ti ho detto. Ecco il mio angelo ti precederà; ma nel giorno della mia visita li punirò per il loro peccato».
Il secondo testo, del profeta Malachia, è grosso modo sulla stessa lunghezza d’onda:
Mal 3:1 «Ecco, io manderò un mio messaggero a preparare la via davanti a me e subito entrerà nel suo tempio il Signore, che voi cercate; l’angelo dell’alleanza, che voi sospirate, ecco viene, dice il JHWH degli eserciti. 2 Chi sopporterà il giorno della sua venuta? Chi resisterà al suo apparire? Egli è come il fuoco del fonditore e come la lisciva dei lavandai. 3 Siederà per fondere e purificare; purificherà i figli di Levi, li affinerà come oro e argento, perché possano offrire al Signore un’oblazione secondo giustizia. 4 Allora l’offerta di Giuda e di Gerusalemme sarà gradita al Signore come nei giorni antichi, come negli anni lontani. 5 Io mi accosterò a voi per il giudizio e sarò un testimone pronto contro gli incantatori, contro gli adùlteri, contro gli spergiuri, contro chi froda il salario all’operaio, contro gli oppressori della vedova e dell’orfano e contro chi fa torto al forestiero. Costoro non mi temono, dice JHWH degli eserciti».
Anche in questo caso è in gioco un giudizio a riguardo del rispetto dell’Alleanza.
D’altra parte la “teologia del giudizio” di Dio è comune a tutti gli antichi profeti. Essi constatando come il popolo è tende sempre ad allontanarsi da JHWH per inseguire nuovi idoli e nuove dipendenze… e non avevano ancora smartphone, televisione, droghe, ecc… La fedeltà del popolo al suo Dio che lo ha liberato dalla schiavitù d’Egitto è sempre precaria e i richiami dei profeti che Dio invia loro, non producono risultati apprezzabile.
Israele va per strade che non sono quelle di JHWH. Allora l’incontro tra Dio e Israele potrà avvenire solo nel giorno del giudizio quando Dio verrà con potenza e farà giustizia: eliminerà i malvagi e lascerà o un “piccolo resto” fedele all’Alleanza.
La stessa teologia è presente nel testo del Deuteroisaia, un profeta della scuola di Isaia vissuto a cavallo della liberazione dall’esilio babilonese. Potremmo essere intorno al 500 a. C. Questo profeta ha il compito di incoraggiare gli esiliati a stabilirsi in Giudea. Dobbiamo ricordare che i deportati, (intorno al 480 a. C.) sono vissuti per 70 anni nella città più ricca e importante di quel tempo, con grandi palazzi, giardini, templi bellissimi, ecc.
Quando essi ritornano a Gerusalemme trovano la città diventata un cumulo di macerie, le mura di cinta demolite, il tempio, così decantato dai padri, ridotto ad un cumulo di rovine, le proprietà di famiglia in possesso di estranei, tanto che molti ripresero la via del ritorno a Babilonia.
L’incoraggiamento di Isaia qui riportato contiene anche il motivo della distruzione e deportazione.
Is 40:1 «Consolate, consolate il mio popolo, / dice il vostro Dio.
2 Parlate al cuore di Gerusalemme / e gridatele / che è finita la sua schiavitù, / è stata scontata la sua iniquità, / perché ha ricevuto dalla mano del Signore / doppio castigo per tutti i suoi peccati».
3 Una voce grida: / «Nel deserto preparate / la via al Signore, / appianate nella steppa /
la strada per il nostro Dio. / 4 Ogni valle sia colmata, / ogni monte e colle siano abbassati;
il terreno accidentato si trasformi in piano / e quello scosceso in pianura.
5 Allora si rivelerà la gloria del Signore / e ogni uomo la vedrà, / poiché la bocca del Signore ha parlato».
6 Una voce dice: «Grida» / e io rispondo: «Che dovrò gridare?».
Ogni uomo è come l’erba / e tutta la sua gloria è come un fiore del campo.
7 Secca l’erba, il fiore appassisce / quando il soffio del Signore spira su di essi.
8 Secca l’erba, appassisce il fiore, / ma la parola del nostro Dio dura sempre.
Veramente il popolo è come l’erba.
9 Sali su un alto monte, / tu che rechi liete notizie in Sion; / alza la voce con forza,
tu che rechi liete notizie in Gerusalemme. / Alza la voce, non temere; /
annunzia alle città di Giuda: «Ecco il vostro Dio!
10 Ecco, il Signore Dio viene con potenza, / con il braccio egli detiene il dominio.
Ecco, egli ha con sé il premio / e i suoi trofei lo precedono.
11 Come un pastore egli fa pascolare il gregge / e con il suo braccio lo raduna;
porta gli agnellini sul seno / e conduce pian piano le pecore madri».
Però Dio ha voltato pagina adesso mostra tutta la sua tenerezza attraverso l’immagine del camminare nel deserto in mezzo al suo popolo oltre a quella intrisa di tenerezza, del pastore che porta in braccio gli agnellini non ancora capaci di stare dietro al gregge.
Se è così possiamo dire che Marco riporta questi brani per dire chi è Giovanni il battezzatore. Egli è un grande personaggio di transizione e rottura.
Di transizione perché è ancora legato a vecchi schemi, di rottura perché annuncia il nuovo che intuisce ma ancora non conosce.
Egli appartiene ancora in pieno alla vecchia economia e non conosce la nuova perché sarà un economia religiosa mai apparsa sulla faccia del pianeta.
Lo si potrà notare nella differenza tra la sua predicazione e quella di Gesù.
Potremmo sintetizzarla così: Giovanni ritiene che bisogna convertirsi perché arrivi il Messia.
Ma quando questi arriva non disdegna di frequentare proprio i peccatori… perché adesso sì, possono convertirsi.
Detto sinteticamente con altro linguaggio:
Per Giovanni la conversione precede il Regno, per Gesù il Regno precede la conversione.